Hobby Lobby: missione Schengen

L’interesse del Qatar sull’Europa parte da lontano. Stesso discorso vale per le relazioni con chi dovrebbe rappresentare il nostro continente nel più grande serbatoio di idrocarburi del pianeta. A dirlo gli stessi parlamentari della perla del Golfo Persico, in un incontro, avvenuto lo scorso marzo e a cui presi parte come inviato del quotidiano “Il Giornale”.

La richiesta della Shura: superare Schengen

In una conversazione con una delegazione congiunta di Camera e Senato, gli esponenti della Shura, l’assemblea legislativa di Doha, chiesero all’Italia una mano per quanto riguarda il superamento di Schengen. Gli uomini in “thobe” dissero chiaramente alla nostra politica: “Servono delle misure che possono aiutarci, a partire dallo spazio continentale di circolazione delle merci, che così com’è, crea non pochi problemi a chi vuole investire”. Furono gli stessi eletti e nominati dalla nobilità qatarina ad aver rivelato ai nostri portavoce l’avvio di diverse iniziative con alcuni eurodeputati per superare quel trattato base dell’Ue e di aver bisogno di un ulteriore sostegno da parte della politica nazionale, affinché nei palazzi romani si potesse istituire una commissione in grado di occuparsi esclusivamente delle questioni tanto care ai padroni del petrolio. In quella conversazione, venne spiegato ai nostri onorevoli la necessità di andare oltre lo storico visto continentale, che si sarebbe tradotto in risorse per l’Europa. Snellire un apparato burocratico complesso, secondo gli organizzatori dei mondiali, significa sviluppo e ripresa. In quel vertice, ad esempio, venne fatto più di un semplice riferimento alla moda, dove grazie all’innamoramento della moglie dell’emiro per “Valentino” si sono realizzate importanti operazioni commerciali. I sette parlamentari (sei del Movimento 5 Stelle e uno di Forza Italia), sentendosi impotenti rispetto a tali pretese, dissero di non potersi accollare una causa così grande, ma allo stesso tempo presero l’impegno di riportare il problema a chi di dovere. Ciò venne ribadito anche nel corso di una conferenza stampa, tenutasi nell’hotel Four Seasons e trasmessa in diretta su Al Jazeera. Da quel momento in poi, le pressioni sembra siano andate avanti, anche se senza alcun esponente politico di quella delegazione. La stessa macchina che organizzò la missione primaverile, si è attivata per altri confronti, che poi effettivamente si sono realizzati nei mesi precedenti all’evento calcistico più importante del pianeta, questa volta con onorevoli provenienti da tutto il continente.

Un costume diffuso

I senatori e i deputati, coinvolti nella delegazione a cui facciamo riferimento, certamente, non hanno nulla a che vedere con i fatti di corruzione degli ultimi giorni. Stiamo parlando di persone oneste, il cui unico interesse era quello di capire qualcosa in più sui tanto discussi diritti umani. Quest’incontro, però, è fondamentale per comprendere come l’interesse del Qatar per Schengen, esisteva già prima che la piccola realtà mediorientale finisse sotto i riflettori dei network per l’organizzazione di eventi internazionali. Si trattava, appunto, di relazioni antiche per superare ostacoli burocratici e trovare partnership economiche. Non è un caso che il governo di Doha sia stato uno di quelli che si è speso di più per l’Italia dal punto di vista energetico, soprattutto quando si sono chiusi i rubinetti russi a causa del conflitto in Ucraina. Un accordo, in tal senso, fu siglato dall’ex ministro degli Esteri Luigi Di Maio, amatissimo a quelle latitudini. La sua fotografia, almeno fino alla scorsa primavera, era esposta come una reliquia nei campi di lavoro destinati ai rifugiati di guerra afghani. Sono, comunque, tantissimi gli italiani, che vivono nelle “Corniche”, i grattacieli che oggi vediamo durante gli intervalli delle partite. Stiamo parlando, d’altronde, di un Paese innamorato del made in Italy.
“Un vero erede della discedenza – ci spiegarono i nobili in sandali e veste bianca – deve portare, almeno una volta ogni cinque anni, la propria moglie a spendere nelle lussuose boutique di via Monte Napoleone, così come mangiare un piatto di spaghetti o una pizza”.

