I funerali in mondovisione e i 50 mila in piazza San Pietro per l’addio a Ratzinger

Sono stati intensi questi giorni dal 31 dicembre scorso fino al rito finale dei funerali. Infatti, da quando è avvenuta la traslazione della salma nella Basilica di San Pietro e dopo che sono accorse oltre 20mila persone in Basilica per poterlo salutare, comprese le maggiori cariche dello Stato, i preparativi da parte del cerimoniale vaticano sono stati impegnativi, seppur inconsueti, in quanto non vi sono i conseguenti “novindiali” preparatori del conclave – come invece accade di solito quando muore un Papa -, per effettuare le elezioni e scegliere il suo successore. Come previsto, il funerale è stato trasmesso in mondovisione e in diretta da San Pietro, a partire dalle ore 8.45, quando il feretro con le spoglie di Joseph Ratzinger è stato portato sul sagrato. Tutto inizia con la recita del rosario. La messa, prevista per le ore 9.30, è stata presieduta da Papa Francesco il quale ha pronunciato l’Omelia, ma a celebrare è stato il Cardinale Giovan Battista Re, in qualità di decano del Collegio cardinalizio. Nell’omelia Bergoglio parte dal vangelo, ricordando le ultime parole pronunciate da Cristo sulla croce: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. E rivolgendosi al Papa emerito afferma: “Siamo qui con il profumo della gratitudine e l’unguento della speranza per dimostrargli, ancora una volta, l’amore che non si perde”. Parole intense quelle pronunciate da Papa Francesco, il quale in un passaggio del suo discorso aggiunge: “Oggi grati per la sua sapienza, delicatezza e dedizione”. Proprio Benedetto XVI si definì il “semplice Pellegrino” in occasione dell’ultima apparizione pubblica in Castel Gandolfo, in data 28 febbraio 2013 (dopo le dimissioni). Quando la bara di cipresso è stata chiusa, al suo interno sono state inserite le medaglie e le monete coniate durante il suo Pontificato, i palli del vescovo e il rogito in un apposito tubo di metallo. Il funerale è stato un evento epocale: ha visto la presenza di più di 50mila fedeli emozionati e commossi che chiedevano già dai giorni scorsi a gran voce di voler Benedetto XVI Santo. Quello che è successo il 5 gennaio si può considerare cruciale per la Chiesa del terzo millennio, oltre che un unicum. Basti pensare che hanno partecipato alla celebrazione anche 120 cardinali ed almeno 4mila sacerdoti. Inoltre, per tale evento sono stati accreditati più di 600 giornalisti da tutto il mondo. Non solo, ma pur non essendo formalmente dei funerali di Stato, sono state accreditate importanti delegazioni ufficiali come quella dell’Italia – alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella (con il nostro paese in lutto, mentre non lo è stato il Vaticano). Per la Germania erano presenti il presidente Frank-Walter Steinmeier, il cancelliere Olaf Scholz, il primo ministro della Baviera, Markus Söeder (presente a titolo privato). Poi erano presenti i sovrani del Belgio, Filippo e Mathilde, il presidente polacco Andrzej Duda e quello portoghese, Marcelo Rebelo de Sousa, nonché la regina madre della Spagna, Sofia. Insomma, la partecipazione è stata di spessore, anchali di Benedetto XVI e in merito alle relazioni e i rapporti ecumenici, intrapresi durante il suo pontificato, da Papa Benedetto XVI, che ha determinato la presenza di importanti rappresentanti ecumenici, come Antony di Volokolamsk, presidente del Dipartimento per le Relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca.Tra gli altri, il metropolita Emmanuel di Calcedonia e Policarpo d’Italia, per il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli. Dopo la messa il feretro è stato portato nelle Grotte vaticane per la sepoltura. Qui, come già annunciato dalla Sala Stampa Vaticana, il rito prevede che il feretro sia stato posto in una bara di zinco e sigillato. Di seguito la bara di zinco è stata collocata in un’altra bara di legno e prima di essere sepolta viene messa una fettuccia intorno alla bara, dei sigilli della Camera apostolica, della Casa pontificia e delle Celebrazioni liturgiche per poi effettuare la tumulazione. Il tutto è stato eseguito in forma privata. Cosa lascia la scomparsa di Ratzinger al Popolo di Dio? Sicuramente la piena realizzazione, in base alle sue forze e ai suoi intendimenti, del suo Pontificato; affermando infatti, poco prima di abbandonare questo mondo terreno: “Gesù Ti Amo!”. Non è stato sicuramente facile per Papa Benedetto XVI raccogliere il testimone lasciato da San Giovanni Paolo II. Basti pensare che verrà sepolto proprio nella stessa tomba dove era il Papa polacco prima di essere beatificato. Sono stati dei funerali semplici ma unici, che sicuramente rimarranno alla storia.

