I federali

Crisi economica, benzina, immigrati, inflazione, Europa: sono tanti i problemi sui quali il governo troverà la quadra perché si tratta di questioni che non possono graffiare la coalizione. Il primo, vero banco di prova della tenuta politica del centro destra è la riforma sull’Autonomia differenziata. Qui davvero è in gioco una diversa visione del Paese: quella più nazionale di Fratelli d’Italia e Azzurri e quella più “nordista” della Lega di Salvini, costretto ad assecondare le istanze di un Nord che lo ha tradito alle urne a scapito di quel partito nazionale tanto agognato ma che è ancora in fase di gestazione. Massimiliano Fedriga, presidente leghista della Regione Friuli Venezia Giulia, in questa delicata partita è una sorta di cuscinetto giacché ricopre un ruolo di mediazione tra il Governo e le Regioni tutte. E proprio ieri, nel tardo pomeriggio, a ridosso del vertice tra i ministri Calderoli, Tajani, Fito, Salvini con il premier Meloni, faceva voti di ottimismo. “Siamo sulla strada giusta, quella che ha imboccato la discesa”, è stato il suo primo commento. Poi ha ricordato che sull’Autonomia differenziata “c’è un testo inviato al ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, al Governo e alla Conferenza delle Regioni che recepisce i punti decisi all’unanimità dalla Conferenza medesima”. Si tratta delle integrazioni della Conferenza alla bozza che il ministro Calderoli aveva inviato. Le Regioni hanno suggerito al ministro alcune “precisazioni” al testo del suo provvedimento di otto punti fatti propri all’unanimità e che rappresentano i “principi cardine dell’autonomia”. I primi due sono sicuramente quelli più importanti perché puntano a evitare possibili strappi Stato e Regioni. Il primo di questi punti della Conferenza delle Regioni riguarda il valore fondativo dell’art. 5 della Costituzione: la promozione delle autonomie quale principio alla base dell’ordinamento della Repubblica, mentre il secondo parla del principio di unità e indivisibilità della Repubblica, anch’esso contenuto nell’art. 5 della Costituzione. “Mi pare evidente – sono state ancora le parole del governatore del Fvg – che stiamo andando in una direzione di collaborazione istituzionale e proprio per questo è importante in tale senso. Per questo mi auguro che la condivisione, scevra da interessi partitici, possa andare avanti senza intoppi”. Fedriga ha poi ribadito che “sui giornali leggo dichiarazioni diverse da quanti deciso dalla Conferenza delle Regioni. Mi risulta infatti che la bozza che ci ha inviato il ministro Calderoli recepisca gli otto punti che sono stati richiesti dalle Regioni e quindi mi auguro che tutti lavorino nel merito perché altrimenti qualsiasi cosa, qualsiasi obiettivo diventerebbe non fattibile e, anzi, strumentale”. Fedriga ha poi ripetuto che “tutto quello che abbiano chiesto come Regioni è stato recepito, ma è chiaro che se c’è ancora qualcosa da migliorare, miglioriamolo. Non si può, invece, cercare di prendere posizioni lontane della realtà”. Dunque, i punti sollevati dalle Regioni sono stati tutti recepiti. “Inoltre – ha fatto notare ancora il presidente del Fvg – nella legge di Stabilità è stata finalmente istituita una commissione per i livelli essenziali delle prestazioni (Lep) a cui parteciperanno anche le Regioni Di questo siamo ovviamente soddisfatti e ci auguriamo che si potrà proseguire con il medesimo impegno e la medesima collaborazione istituzionale che è stata fin qui espressa”. Fedriga, inoltre aveva più volte sottolineato che l’Autonomia differenziata “non è una lotta di potere tra lo Stato e i territori. L’autonomia deve essere vista in questo modo: come posso svolgere al meglio un servizio per i cittadini? Chi deve esercitare quella funzione perché questo servizio possa essere migliorato e magari la spesa ottimizzata? Con questo ragionamento bisogna quindi dire chi è meglio che svolga la competenza. Lo Stato o le Regioni? E su questo deve concentrarsi il ragionamento”. Uno dei nodi invece sui quali Fedriga preferisce glissare riguarda i tempi di approvazione del provvedimento. Matteo Salvini sta spingendo per chiudere la “pratica” prima delle elezioni regionali, consapevole che quello dell’autonomia rappresenta un tema caldo e prioritario per la Lombardia e anche per il Friuli Venezia Giulia che non andrà al voto a febbraio, ma ad aprile. Fi e Fratelli d’Italia, invece, sono più prudenti e frenano (si vota anche nel Lazio dove la questione dell’Autonomia differenziata non è certo tra le priorità nei programmi dei vari partiti) nel timore che una decisione troppo sbrigativa possa riattizzare il fuoco delle polemiche soprattutto al Sud, il cui fronte dei scettici è guidato dai governatori campano e pugliese, De Luca ed Emiliano. Fedriga non commenta, ma nel suo entourage si vocifera che (anche) su questa questione abbia preso le distanze dal suo segretario, sposando la linea della prudenza con l’obiettivo di arrivare alla riforma senza provocare però strappi politici.
