I DISCORSI CHE HANNO CAMBIATO IL MONDO MODERNO

“I discorsi che hanno cambiato il mondo moderno” di Hywel Williams (Ed. White Star) è una storia del mondo attraverso le parole dei grandi personaggi del XX secolo e dei primi anni del 2000. Dal discorso di Winston Churchill, che mette in guardia contro i pericoli di un’Europa divisa, durante la conferenza al Westminster College di Fulton (Missouri), il 5 marzo 1946, alla prima omelia di Papa Francesco, per l’inaugurazione del suo Pontificato, il 19 marzo 2013. Sessantasette anni di storia, durante i quali una serie di discorsi di leader di tutto il mondo si sono impressi nella memoria di chi ha avuto la fortuna di ascoltarli in diretta o di coloro che, nel tempo, hanno potuto leggerli, nella trascrizione della propria lingua.

In questa antologia convergono così una pluralità di voci e di temi, dall’epoca della ricostruzione postbellica ai giorni nostri. Nell’introduzione, Hywel Williams ricorda che molti degli oratori hanno affrontato il tema dell’identità nazionale: Ben-Gurion in Israele, Nehru in India, Nyerere in Tanzania e de Valera in Irlanda. Mentre il Regno Unito di Margaret Thatcher e la Francia di Charles de Gaulle esemplificano il caso di Paesi il cui forte senso della cultura nazionale era strettamente connesso a una lunga storia di organizzazione statuale. D’altra parte, Pierre Trudeau cercò di ancorare il sentimento nazionale canadese a una nuova Costituzione che sapesse aspirare all’unità, nel rispetto della diversità. La difesa dei popoli australiani aborigeni, da parte di Kevin Rudd, va al di là dell’analisi politica, per sollecitare il Paese a impegnarsi in una nuova fase di scoperta di se stesso.

Così nell’immaginario collettivo sono restate impresse tante frasi d’effetto. Come quelle di Eleanor Roosevelt del 9 dicembre 1948 (“Il problema fondamentale che affronta il mondo oggi… è la salvaguardia della libertà umana”, in occasione dell’adozione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani) e di Mao Zedong: “Che cento fiori sboccino, che cento scuole di pensiero rivaleggino” (27 febbraio 1957). Oppure: “Non chiedetevi cosa il vostro Paese può fare per voi, ma che cosa potete fare voi per il vostro Paese” di John F.Kennedy (20 gennaio 1961); “Ho un sogno” di Martin Luther King (20 agosto 1963); “Una nazione arcobaleno in pace con se stessa e con il mondo” di Nelson Mandela (10 maggio 1994); “Questa è la vostra vittoria” di Barack Obama (4 novembre 2008). Solo, davanti alla folla all’aperto o al pubblico in un’aula magna, a percepire l’attesa dell’intervento e a trasmettere un limpido pensiero. È il segreto dell’oratore, il richiamo delle parole alla mente e al cuore degli uditori. 

I 43 testi riportati nel volume sono accompagnati da una cronologia, che inquadra la vita dell’oratore e contestualizza storicamente i temi dei discorsi.

m.d.v.

“I discorsi che hanno cambiato il mondo moderno” di Hywel Williams (Ed. White Star) è una storia del mondo attraverso le parole dei grandi personaggi del XX secolo e dei primi anni del 2000. Dal discorso di Winston Churchill, che mette in guardia contro i pericoli di un’Europa divisa, durante la conferenza al Westminster College di Fulton (Missouri), il 5 marzo 1946, alla prima omelia di Papa Francesco, per l’inaugurazione del suo Pontificato, il 19 marzo 2013. Sessantasette anni di storia, durante i quali una serie di discorsi di leader di tutto il mondo si sono impressi nella memoria di chi ha avuto la fortuna di ascoltarli in diretta o di coloro che, nel tempo, hanno potuto leggerli, nella trascrizione della propria lingua.

In questa antologia convergono così una pluralità di voci e di temi, dall’epoca della ricostruzione postbellica ai giorni nostri. Nell’introduzione, Hywel Williams ricorda che molti degli oratori hanno affrontato il tema dell’identità nazionale: Ben-Gurion in Israele, Nehru in India, Nyerere in Tanzania e de Valera in Irlanda. Mentre il Regno Unito di Margaret Thatcher e la Francia di Charles de Gaulle esemplificano il caso di Paesi il cui forte senso della cultura nazionale era strettamente connesso a una lunga storia di organizzazione statuale. D’altra parte, Pierre Trudeau cercò di ancorare il sentimento nazionale canadese a una nuova Costituzione che sapesse aspirare all’unità, nel rispetto della diversità. La difesa dei popoli australiani aborigeni, da parte di Kevin Rudd, va al di là dell’analisi politica, per sollecitare il Paese a impegnarsi in una nuova fase di scoperta di se stesso.

Così nell’immaginario collettivo sono restate impresse tante frasi d’effetto. Come quelle di Eleanor Roosevelt del 9 dicembre 1948 (“Il problema fondamentale che affronta il mondo oggi… è la salvaguardia della libertà umana”, in occasione dell’adozione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani) e di Mao Zedong: “Che cento fiori sboccino, che cento scuole di pensiero rivaleggino” (27 febbraio 1957). Oppure: “Non chiedetevi cosa il vostro Paese può fare per voi, ma che cosa potete fare voi per il vostro Paese” di John F.Kennedy (20 gennaio 1961); “Ho un sogno” di Martin Luther King (20 agosto 1963); “Una nazione arcobaleno in pace con se stessa e con il mondo” di Nelson Mandela (10 maggio 1994); “Questa è la vostra vittoria” di Barack Obama (4 novembre 2008). Solo, davanti alla folla all’aperto o al pubblico in un’aula magna, a percepire l’attesa dell’intervento e a trasmettere un limpido pensiero. È il segreto dell’oratore, il richiamo delle parole alla mente e al cuore degli uditori. 

I 43 testi riportati nel volume sono accompagnati da una cronologia, che inquadra la vita dell’oratore e contestualizza storicamente i temi dei discorsi.

m.d.v.

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