I danni del lockdown: 3 mila morti in più di diabete in Inghilterra

Il Covid ha ucciso e continua a uccidere. Ma anche le misure restrittive adottate per arginare la diffusione del virus hanno provocato danni il cui calcolo è ancora in corso. Periodicamente vengono diffusi dati a diverse latitudini sulle vittime di mancati controlli di salute durante le chiusure. La ragione è da ricercare nel combinato disposto tra la ritrosia dei pazienti a frequentare gli ospedali per paura di infettarsi e la soppressione delle visite non urgenti per dare priorità alla gestione della pandemia.

L’ultimo studio in questo senso lo ha diffuso il Sistema sanitario nazionale britannico (Nhs) e riguarda i decessi tra le persone diabetiche in conseguenza delle chiusure in Inghilterra. La riduzione delle cure abituali avrebbe fatto morire 3 mila persone affette da diabete durante i dodici mesi successivi all’inizio del blocco anti-Covid. Lo studio, guidato dal prof. Jonathan Valabhji, direttore clinico nazionale per il diabete e l’obesità, collega l’aumento dei decessi a un calo delle cure l’anno precedente. Ha mostrato che, durante il periodo 2020/21, solo il 26,5 per cento dei pazienti diabetici ha ricevuto tutti i controlli previsti, rispetto al 48,1 per cento dei dodici mesi prima. Gli autori dello studio hanno affermato che i pazienti diabetici avrebbero subito conseguenze “assolutamente devastanti”. In un commento collegato alla pubblicazione su The Lancet Diabetes & Endocrinology, David Hopkins e Francesco Rubino, entrambi del King’s College di Londra, hanno affermato che anche prima della pandemia si riscontrava maggiore mortalità tra le persone diabetiche che si sottoponevano a meno controlli, ma il processo “è stato amplificato dall’interruzione delle cure di routine che si è verificata da marzo 2020”. Nel documento si legge che la maggiore riduzione ha riguardato visite che prevedono un contatto fisico, ciò si spiegherebbe con il pallino del rispetto del distanziamento fisico: pur di mantenere la distanza interpersonale, i malati hanno rinunciato a farsi curare.

Più in generale, lo studio inglese rende noto che il tasso di mortalità per cause diverse dal Covid nel periodo tra luglio e ottobre è aumentato dell’11 per cento nel 2021 rispetto al 2019. Infatti, l’impatto delle chiusure su patologie che sono state trascurate è devastante, e non solo Oltremanica. Eloquente lo studio pubblicato nei mesi scorsi dal gruppo di emodinamisti dell’Ospedale di Rivoli relativo all’impatto del Covid sull’infarto miocardito trattato con angioplastica in emergenza nei mesi marzo e aprile 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019. Ne emerge che sono quasi raddoppiati, passando dal 12 al 22 per cento, i pazienti giunti in ospedale tardivamente dopo dodici ore dall’esordio dei sintomi. Ciò ha causato un aumento delle complicazioni più gravi come lo choc cardiogeno e la rottura del cuore. Le procedure interventistiche in emergenza per questo tipo di infarto nella Regione Piemonte nei due mesi in esame si sono ridotte da 416 a 276, un calo di oltre il 33 per cento. In conseguenza di queste variabili negative, la mortalità ospedaliera per infarto in Piemonte è passata dal 6 al 10 per cento nei due mesi del primo lockdown.

Il caso della regione Piemonte è sintomatico, ma grida di allarme sono giunte anche a livello europeo. Nel settembre scorso l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) ha fatto sapere che in Europa le diagnosi mancate di tumore ammontavano a 1 milione, dall’inizio della pandemia. Di qui la sinistra previsione: i nuovi casi potrebbero crescere del 21 per cento, entro il 2040. Inoltre, anche a causa dei lockdown, alcuni stili di vita errati risultano ancora più diffusi. Oltre 10 milioni di cittadini, pari al 18 per cento degli over 14, fuma regolarmente. Il 16 per cento consuma ogni giorno dosi eccessive di alcol e ben il 35 per cento degli adulti invece non pratica alcuna attività fisica o sport. Mentre il 46 per cento è in sovrappeso e il 10 per cento addirittura obeso. “La costante emergenza sanitaria del coronavirus continuerà ad avere effetti negativi nel lungo periodo sui vari sistemi sanitari, distogliendo risorse umane ed economiche da altri ambiti medico-scientifici”, l’allarme del prof. Giordano Beretta, presidente nazionale Aiom.

