I CONSIGLI DEL LIBRAIO: La storia perfetta da leggere davanti al mare d’inverno 

DI GABRIELE GRAZIE
Questa settimana la mia recensione è dedicata ad una persona in particolare, mia mamma, visto che è il suo compleanno. Mi perdonerete questa parentesi personale, la quale comunque mi dà modo di presentarvi uno dei libri più belli che abbia letto negli ultimi anni, che è un libro tutto al femminile, dove si esplora un ambiente di donne vere, quindi non solo forti, energiche e magiche, ma anche con le loro debolezze e vanità.
Vardø è una piccola isola nel nord della Novergia, dove si svolge la storia ambientata all’inizio del 1600. Al giungere dell’inverno l’isola rimane sostanzialmente isolata dal resto del mondo, e in quell’epoca abitare in un simile luogo significava più che mai una lotta disperata per la sopravvivenza. Gli uomini in età adatta, quindi sostanzialmente tutti, escono per una battuta di pesca ma sopraggiunge una terribile tempesta e nessuno di essi fa ritorno alle proprie case e quindi dalle proprie mogli, madri e sorelle, che si trovano così a dover affrontare il lungo inverno norvegese da sole, in una situazione tragica e disperata. Succede però un elemento che ruota totalmente la prospettiva. Una scoperta, semplice eppure rivoluzionaria, con la forza di cambiare ogni cosa: scoprono che sono molto più forti ed indipendenti di quanto avessero mai pensato. Questo ovviamente in una società maschilista, come purtroppo ancor oggi siamo a prescindere dalla latitudine delle storie, non potrà non comportare una caccia alle streghe nel vero senso della parola. Non mi dilungo ulteriormente nel raccontarvi la trama altrimenti corro il rischio di sciuparvi un romanzo che ha una bellissima costruzione, un’intelaiatura ricca di colpi di scena e di dinamiche psicologiche interessantissime, come quella di gruppo che si instaura tra le protagoniste nelle varie fasi dal dramma alla solidarietà, dalla rovina alla colpa, dallo slancio vitale alle speranze. Troverete quindi solidarietà e malignità, ribellione e quiescenza, dicotomie universali che permettono a questo romanzo storico di travalicare il genere, come tutti i grandi libri che si rispettino, e arrivare al cuore del lettore di ogni età, da un’assemblea di manager che vuole studiare i rapporti di gruppo agli appassionati di storia che vogliono un romanzo attendibile e con l’atmosfera perfettamente ricostruita, fino ad un conclave di donne forti ed indipendenti che cercano la fiamma della rivolta.
Come spesso succede vi offro un piccolo assaggio della scrittura, pulita, lirica, ammaliante: “Comincia a immaginare che Vardø potrebbe andare avanti così per sempre: un posto senza uomini, che pure sopravvive. Il freddo sta mollando la presa, e di conseguenza i cadaveri si ammorbidiscono. Quando il disgelo avrà raggiunto le radici, seppelliranno i loro morti e forse una parte dei contrasti verrà seppellita con loro”.
Un consiglio su come leggere questo libro: concedetevi una giornata davanti al mare d’inverno, inspirate la voce ruggente delle onde che potente affonda nella vostra carne portandovi canzoni di lotta ed emancipazione, e tornando ascoltate il verso di Gaber: la libertà è partecipazione.
DI GABRIELE GRAZIE
Questa settimana la mia recensione è dedicata ad una persona in particolare, mia mamma, visto che è il suo compleanno. Mi perdonerete questa parentesi personale, la quale comunque mi dà modo di presentarvi uno dei libri più belli che abbia letto negli ultimi anni, che è un libro tutto al femminile, dove si esplora un ambiente di donne vere, quindi non solo forti, energiche e magiche, ma anche con le loro debolezze e vanità.
Vardø è una piccola isola nel nord della Novergia, dove si svolge la storia ambientata all’inizio del 1600. Al giungere dell’inverno l’isola rimane sostanzialmente isolata dal resto del mondo, e in quell’epoca abitare in un simile luogo significava più che mai una lotta disperata per la sopravvivenza. Gli uomini in età adatta, quindi sostanzialmente tutti, escono per una battuta di pesca ma sopraggiunge una terribile tempesta e nessuno di essi fa ritorno alle proprie case e quindi dalle proprie mogli, madri e sorelle, che si trovano così a dover affrontare il lungo inverno norvegese da sole, in una situazione tragica e disperata. Succede però un elemento che ruota totalmente la prospettiva. Una scoperta, semplice eppure rivoluzionaria, con la forza di cambiare ogni cosa: scoprono che sono molto più forti ed indipendenti di quanto avessero mai pensato. Questo ovviamente in una società maschilista, come purtroppo ancor oggi siamo a prescindere dalla latitudine delle storie, non potrà non comportare una caccia alle streghe nel vero senso della parola. Non mi dilungo ulteriormente nel raccontarvi la trama altrimenti corro il rischio di sciuparvi un romanzo che ha una bellissima costruzione, un’intelaiatura ricca di colpi di scena e di dinamiche psicologiche interessantissime, come quella di gruppo che si instaura tra le protagoniste nelle varie fasi dal dramma alla solidarietà, dalla rovina alla colpa, dallo slancio vitale alle speranze. Troverete quindi solidarietà e malignità, ribellione e quiescenza, dicotomie universali che permettono a questo romanzo storico di travalicare il genere, come tutti i grandi libri che si rispettino, e arrivare al cuore del lettore di ogni età, da un’assemblea di manager che vuole studiare i rapporti di gruppo agli appassionati di storia che vogliono un romanzo attendibile e con l’atmosfera perfettamente ricostruita, fino ad un conclave di donne forti ed indipendenti che cercano la fiamma della rivolta.
Come spesso succede vi offro un piccolo assaggio della scrittura, pulita, lirica, ammaliante: “Comincia a immaginare che Vardø potrebbe andare avanti così per sempre: un posto senza uomini, che pure sopravvive. Il freddo sta mollando la presa, e di conseguenza i cadaveri si ammorbidiscono. Quando il disgelo avrà raggiunto le radici, seppelliranno i loro morti e forse una parte dei contrasti verrà seppellita con loro”.
Un consiglio su come leggere questo libro: concedetevi una giornata davanti al mare d’inverno, inspirate la voce ruggente delle onde che potente affonda nella vostra carne portandovi canzoni di lotta ed emancipazione, e tornando ascoltate il verso di Gaber: la libertà è partecipazione.
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