I 70 applausi, la fiducia e quel “tu” al Parlamento

Arriva finalmente il Meloni day. Che sia una giornata speciale per Giorgia lo si capisce sin dai primi istanti di un discorso, durato un’ora e dieci minuti. Nonostante ciò, resta sempre tutta d’un pezzo. Gesticolazione ridotta al minimo e sguardo quasi sempre fisso verso l’aula. “Un discorso politico – dice più di qualcuno, non solo a destra – che non si sentiva da tempo”. Chiara dimostrazione di ciò il “tu” con cui si rivolge al Parlamento. Non bastano neanche 70 applausi, con una decina di standing ovation, a scomporre la politica romana nel primo giorno da premier. Ritorna a essere la donna della Garbatella solo quando finisce di illustrare le linee programmatiche. In quell’istante lascia cadere gli appunti sullo scranno e si copre il volto con le mani, quasi per dire “la prima è andata”. Pur avendo uno stile ormai sempre più da leader mondiale, come dimostra il classico abbigliamento made in Italy, tailleur blu scuro spezzato da una t-shirt bianca, l’innata simpatia capitolina non viene mai meno. Non passa, ad esempio inosservato il siparietto con Salvini. Dopo essere più volte interrotta, lady M dice all’alleato: “Qui finiremo per le 14”. Tra i sovranisti, il clima è più che disteso. I sorrisi a trentadue denti del leader del Carroccio, così come i due calorosi abbracci rivolti alla vicina di banco, ne sono la prova. Da decifrare, a parte qualche cenno di assenso verso chi l’ha salvato, invece, cosa passa per la testa di Antonio Tajani. Nei suoi occhi appare la stessa tensione che si respira nei circoli berlusconiani. Anche nel Transatlantico, gli azzurri non smettono mai di guardarsi con sospetto. Il clima è peggiore tra i banchi della sinistra e soprattutto nel Pd. La Boldrini da sola sul divano, Speranza che non toglie mai la mascherina (qualche collega lo sfotte chiamandolo l’ultimo samurai) e le facce di Enrico Letta valgono più di mille parole. Delusione, tristezza e soprattutto confusione sono i sentimenti che trapelano nelle smorfie di chi sa di aver perso le redini della propria creatura. A rafforzare tale tesi i capannelli, venutisi a creare dopo il discorso del presidente del Consiglio. C’è più di qualcuno che a bassa voce, sussurra: “Non si può morire così”. Ragionamento opposto per il capo politico dei 5 Stelle Giuseppe Conte, sempre sorridente, sicuro di sé e scortato dai suoi in ogni movimento, anche quando bisogna applaudire. I gialli, però, battono le mani insieme ai colleghi dell’opposizione solo quando si parla di Mattarella, camici bianchi, alluvione e forze armate. Restano, invece, impassibili quando c’è il riferimento a Draghi. Un’opposizione divisa viene fuori pure nel momento in cui Meloni dice di voler cambiare il reddito di cittadinanza. In quel frangente restano inermi i grillini, mentre applaudono e si alzano dalle sedie calendiani e renziani. Per Giorgia, comunque, è un pomeriggio tutto in discesa. A parte il protocollo, non sembrano esserci particolari problemi. La fiducia ottenuta ne è la prova evidente. I classici interventi di rito, da parte di chi non proviene dai banchi della maggioranza, non sembrano suscitare preoccupazioni fra i 23 ministri presenti a Montecitorio. Scotto, Provenzano e via dicendo, a tratti, sembrano parlare a sé stessi. L’attenzione ritorna solo quando interviene Conte, replicato poi dalla nuova inquilina di Palazzo Chigi. 

Arriva finalmente il Meloni day. Che sia una giornata speciale per Giorgia lo si capisce sin dai primi istanti di un discorso, durato un’ora e dieci minuti. Nonostante ciò, resta sempre tutta d’un pezzo. Gesticolazione ridotta al minimo e sguardo quasi sempre fisso verso l’aula. “Un discorso politico – dice più di qualcuno, non solo a destra – che non si sentiva da tempo”. Chiara dimostrazione di ciò il “tu” con cui si rivolge al Parlamento. Non bastano neanche 70 applausi, con una decina di standing ovation, a scomporre la politica romana nel primo giorno da premier. Ritorna a essere la donna della Garbatella solo quando finisce di illustrare le linee programmatiche. In quell’istante lascia cadere gli appunti sullo scranno e si copre il volto con le mani, quasi per dire “la prima è andata”. Pur avendo uno stile ormai sempre più da leader mondiale, come dimostra il classico abbigliamento made in Italy, tailleur blu scuro spezzato da una t-shirt bianca, l’innata simpatia capitolina non viene mai meno. Non passa, ad esempio inosservato il siparietto con Salvini. Dopo essere più volte interrotta, lady M dice all’alleato: “Qui finiremo per le 14”. Tra i sovranisti, il clima è più che disteso. I sorrisi a trentadue denti del leader del Carroccio, così come i due calorosi abbracci rivolti alla vicina di banco, ne sono la prova. Da decifrare, a parte qualche cenno di assenso verso chi l’ha salvato, invece, cosa passa per la testa di Antonio Tajani. Nei suoi occhi appare la stessa tensione che si respira nei circoli berlusconiani. Anche nel Transatlantico, gli azzurri non smettono mai di guardarsi con sospetto. Il clima è peggiore tra i banchi della sinistra e soprattutto nel Pd. La Boldrini da sola sul divano, Speranza che non toglie mai la mascherina (qualche collega lo sfotte chiamandolo l’ultimo samurai) e le facce di Enrico Letta valgono più di mille parole. Delusione, tristezza e soprattutto confusione sono i sentimenti che trapelano nelle smorfie di chi sa di aver perso le redini della propria creatura. A rafforzare tale tesi i capannelli, venutisi a creare dopo il discorso del presidente del Consiglio. C’è più di qualcuno che a bassa voce, sussurra: “Non si può morire così”. Ragionamento opposto per il capo politico dei 5 Stelle Giuseppe Conte, sempre sorridente, sicuro di sé e scortato dai suoi in ogni movimento, anche quando bisogna applaudire. I gialli, però, battono le mani insieme ai colleghi dell’opposizione solo quando si parla di Mattarella, camici bianchi, alluvione e forze armate. Restano, invece, impassibili quando c’è il riferimento a Draghi. Un’opposizione divisa viene fuori pure nel momento in cui Meloni dice di voler cambiare il reddito di cittadinanza. In quel frangente restano inermi i grillini, mentre applaudono e si alzano dalle sedie calendiani e renziani. Per Giorgia, comunque, è un pomeriggio tutto in discesa. A parte il protocollo, non sembrano esserci particolari problemi. La fiducia ottenuta ne è la prova evidente. I classici interventi di rito, da parte di chi non proviene dai banchi della maggioranza, non sembrano suscitare preoccupazioni fra i 23 ministri presenti a Montecitorio. Scotto, Provenzano e via dicendo, a tratti, sembrano parlare a sé stessi. L’attenzione ritorna solo quando interviene Conte, replicato poi dalla nuova inquilina di Palazzo Chigi. 

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