Hong Kong: arrestato il card. Zen, critico dell’accordo sino-vaticano

Il fragile processo di riavvicinamento tra Pechino e Santa Sede rischia di vacillare. È arrivata nel pomeriggio in Occidente la notizia dell’arresto, martedì sera, del cardinale 90enne Joseph Zen dalle autorità di Hong Kong. Il porporato sarebbe finito in manette per via del suo ruolo di amministratore del “612 Humanitarian Relief Fund”, organizzazione che ha sostenuto nel pagamento delle spese legali gli attivisti pro-democrazia fermati durante le manifestazioni del biennio 2019-2020. Zen, che ha lasciato l’incarico di vescovo di Hong Kong nel 2009, si troverebbe ora in una stazione di polizia, come ha rivelato all’AdnKronos padre Bernardo Cervellera, missionario del Pime (Pontificio istituto missioni estere) ora a Hong Kong. “La polizia per ora non ha detto niente. Si sa che il cardinale Zen è in una stazione di Polizia per essere interrogato”, spiega Cervellera. L’agenzia AsiaNews, del Pime, riporta: “Le autorità lo hanno arrestato insieme ad altri promotori del Fondo, tra cui la nota avvocatessa Margaret Ng, l’accademico Hui Po-keung e la cantautrice Denise Ho. Da quanto si apprende, – l’indagine delle Forze dell’ordine si concentra sull’eventuale “collusione” del Fondo 612 con forze straniere, in violazione della draconiana legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino nell’estate 2020”. AsiaNews ricorda inoltre che “Zen è da tempo nel mirino del governo cinese” e che “a gennaio la stampa pro-establishment ha pubblicato quattro articoli in cui lo si accusava di aver incitato gli studenti a rivoltarsi nel 2019 contro una serie di misure governative”.

La notizia non può che aver scosso i Sacri Palazzi. “La Santa Sede ha appreso con preoccupazione la notizia dell’arresto del Cardinale Zen e segue con estrema attenzione l’evolversi della situazione”, ha risposto ai giornalisti Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa vaticana. Nato a Shanghai nel 1932, il card. Zen gode di grande ammirazione nel vasto mondo del conservatorismo cattolico, sia per la sua abitudine di celebrare la Messa tridentina (in lingua latina) sia per le sue coraggiose posizioni critiche nei confronti dell’accordo sottoscritto tra Cina e Vaticano sulla nomina dei vescovi. Nell’autunno 2020, a margine del rinnovo dell’intesa sino-vaticana, il card. Zen, durante un evento organizzato dal giornale La Nuova Bussola Quotidiana, lanciò l’allarme sul protrarsi della persecuzione della Chiesa in Cina: “Nonostante l’accordo, il governo ha realizzato il suo programma. Anzi, il governo ha usato l’accordo come un suo strumento. A chi resiste, il regime risponde: ‘anche il Papa è d’accordo’, anche se la Santa Sede sconfessa. Negli ultimi due anni la persecuzione è peggiorata per tutte e due le comunità”. Il riferimento di Zen è alla comunità dell’Associazione patriottica (l’unica Chiesa riconosciuta dalle autorità di Pechino) e a quella della Chiesa clandestina.

Il fragile processo di riavvicinamento tra Pechino e Santa Sede rischia di vacillare. È arrivata nel pomeriggio in Occidente la notizia dell’arresto, martedì sera, del cardinale 90enne Joseph Zen dalle autorità di Hong Kong. Il porporato sarebbe finito in manette per via del suo ruolo di amministratore del “612 Humanitarian Relief Fund”, organizzazione che ha sostenuto nel pagamento delle spese legali gli attivisti pro-democrazia fermati durante le manifestazioni del biennio 2019-2020. Zen, che ha lasciato l’incarico di vescovo di Hong Kong nel 2009, si troverebbe ora in una stazione di polizia, come ha rivelato all’AdnKronos padre Bernardo Cervellera, missionario del Pime (Pontificio istituto missioni estere) ora a Hong Kong. “La polizia per ora non ha detto niente. Si sa che il cardinale Zen è in una stazione di Polizia per essere interrogato”, spiega Cervellera. L’agenzia AsiaNews, del Pime, riporta: “Le autorità lo hanno arrestato insieme ad altri promotori del Fondo, tra cui la nota avvocatessa Margaret Ng, l’accademico Hui Po-keung e la cantautrice Denise Ho. Da quanto si apprende, – l’indagine delle Forze dell’ordine si concentra sull’eventuale “collusione” del Fondo 612 con forze straniere, in violazione della draconiana legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino nell’estate 2020”. AsiaNews ricorda inoltre che “Zen è da tempo nel mirino del governo cinese” e che “a gennaio la stampa pro-establishment ha pubblicato quattro articoli in cui lo si accusava di aver incitato gli studenti a rivoltarsi nel 2019 contro una serie di misure governative”.

La notizia non può che aver scosso i Sacri Palazzi. “La Santa Sede ha appreso con preoccupazione la notizia dell’arresto del Cardinale Zen e segue con estrema attenzione l’evolversi della situazione”, ha risposto ai giornalisti Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa vaticana. Nato a Shanghai nel 1932, il card. Zen gode di grande ammirazione nel vasto mondo del conservatorismo cattolico, sia per la sua abitudine di celebrare la Messa tridentina (in lingua latina) sia per le sue coraggiose posizioni critiche nei confronti dell’accordo sottoscritto tra Cina e Vaticano sulla nomina dei vescovi. Nell’autunno 2020, a margine del rinnovo dell’intesa sino-vaticana, il card. Zen, durante un evento organizzato dal giornale La Nuova Bussola Quotidiana, lanciò l’allarme sul protrarsi della persecuzione della Chiesa in Cina: “Nonostante l’accordo, il governo ha realizzato il suo programma. Anzi, il governo ha usato l’accordo come un suo strumento. A chi resiste, il regime risponde: ‘anche il Papa è d’accordo’, anche se la Santa Sede sconfessa. Negli ultimi due anni la persecuzione è peggiorata per tutte e due le comunità”. Il riferimento di Zen è alla comunità dell’Associazione patriottica (l’unica Chiesa riconosciuta dalle autorità di Pechino) e a quella della Chiesa clandestina.

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