Sono stati intensi questi giorni dal 31 dicembre scorso fino al rito finale dei funerali. Infatti, da quando è avvenuta la traslazione della salma nella Basilica di San Pietro e dopo che sono accorse oltre 20mila persone in Basilica per poterlo salutare, comprese le maggiori cariche dello Stato, i preparativi da parte del cerimoniale vaticano sono stati impegnativi, seppur inconsueti, in quanto non vi sono i conseguenti “novindiali” preparatori del conclave – come invece accade di solito quando muore un Papa -, per effettuare le elezioni e scegliere il suo successore. Come previsto, il funerale è stato trasmesso in mondovisione e in diretta da San Pietro, a partire dalle ore 8.45, quando il feretro con le spoglie di Joseph Ratzinger è stato portato sul sagrato. Tutto inizia con la recita del rosario. La messa, prevista per le ore 9.30, è stata presieduta da Papa Francesco il quale ha pronunciato l’Omelia, ma a celebrare è stato il Cardinale Giovan Battista Re, in qualità di decano del Collegio cardinalizio. Nell’omelia Bergoglio parte dal vangelo, ricordando le ultime parole pronunciate da Cristo sulla croce: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. E rivolgendosi al Papa emerito afferma: “Siamo qui con il profumo della gratitudine e l’unguento della speranza per dimostrargli, ancora una volta, l’amore che non si perde”. Parole intense quelle pronunciate da Papa Francesco, il quale in un passaggio del suo discorso aggiunge: “Oggi grati per la sua sapienza, delicatezza e dedizione”. Proprio Benedetto XVI si definì il “semplice Pellegrino” in occasione dell’ultima apparizione pubblica in Castel Gandolfo, in data 28 febbraio 2013 (dopo le dimissioni). Quando la bara di cipresso è stata chiusa, al suo interno sono state inserite le medaglie e le monete coniate durante il suo Pontificato, i palli del vescovo e il rogito in un apposito tubo di metallo. Il funerale è stato un evento epocale: ha visto la presenza di più di 50mila fedeli emozionati e commossi che chiedevano già dai giorni scorsi a gran voce di voler Benedetto XVI Santo. Quello che è successo il 5 gennaio si può considerare cruciale per la Chiesa del terzo millennio, oltre che un unicum. Basti pensare che hanno partecipato alla celebrazione anche 120 cardinali ed almeno 4mila sacerdoti. Inoltre, per tale evento sono stati accreditati più di 600 giornalisti da tutto il mondo. Non solo, ma pur non essendo formalmente dei funerali di Stato, sono state accreditate importanti delegazioni ufficiali come quella dell’Italia – alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella (con il nostro paese in lutto, mentre non lo è stato il Vaticano). Per la Germania erano presenti il presidente Frank-Walter Steinmeier, il cancelliere Olaf Scholz, il primo ministro della Baviera, Markus Söeder (presente a titolo privato). Poi erano presenti i sovrani del Belgio, Filippo e Mathilde, il presidente polacco Andrzej Duda e quello portoghese, Marcelo Rebelo de Sousa, nonché la regina madre della Spagna, Sofia. Insomma, la partecipazione è stata di spessore, anchali di Benedetto XVI e in merito alle relazioni e i rapporti ecumenici, intrapresi durante il suo pontificato, da Papa Benedetto XVI, che ha determinato la presenza di importanti rappresentanti ecumenici, come Antony di Volokolamsk, presidente del Dipartimento per le Relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca.Tra gli altri, il metropolita Emmanuel di Calcedonia e Policarpo d’Italia, per il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli. Dopo la messa il feretro è stato portato nelle Grotte vaticane per la sepoltura. Qui, come già annunciato dalla Sala Stampa Vaticana, il rito prevede che il feretro sia stato posto in una bara di zinco e sigillato. Di seguito la bara di zinco è stata collocata in un’altra bara di legno e prima di essere sepolta viene messa una fettuccia intorno alla bara, dei sigilli della Camera apostolica, della Casa pontificia e delle Celebrazioni liturgiche per poi effettuare la tumulazione. Il tutto è stato eseguito in forma privata. Cosa lascia la scomparsa di Ratzinger al Popolo di Dio? Sicuramente la piena realizzazione, in base alle sue forze e ai suoi intendimenti, del suo Pontificato; affermando infatti, poco prima di abbandonare questo mondo terreno: “Gesù Ti Amo!”. Non è stato sicuramente facile per Papa Benedetto XVI raccogliere il testimone lasciato da San Giovanni Paolo II. Basti pensare che verrà sepolto proprio nella stessa tomba dove era il Papa polacco prima di essere beatificato. Sono stati dei funerali semplici ma unici, che sicuramente rimarranno alla storia.

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