I cronisti della lettera 22

 Le storie di “A caccia di notizie” di Giuseppe Fedi (Ed. Media&Books) si intrecciano negli anni in cui quella di cronista era una professione ambita. Lo sarebbe ancora oggi – scrive Fedi, nella prefazione – se la crisi, forse irreversibile della carta stampata non impedisse a tanti giovani di trovare lavoro, avere un futuro, sfociando nell’amarezza, nella perdita di autostima. In una società dove il computer e l’uso delle tecnologie informative sfornano una sconfinata quantità di notizie a ritmi vertiginosi e altrettanti dati, in gran parte incontrollabili.  I requisiti necessari per un buon cronista erano faccia tosta, curiosità, un pizzico di incoscienza, voglia di cercare la notizia. Cronista e inviato speciale de “La Stampa”, Giuseppe Fedi ha raccolto le testimonianze di venti tra in più autorevoli giornalisti italiani che, unite alla sua e a quella di Sergio Lepri, direttore per trent’anni dell’Ansa, costituiscono un coinvolgente racconto di una professionalità che è cambiata radicalmente. Sono quelli della “Lettera 22”, i giornalisti che con la leggendaria macchina per scrivere Olivetti hanno raccontato l’Italia (e il mondo) con grandi reportage, scoop e servizi che hanno fatto scuola. 

Dai racconti-servizi di Sergio Lepri e dello stesso Fedi a quelli di Arrigo Levi, Ezio Mauro, Francobaldo Chiocci, Francesco Fornari, Bruno Tucci, Francesco Damato, Massimo Bucchi, Ulderico Piernoli, Vincenzo Tessandori, Gianni Mura, Antonio Ferrari, Antonio Padellaro, Pier Mario Fasanotti, Bruno Manfellotto, Pierluigi Visci, Laura Laurenzi, Paolo Conti, Marco Follini e Filippo Ceccarelli, è delineato un ritratto di un’Italia del giornalismo che non c’è più e che racconta ai giovani cronisti d’oggi chi erano “Quelli della Lettera 22”. Quando non c’era Internet, non c’erano i social; si combatteva contro il tempo, in corsa per prendere l’ultimo treno utile per fare arrivare in edicola, anche in quella più sperduta, i quotidiani. Quando si dettavano i pezzi al telefono ai dimafonisti o si smontava la prima pagina per la ribattuta, con le ultime notizie nel cuore della notte.

La copertina e le illustrazioni originali sono di Massimo Bucchi.

Red

 Le storie di “A caccia di notizie” di Giuseppe Fedi (Ed. Media&Books) si intrecciano negli anni in cui quella di cronista era una professione ambita. Lo sarebbe ancora oggi – scrive Fedi, nella prefazione – se la crisi, forse irreversibile della carta stampata non impedisse a tanti giovani di trovare lavoro, avere un futuro, sfociando nell’amarezza, nella perdita di autostima. In una società dove il computer e l’uso delle tecnologie informative sfornano una sconfinata quantità di notizie a ritmi vertiginosi e altrettanti dati, in gran parte incontrollabili.  I requisiti necessari per un buon cronista erano faccia tosta, curiosità, un pizzico di incoscienza, voglia di cercare la notizia. Cronista e inviato speciale de “La Stampa”, Giuseppe Fedi ha raccolto le testimonianze di venti tra in più autorevoli giornalisti italiani che, unite alla sua e a quella di Sergio Lepri, direttore per trent’anni dell’Ansa, costituiscono un coinvolgente racconto di una professionalità che è cambiata radicalmente. Sono quelli della “Lettera 22”, i giornalisti che con la leggendaria macchina per scrivere Olivetti hanno raccontato l’Italia (e il mondo) con grandi reportage, scoop e servizi che hanno fatto scuola. 

Dai racconti-servizi di Sergio Lepri e dello stesso Fedi a quelli di Arrigo Levi, Ezio Mauro, Francobaldo Chiocci, Francesco Fornari, Bruno Tucci, Francesco Damato, Massimo Bucchi, Ulderico Piernoli, Vincenzo Tessandori, Gianni Mura, Antonio Ferrari, Antonio Padellaro, Pier Mario Fasanotti, Bruno Manfellotto, Pierluigi Visci, Laura Laurenzi, Paolo Conti, Marco Follini e Filippo Ceccarelli, è delineato un ritratto di un’Italia del giornalismo che non c’è più e che racconta ai giovani cronisti d’oggi chi erano “Quelli della Lettera 22”. Quando non c’era Internet, non c’erano i social; si combatteva contro il tempo, in corsa per prendere l’ultimo treno utile per fare arrivare in edicola, anche in quella più sperduta, i quotidiani. Quando si dettavano i pezzi al telefono ai dimafonisti o si smontava la prima pagina per la ribattuta, con le ultime notizie nel cuore della notte.

La copertina e le illustrazioni originali sono di Massimo Bucchi.

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