Guglielmo Marconi troppo “fascista” per Cardiff: nuova idiota frontiera della cancel culture

Succede a Cardiff, dove il comune ha deciso di sospendere la costruzione del monumento dedicato all’inventore della radio. Tutta “colpa” della vicinanza ideologica del geniale inventore a Benito Mussolini. Premio Nobel per la Fisica nel 1909, universalmente riconosciuto come il padre della radio, Marconi non avrebbe, insomma, diritto a una statua a Cardiff. Ed è un peccato considerato che proprio lì giunse nel 1897 per condurre esperimenti rimasti nella storia. Lo scienziato trasmise infatti dal mare del Galles messaggi radio tra l’isola di Flat Holm e la località di Lavernock. Da qui l’idea di dedicargli una scultura, a forma di radio, con il suo nome in calce. Ma, secondo quanto riporta Repubblica, non se ne farà niente: “I piani sono destinati a essere abbandonati”. Un portavoce del comune di Cardiff ha dichiarato che “l’idea è oggetto di un’inchiesta”, perché “se questo posto è famoso per la prima radiocomunicazione in mare aperto, allo stesso tempo molti non sanno i rapporti dello scienziato con il Partito fascista italiano e Mussolini”. Per i laburisti gallesi, inoltre, ad essere particolarmente controverso sarebbe il “sostegno di Marconi al partito fascista” e “all’invasione dell’Etiopia”. “Rivendico l’onore di essere stato in radiotelegrafia il primo fascista, il primo a riconoscere l’utilità di riunire in fascio i raggi elettrici, come Mussolini ha riconosciuto per primo in campo politico la necessità di riunire in fascio le energie sane del Paese per la maggiore grandezza d’Italia”, dichiarò Marconi nel 1923. Un’adesione, almeno ideale, dunque vi fu. E nessuno lo nega, né lo ha mai negato. Ma siccome gli esseri umani sono dotati di più dimensioni di una statua, è anche vero che il genio bolognese si dimostrò più volte fermamente contrario alla discesa guerra, cercando nel concreto (e fino ad un giorno prima della sua morte) di parlare col Duce per dissuaderlo. Non è tanto quindi l’affiliazione ideologica dell’inventore che dovrebbe essere rispettata dai gallesi, quanto il fatto che, per usare un termine anglosassone, egli fosse larger than life: ben più che un “semplice” fascista. E potremmo anche fregarcene di cosa accade in Galles, tutto sommato, ma il problema è che già nel 2021 la figura di Marconi venne vilipesa al Pincio, a Roma, dove il suo busto venne imbrattato con vernice colorata dal gruppo Creare è Distruggere. E con ragioni del tutto affini a quelle del comune di Cardiff. “È possibile accettare di venerare personaggi che hanno fatto del fascismo una mentalità, senza ripensamenti? Con le sue invenzioni Marconi fu l’iniziatore di una delle mutazioni più pericolose e devastanti per il mondo contemporaneo. Portandoci a tutto questo”, scrissero sui social i responsabili dell’atto vandalico. Ignorando, forse, che lo stesso scienziato si domandò, a proposito delle sue invenzioni: “Ho fatto del bene al mondo o ho aggiunto una minaccia?”. Le riflessioni dell’inventore italiano confermano quanto detto: era più attuale lui di chi oggi lo vuole cancellare. Pratica che cozza con l’idea stessa del progresso, visto che la damnatio memoriae applicata alle statue è roba da faraoni egizi. Non ci resta che invidiare chi ha vissuto ai tempi di Marconi, quando il futuro sembrava ancora pieno di sorprese, consapevoli una volta di più di essere solo nani sulle spalle dei giganti.

Succede a Cardiff, dove il comune ha deciso di sospendere la costruzione del monumento dedicato all’inventore della radio. Tutta “colpa” della vicinanza ideologica del geniale inventore a Benito Mussolini. Premio Nobel per la Fisica nel 1909, universalmente riconosciuto come il padre della radio, Marconi non avrebbe, insomma, diritto a una statua a Cardiff. Ed è un peccato considerato che proprio lì giunse nel 1897 per condurre esperimenti rimasti nella storia. Lo scienziato trasmise infatti dal mare del Galles messaggi radio tra l’isola di Flat Holm e la località di Lavernock. Da qui l’idea di dedicargli una scultura, a forma di radio, con il suo nome in calce. Ma, secondo quanto riporta Repubblica, non se ne farà niente: “I piani sono destinati a essere abbandonati”. Un portavoce del comune di Cardiff ha dichiarato che “l’idea è oggetto di un’inchiesta”, perché “se questo posto è famoso per la prima radiocomunicazione in mare aperto, allo stesso tempo molti non sanno i rapporti dello scienziato con il Partito fascista italiano e Mussolini”. Per i laburisti gallesi, inoltre, ad essere particolarmente controverso sarebbe il “sostegno di Marconi al partito fascista” e “all’invasione dell’Etiopia”. “Rivendico l’onore di essere stato in radiotelegrafia il primo fascista, il primo a riconoscere l’utilità di riunire in fascio i raggi elettrici, come Mussolini ha riconosciuto per primo in campo politico la necessità di riunire in fascio le energie sane del Paese per la maggiore grandezza d’Italia”, dichiarò Marconi nel 1923. Un’adesione, almeno ideale, dunque vi fu. E nessuno lo nega, né lo ha mai negato. Ma siccome gli esseri umani sono dotati di più dimensioni di una statua, è anche vero che il genio bolognese si dimostrò più volte fermamente contrario alla discesa guerra, cercando nel concreto (e fino ad un giorno prima della sua morte) di parlare col Duce per dissuaderlo. Non è tanto quindi l’affiliazione ideologica dell’inventore che dovrebbe essere rispettata dai gallesi, quanto il fatto che, per usare un termine anglosassone, egli fosse larger than life: ben più che un “semplice” fascista. E potremmo anche fregarcene di cosa accade in Galles, tutto sommato, ma il problema è che già nel 2021 la figura di Marconi venne vilipesa al Pincio, a Roma, dove il suo busto venne imbrattato con vernice colorata dal gruppo Creare è Distruggere. E con ragioni del tutto affini a quelle del comune di Cardiff. “È possibile accettare di venerare personaggi che hanno fatto del fascismo una mentalità, senza ripensamenti? Con le sue invenzioni Marconi fu l’iniziatore di una delle mutazioni più pericolose e devastanti per il mondo contemporaneo. Portandoci a tutto questo”, scrissero sui social i responsabili dell’atto vandalico. Ignorando, forse, che lo stesso scienziato si domandò, a proposito delle sue invenzioni: “Ho fatto del bene al mondo o ho aggiunto una minaccia?”. Le riflessioni dell’inventore italiano confermano quanto detto: era più attuale lui di chi oggi lo vuole cancellare. Pratica che cozza con l’idea stessa del progresso, visto che la damnatio memoriae applicata alle statue è roba da faraoni egizi. Non ci resta che invidiare chi ha vissuto ai tempi di Marconi, quando il futuro sembrava ancora pieno di sorprese, consapevoli una volta di più di essere solo nani sulle spalle dei giganti.

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