I consigli del libraio – Quel ponte che collega le farfalle nello stomaco con la verità

Ero in libreria al lavoro e una lettrice di cui mi fido molto mi consigliò caldamente la lettura di Il viaggiatore del secolo di Andrés Neuman. Lo fece con una tale luce negli occhi che, conoscendola, mi feci conquistare e appena chiusi il negozio portai con me una copia che iniziai a leggere già nel tragitto per tornare a casa, venendo catturato da questo romanzo storico pieno e appassionante. Non conoscevo l’autore né la storia del libro per cui prima di addormentarmi pensai di essermi imbattuto in un romanzo di un autore classico, probabilmente un francese o tedesco di metà Ottocento. Gli echi del suo metro linguistico e della costruzione complessiva del libro, dalla fase descrittiva a quella psicologica, non mi lasciavano dubbi, e solo la mattina dopo, quando per curiosità ho approfondito la vicenda, ho scoperto che Neuman è un giovane autore argentino e che questo è il libro della sua consacrazione di pochi anni fa. I segnali che mi apparivano, a torto, inequivocabili appartenevano tutti a quella che viene definita opera-mondo: a mio avviso la corretta accezione in sintesi è quella di un romanzo che tenti di fornire una totalità di senso. Se pensiamo all’Ottocento con i grandi russi come Dostoevsky o Tolstoj, o la scuola francese con ad esempio Victor Hugo (una volta parleremo dell’Uomo che ride), presentavano dei romanzi dove avevano riscostruito un mondo nella sua interezza, abitabile, osservabile e condivisibile, dotato di ogni struttura necessaria a reggere il peso di un tale impianto intellettuale. Regnava un precetto di sincretismo, dove ogni sbalzo veniva riassorbito da una forza centripeta, che riportava tutto in maniera perfettamente posizionata all’interno del disegno complessivo. Tutto l’opposto di quello che viene definita la letteratura post-moderna (avremo modo di approfondire in futuro). Questa forza che lega ogni cosa al centro la ritroviamo concretizzata nella struttura stessa del libro. Il protagonista è un traduttore giramondo nell’età post-Napoleonica. Giunge a Wanderburgo, un Paese inventato in Germania tra la Sassonia e la Prussia, che è un luogo animato (come hanno fatto notare Wandern-burg in tedesco significa città viaggiante). Infatti sembra che le strade si spostino quando non osservate, e una magia rimanda la partenza del nostro protagonista tenendolo incatenato ai riti quotidiani della cittadina: le nottate con un vecchio musicista di strada filosofo, il circolo di lettura della borghesia locale, che diviene ottimo pretesto per interessanti divagazioni su molte materie che travalicano fino a toccare anche i nostri interessi, e finanche una serie di misteriosi omicidi. Ma soprattutto l’amore, incarnato in una torbida storia con la bellissima Sophie. Come sempre un breve estratto per rendervi il suo stile: “La bellezza viene dal tremito del ponte che collega le farfalle nello stomaco con la verità. Quando trema quel ponte, è segno che qualcosa di importante lo sta attraversando. Sento i tuoi passi. Trema il ponte”.
Lascio la chiusura ad un recensore che mi è ben superiore: Roberto Bolano il quale di Neuman ha detto: “La letteratura del XXI secolo apparterrà a Neuman e a pochi suoi fratelli di sangue”.

Ero in libreria al lavoro e una lettrice di cui mi fido molto mi consigliò caldamente la lettura di Il viaggiatore del secolo di Andrés Neuman. Lo fece con una tale luce negli occhi che, conoscendola, mi feci conquistare e appena chiusi il negozio portai con me una copia che iniziai a leggere già nel tragitto per tornare a casa, venendo catturato da questo romanzo storico pieno e appassionante. Non conoscevo l’autore né la storia del libro per cui prima di addormentarmi pensai di essermi imbattuto in un romanzo di un autore classico, probabilmente un francese o tedesco di metà Ottocento. Gli echi del suo metro linguistico e della costruzione complessiva del libro, dalla fase descrittiva a quella psicologica, non mi lasciavano dubbi, e solo la mattina dopo, quando per curiosità ho approfondito la vicenda, ho scoperto che Neuman è un giovane autore argentino e che questo è il libro della sua consacrazione di pochi anni fa. I segnali che mi apparivano, a torto, inequivocabili appartenevano tutti a quella che viene definita opera-mondo: a mio avviso la corretta accezione in sintesi è quella di un romanzo che tenti di fornire una totalità di senso. Se pensiamo all’Ottocento con i grandi russi come Dostoevsky o Tolstoj, o la scuola francese con ad esempio Victor Hugo (una volta parleremo dell’Uomo che ride), presentavano dei romanzi dove avevano riscostruito un mondo nella sua interezza, abitabile, osservabile e condivisibile, dotato di ogni struttura necessaria a reggere il peso di un tale impianto intellettuale. Regnava un precetto di sincretismo, dove ogni sbalzo veniva riassorbito da una forza centripeta, che riportava tutto in maniera perfettamente posizionata all’interno del disegno complessivo. Tutto l’opposto di quello che viene definita la letteratura post-moderna (avremo modo di approfondire in futuro). Questa forza che lega ogni cosa al centro la ritroviamo concretizzata nella struttura stessa del libro. Il protagonista è un traduttore giramondo nell’età post-Napoleonica. Giunge a Wanderburgo, un Paese inventato in Germania tra la Sassonia e la Prussia, che è un luogo animato (come hanno fatto notare Wandern-burg in tedesco significa città viaggiante). Infatti sembra che le strade si spostino quando non osservate, e una magia rimanda la partenza del nostro protagonista tenendolo incatenato ai riti quotidiani della cittadina: le nottate con un vecchio musicista di strada filosofo, il circolo di lettura della borghesia locale, che diviene ottimo pretesto per interessanti divagazioni su molte materie che travalicano fino a toccare anche i nostri interessi, e finanche una serie di misteriosi omicidi. Ma soprattutto l’amore, incarnato in una torbida storia con la bellissima Sophie. Come sempre un breve estratto per rendervi il suo stile: “La bellezza viene dal tremito del ponte che collega le farfalle nello stomaco con la verità. Quando trema quel ponte, è segno che qualcosa di importante lo sta attraversando. Sento i tuoi passi. Trema il ponte”.
Lascio la chiusura ad un recensore che mi è ben superiore: Roberto Bolano il quale di Neuman ha detto: “La letteratura del XXI secolo apparterrà a Neuman e a pochi suoi fratelli di sangue”.

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