Il Covid ha ucciso e continua a uccidere. Ma anche le misure restrittive adottate per arginare la diffusione del virus hanno provocato danni il cui calcolo è ancora in corso. Periodicamente vengono diffusi dati a diverse latitudini sulle vittime di mancati controlli di salute durante le chiusure. La ragione è da ricercare nel combinato disposto tra la ritrosia dei pazienti a frequentare gli ospedali per paura di infettarsi e la soppressione delle visite non urgenti per dare priorità alla gestione della pandemia.

L’ultimo studio in questo senso lo ha diffuso il Sistema sanitario nazionale britannico (Nhs) e riguarda i decessi tra le persone diabetiche in conseguenza delle chiusure in Inghilterra. La riduzione delle cure abituali avrebbe fatto morire 3 mila persone affette da diabete durante i dodici mesi successivi all’inizio del blocco anti-Covid. Lo studio, guidato dal prof. Jonathan Valabhji, direttore clinico nazionale per il diabete e l’obesità, collega l’aumento dei decessi a un calo delle cure l’anno precedente. Ha mostrato che, durante il periodo 2020/21, solo il 26,5 per cento dei pazienti diabetici ha ricevuto tutti i controlli previsti, rispetto al 48,1 per cento dei dodici mesi prima. Gli autori dello studio hanno affermato che i pazienti diabetici avrebbero subito conseguenze “assolutamente devastanti”. In un commento collegato alla pubblicazione su The Lancet Diabetes & Endocrinology, David Hopkins e Francesco Rubino, entrambi del King’s College di Londra, hanno affermato che anche prima della pandemia si riscontrava maggiore mortalità tra le persone diabetiche che si sottoponevano a meno controlli, ma il processo “è stato amplificato dall’interruzione delle cure di routine che si è verificata da marzo 2020”. Nel documento si legge che la maggiore riduzione ha riguardato visite che prevedono un contatto fisico, ciò si spiegherebbe con il pallino del rispetto del distanziamento fisico: pur di mantenere la distanza interpersonale, i malati hanno rinunciato a farsi curare.

Più in generale, lo studio inglese rende noto che il tasso di mortalità per cause diverse dal Covid nel periodo tra luglio e ottobre è aumentato dell’11 per cento nel 2021 rispetto al 2019. Infatti, l’impatto delle chiusure su patologie che sono state trascurate è devastante, e non solo Oltremanica. Eloquente lo studio pubblicato nei mesi scorsi dal gruppo di emodinamisti dell’Ospedale di Rivoli relativo all’impatto del Covid sull’infarto miocardito trattato con angioplastica in emergenza nei mesi marzo e aprile 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019. Ne emerge che sono quasi raddoppiati, passando dal 12 al 22 per cento, i pazienti giunti in ospedale tardivamente dopo dodici ore dall’esordio dei sintomi. Ciò ha causato un aumento delle complicazioni più gravi come lo choc cardiogeno e la rottura del cuore. Le procedure interventistiche in emergenza per questo tipo di infarto nella Regione Piemonte nei due mesi in esame si sono ridotte da 416 a 276, un calo di oltre il 33 per cento. In conseguenza di queste variabili negative, la mortalità ospedaliera per infarto in Piemonte è passata dal 6 al 10 per cento nei due mesi del primo lockdown.

Il caso della regione Piemonte è sintomatico, ma grida di allarme sono giunte anche a livello europeo. Nel settembre scorso l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) ha fatto sapere che in Europa le diagnosi mancate di tumore ammontavano a 1 milione, dall’inizio della pandemia. Di qui la sinistra previsione: i nuovi casi potrebbero crescere del 21 per cento, entro il 2040. Inoltre, anche a causa dei lockdown, alcuni stili di vita errati risultano ancora più diffusi. Oltre 10 milioni di cittadini, pari al 18 per cento degli over 14, fuma regolarmente. Il 16 per cento consuma ogni giorno dosi eccessive di alcol e ben il 35 per cento degli adulti invece non pratica alcuna attività fisica o sport. Mentre il 46 per cento è in sovrappeso e il 10 per cento addirittura obeso. “La costante emergenza sanitaria del coronavirus continuerà ad avere effetti negativi nel lungo periodo sui vari sistemi sanitari, distogliendo risorse umane ed economiche da altri ambiti medico-scientifici”, l’allarme del prof. Giordano Beretta, presidente nazionale Aiom.

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