Crisi economica, benzina, immigrati, inflazione, Europa: sono tanti i problemi sui quali il governo troverà la quadra perché si tratta di questioni che non possono graffiare la coalizione. Il primo, vero banco di prova della tenuta politica del centro destra è la riforma sull’Autonomia differenziata. Qui davvero è in gioco una diversa visione del Paese: quella più nazionale di Fratelli d’Italia e Azzurri e quella più “nordista” della Lega di Salvini, costretto ad assecondare le istanze di un Nord che lo ha tradito alle urne a scapito di quel partito nazionale tanto agognato ma che è ancora in fase di gestazione. Massimiliano Fedriga, presidente leghista della Regione Friuli Venezia Giulia, in questa delicata partita è una sorta di cuscinetto giacché ricopre un ruolo di mediazione tra il Governo e le Regioni tutte. E proprio ieri, nel tardo pomeriggio, a ridosso del vertice tra i ministri Calderoli, Tajani, Fito, Salvini con il premier Meloni, faceva voti di ottimismo. “Siamo sulla strada giusta, quella che ha imboccato la discesa”, è stato il suo primo commento. Poi ha ricordato che sull’Autonomia differenziata “c’è un testo inviato al ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, al Governo e alla Conferenza delle Regioni che recepisce i punti decisi all’unanimità dalla Conferenza medesima”. Si tratta delle integrazioni della Conferenza alla bozza che il ministro Calderoli aveva inviato. Le Regioni hanno suggerito al ministro alcune “precisazioni” al testo del suo provvedimento di otto punti fatti propri all’unanimità e che rappresentano i “principi cardine dell’autonomia”. I primi due sono sicuramente quelli più importanti perché puntano a evitare possibili strappi Stato e Regioni. Il primo di questi punti della Conferenza delle Regioni riguarda il valore fondativo dell’art. 5 della Costituzione: la promozione delle autonomie quale principio alla base dell’ordinamento della Repubblica, mentre il secondo parla del principio di unità e indivisibilità della Repubblica, anch’esso contenuto nell’art. 5 della Costituzione. “Mi pare evidente – sono state ancora le parole del governatore del Fvg – che stiamo andando in una direzione di collaborazione istituzionale e proprio per questo è importante in tale senso. Per questo mi auguro che la condivisione, scevra da interessi partitici, possa andare avanti senza intoppi”. Fedriga ha poi ribadito che “sui giornali leggo dichiarazioni diverse da quanti deciso dalla Conferenza delle Regioni. Mi risulta infatti che la bozza che ci ha inviato il ministro Calderoli recepisca gli otto punti che sono stati richiesti dalle Regioni e quindi mi auguro che tutti lavorino nel merito perché altrimenti qualsiasi cosa, qualsiasi obiettivo diventerebbe non fattibile e, anzi, strumentale”. Fedriga ha poi ripetuto che “tutto quello che abbiano chiesto come Regioni è stato recepito, ma è chiaro che se c’è ancora qualcosa da migliorare, miglioriamolo. Non si può, invece, cercare di prendere posizioni lontane della realtà”. Dunque, i punti sollevati dalle Regioni sono stati tutti recepiti. “Inoltre – ha fatto notare ancora il presidente del Fvg – nella legge di Stabilità è stata finalmente istituita una commissione per i livelli essenziali delle prestazioni (Lep) a cui parteciperanno anche le Regioni Di questo siamo ovviamente soddisfatti e ci auguriamo che si potrà proseguire con il medesimo impegno e la medesima collaborazione istituzionale che è stata fin qui espressa”. Fedriga, inoltre aveva più volte sottolineato che l’Autonomia differenziata “non è una lotta di potere tra lo Stato e i territori. L’autonomia deve essere vista in questo modo: come posso svolgere al meglio un servizio per i cittadini? Chi deve esercitare quella funzione perché questo servizio possa essere migliorato e magari la spesa ottimizzata? Con questo ragionamento bisogna quindi dire chi è meglio che svolga la competenza. Lo Stato o le Regioni? E su questo deve concentrarsi il ragionamento”. Uno dei nodi invece sui quali Fedriga preferisce glissare riguarda i tempi di approvazione del provvedimento. Matteo Salvini sta spingendo per chiudere la “pratica” prima delle elezioni regionali, consapevole che quello dell’autonomia rappresenta un tema caldo e prioritario per la Lombardia e anche per il Friuli Venezia Giulia che non andrà al voto a febbraio, ma ad aprile. Fi e Fratelli d’Italia, invece, sono più prudenti e frenano (si vota anche nel Lazio dove la questione dell’Autonomia differenziata non è certo tra le priorità nei programmi dei vari partiti) nel timore che una decisione troppo sbrigativa possa riattizzare il fuoco delle polemiche soprattutto al Sud, il cui fronte dei scettici è guidato dai governatori campano e pugliese, De Luca ed Emiliano. Fedriga non commenta, ma nel suo entourage si vocifera che (anche) su questa questione abbia preso le distanze dal suo segretario, sposando la linea della prudenza con l’obiettivo di arrivare alla riforma senza provocare però strappi politici.
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