L’interesse del Qatar sull’Europa parte da lontano. Stesso discorso vale per le relazioni con chi dovrebbe rappresentare il nostro continente nel più grande serbatoio di idrocarburi del pianeta. A dirlo gli stessi parlamentari della perla del Golfo Persico, in un incontro, avvenuto lo scorso marzo e a cui presi parte come inviato del quotidiano “Il Giornale”.

La richiesta della Shura: superare Schengen

In una conversazione con una delegazione congiunta di Camera e Senato, gli esponenti della Shura, l’assemblea legislativa di Doha, chiesero all’Italia una mano per quanto riguarda il superamento di Schengen. Gli uomini in “thobe” dissero chiaramente alla nostra politica: “Servono delle misure che possono aiutarci, a partire dallo spazio continentale di circolazione delle merci, che così com’è, crea non pochi problemi a chi vuole investire”. Furono gli stessi eletti e nominati dalla nobilità qatarina ad aver rivelato ai nostri portavoce l’avvio di diverse iniziative con alcuni eurodeputati per superare quel trattato base dell’Ue e di aver bisogno di un ulteriore sostegno da parte della politica nazionale, affinché nei palazzi romani si potesse istituire una commissione in grado di occuparsi esclusivamente delle questioni tanto care ai padroni del petrolio. In quella conversazione, venne spiegato ai nostri onorevoli la necessità di andare oltre lo storico visto continentale, che si sarebbe tradotto in risorse per l’Europa. Snellire un apparato burocratico complesso, secondo gli organizzatori dei mondiali, significa sviluppo e ripresa. In quel vertice, ad esempio, venne fatto più di un semplice riferimento alla moda, dove grazie all’innamoramento della moglie dell’emiro per “Valentino” si sono realizzate importanti operazioni commerciali. I sette parlamentari (sei del Movimento 5 Stelle e uno di Forza Italia), sentendosi impotenti rispetto a tali pretese, dissero di non potersi accollare una causa così grande, ma allo stesso tempo presero l’impegno di riportare il problema a chi di dovere. Ciò venne ribadito anche nel corso di una conferenza stampa, tenutasi nell’hotel Four Seasons e trasmessa in diretta su Al Jazeera. Da quel momento in poi, le pressioni sembra siano andate avanti, anche se senza alcun esponente politico di quella delegazione. La stessa macchina che organizzò la missione primaverile, si è attivata per altri confronti, che poi effettivamente si sono realizzati nei mesi precedenti all’evento calcistico più importante del pianeta, questa volta con onorevoli provenienti da tutto il continente.

Un costume diffuso

I senatori e i deputati, coinvolti nella delegazione a cui facciamo riferimento, certamente, non hanno nulla a che vedere con i fatti di corruzione degli ultimi giorni. Stiamo parlando di persone oneste, il cui unico interesse era quello di capire qualcosa in più sui tanto discussi diritti umani. Quest’incontro, però, è fondamentale per comprendere come l’interesse del Qatar per Schengen, esisteva già prima che la piccola realtà mediorientale finisse sotto i riflettori dei network per l’organizzazione di eventi internazionali. Si trattava, appunto, di relazioni antiche per superare ostacoli burocratici e trovare partnership economiche. Non è un caso che il governo di Doha sia stato uno di quelli che si è speso di più per l’Italia dal punto di vista energetico, soprattutto quando si sono chiusi i rubinetti russi a causa del conflitto in Ucraina. Un accordo, in tal senso, fu siglato dall’ex ministro degli Esteri Luigi Di Maio, amatissimo a quelle latitudini. La sua fotografia, almeno fino alla scorsa primavera, era esposta come una reliquia nei campi di lavoro destinati ai rifugiati di guerra afghani. Sono, comunque, tantissimi gli italiani, che vivono nelle “Corniche”, i grattacieli che oggi vediamo durante gli intervalli delle partite. Stiamo parlando, d’altronde, di un Paese innamorato del made in Italy.
“Un vero erede della discedenza – ci spiegarono i nobili in sandali e veste bianca – deve portare, almeno una volta ogni cinque anni, la propria moglie a spendere nelle lussuose boutique di via Monte Napoleone, così come mangiare un piatto di spaghetti o una pizza”.

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