Hong Kong, 25 anni fa il ritorno alla Cina

“La vera democrazia è iniziata 25 anni fa con il vostro ritorno sotto nostra bandiera”: lo ha dichiarato, al termine della due giorni ad Hong Kong (primo viaggio dopo la pandemia di covid), il presidente cinese Xi Jinping, che ha anche elogiato il modello “un Paese, due sistemi”, ma sempre e comunque nel rispetto della leadership comunista. L’occasione è, appunto, quella dell’anniversario della restituzione a Pechino del territorio ex colonia britannica.

A proposito della ricorrenza, tra l’altro, nelle scorse ore aveva parlato anche il premier britannico Boris Johnson (per questo duramente criticato dalla Cina, che gli ha tra l’altro risposto di avere ancora “mentalità coloniale”): l’inquilino di Downing Street aveva promesso agli abitanti di Hong Kong che non sarebbero stati abbandonati al loro destino, accusando nel contempo Pechino di non aver rispettato gli impegni su diritti umani e libertà.

In questi giorni, comunque, Hong Kong è una città blindata. Stando a quanto riferito ad Agensir dal missionario Renzo Milanese, il clima che si respira è da parte della gente di sostanziale indifferenza alle celebrazioni. Anche perché l’area in cui si svolgono è stata appunto interdetta al traffico, sia veicolare, sia personale. Questo anche per evitare, come peraltro già accaduto in passato, che ci siano proteste. Comunque “la disaffezione serpeggia e il desiderio di partecipare alla vita sociale e politica viene soffocato dagli arresti e dalla chiusura di giornali e associazioni” dice ancora il religioso. E anche, chiaramente, dalla legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong promulgata dalla Cina nel giugno 2020, nata appunto per evitare atti di secessione, sedizione e sovversione e che ha, di fatto, limitato il diritto di parola. E sebbene il governo – sottolinea agensir – abbia ripetutamente affermato che la legislazione ha ripristinato la stabilità della città, ad oggi sono quasi 200 le persone arrestate con l’accusa di mettere in pericolo la sicurezza nazionale. Senza contare le organizzazioni civili, giornali e partiti politici che sono stati sciolti.

“L’atmosfera – dice infine padre Milanese ad agensir – è quella di una tensione latente. Come si prospettano gli anni che verranno? Si parlerà molto e sempre di più di sviluppo economico ma poco di democrazia politica e diritti umani”.

“La vera democrazia è iniziata 25 anni fa con il vostro ritorno sotto nostra bandiera”: lo ha dichiarato, al termine della due giorni ad Hong Kong (primo viaggio dopo la pandemia di covid), il presidente cinese Xi Jinping, che ha anche elogiato il modello “un Paese, due sistemi”, ma sempre e comunque nel rispetto della leadership comunista. L’occasione è, appunto, quella dell’anniversario della restituzione a Pechino del territorio ex colonia britannica.

A proposito della ricorrenza, tra l’altro, nelle scorse ore aveva parlato anche il premier britannico Boris Johnson (per questo duramente criticato dalla Cina, che gli ha tra l’altro risposto di avere ancora “mentalità coloniale”): l’inquilino di Downing Street aveva promesso agli abitanti di Hong Kong che non sarebbero stati abbandonati al loro destino, accusando nel contempo Pechino di non aver rispettato gli impegni su diritti umani e libertà.

In questi giorni, comunque, Hong Kong è una città blindata. Stando a quanto riferito ad Agensir dal missionario Renzo Milanese, il clima che si respira è da parte della gente di sostanziale indifferenza alle celebrazioni. Anche perché l’area in cui si svolgono è stata appunto interdetta al traffico, sia veicolare, sia personale. Questo anche per evitare, come peraltro già accaduto in passato, che ci siano proteste. Comunque “la disaffezione serpeggia e il desiderio di partecipare alla vita sociale e politica viene soffocato dagli arresti e dalla chiusura di giornali e associazioni” dice ancora il religioso. E anche, chiaramente, dalla legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong promulgata dalla Cina nel giugno 2020, nata appunto per evitare atti di secessione, sedizione e sovversione e che ha, di fatto, limitato il diritto di parola. E sebbene il governo – sottolinea agensir – abbia ripetutamente affermato che la legislazione ha ripristinato la stabilità della città, ad oggi sono quasi 200 le persone arrestate con l’accusa di mettere in pericolo la sicurezza nazionale. Senza contare le organizzazioni civili, giornali e partiti politici che sono stati sciolti.

“L’atmosfera – dice infine padre Milanese ad agensir – è quella di una tensione latente. Come si prospettano gli anni che verranno? Si parlerà molto e sempre di più di sviluppo economico ma poco di democrazia politica e diritti umani”.

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