I furbetti del Senato

Scoperte le manine gentili che volevano innalzare gli stipendi dei paperoni della Pa. L’indiscrezione arriva dai palazzi che contano o meglio ancora dalle stanze del Nazareno. Secondo quanto riferiscono alcuni volti noti dell’universo dem, ci sarebbe stato un vero e proprio accordo tra Pd e 5 Stelle per accaparrarsi le simpatie dei grandi manager. A stipularlo i presidenti delle commissioni Finanze e Bilancio di Palazzo Madama, Luciano D’Alfonso e Daniele Pesco. I relatori dell’articolo 41 del Dl aiuti bis, senza fare troppo rumore, avrebbero cambiato le carte, mandando in tilt l’esecutivo Draghi e rallentando nei fatti un provvedimento che avrebbe aiutato famiglie e imprese in un momento di crisi.

L’arcano svelato

Il giallo, che tanto ha fatto discutere, viene risolto dall’ex capogruppo dem Luigi Zanda, che commentando un’intervista rilasciata dal compagno di partito al Corsera, spiega come non si può presentare un emendamento per gentilezza. “È incredibile quanto accaduto – spiega in una nota. D’Alfonso ha dichiarato che lui e Pesco non hanno potuto leggere per ragioni di fretta un atto legislativo del governo, su cui però non hanno esitato a dare in aula un parere favorevole”. Il veterano parlamentare, quindi, lascia intendere come non si tratterebbe di un errore dovuto a inesperienza o imperizia, ma ci sarebbe stata una strategia ben precisa per cambiare le carte.

Caos dem

Il tanto commentato articolo 41, quindi, divide in due il Nazareno. La parte arrabbiata è quella che fa riferimento ai candidati nei collegi uninominali. I vari Marcucci e Cirinnà, impegnati a racimolare consensi sui territori, avrebbero, ancora una volta, alzato la voce: “Come facciamo a chiedere i voti a chi non riesce a pagare le bollette, mentre ci sono dirigenti che potrebbero guadagnare più dell’inquilino della Casa Bianca”. Rumore, però, non visto di buon occhio da chi invece voleva tenere il tutto in soffitta. Per i più informati, non sono ore semplici per la capogruppo Simona Malpezzi, la quale deve confrontarsi con un vero e proprio terremoto interno al partito.

Draghi flirta con Meloni

Le indiscrezioni sul Dl aiuti fanno arrabbiare e non poco il centrodestra. Tutte le forze della coalizione, sin dal primo momento, hanno considerato impopolare mettere mano alle buste paga dei burocrati durante l’inverno più freddo di sempre. In questo caso, non c’è differenza tra chi è in maggioranza e chi in opposizione. Il partito della Meloni, intanto, flirta con Mario Draghi. Lo scaricabarile di Letta per giustificarsi davanti ai suoi, secondo i rumors, avrebbe fatto arrabbiare e non poco l’inquilino di Palazzo Chigi, che a questo punto potrebbe prendere le distanze definitivamente da chi fino a oggi lo ha sostenuto. L’ex presidente della Bce, come si vocifera da tempo, potrebbe avere ancora un ruolo di governo qualora vincessero i conservatori. Un arcano svelato anche dall’ex ministro Giulio Tremonti, che sconsiglia al premier di fare da tutore a Giorgia. Dietro tali dichiarazioni, però, potrebbe esserci una corsa a due proprio per occupare il dicastero di via Venti Settembre.

Il governo si divide

Il Dl aiuti bis, intanto, crea qualche problema all’esecutivo Draghi. Se Letta deve guardarsi le spalle dai suoi, neanche il banchiere può dormire sogni tranquilli quando c’è bisogno di fidarsi dei collaboratori. A causa di una disattenzione volontaria o meno del suo fedelissimo Daniele Franco, riceve la prima “mattarellata” della vita. Se si fa arrabbiare Re Sergio in Italia, però, non si ha vita lunga. 

Scoperte le manine gentili che volevano innalzare gli stipendi dei paperoni della Pa. L’indiscrezione arriva dai palazzi che contano o meglio ancora dalle stanze del Nazareno. Secondo quanto riferiscono alcuni volti noti dell’universo dem, ci sarebbe stato un vero e proprio accordo tra Pd e 5 Stelle per accaparrarsi le simpatie dei grandi manager. A stipularlo i presidenti delle commissioni Finanze e Bilancio di Palazzo Madama, Luciano D’Alfonso e Daniele Pesco. I relatori dell’articolo 41 del Dl aiuti bis, senza fare troppo rumore, avrebbero cambiato le carte, mandando in tilt l’esecutivo Draghi e rallentando nei fatti un provvedimento che avrebbe aiutato famiglie e imprese in un momento di crisi.

L’arcano svelato

Il giallo, che tanto ha fatto discutere, viene risolto dall’ex capogruppo dem Luigi Zanda, che commentando un’intervista rilasciata dal compagno di partito al Corsera, spiega come non si può presentare un emendamento per gentilezza. “È incredibile quanto accaduto – spiega in una nota. D’Alfonso ha dichiarato che lui e Pesco non hanno potuto leggere per ragioni di fretta un atto legislativo del governo, su cui però non hanno esitato a dare in aula un parere favorevole”. Il veterano parlamentare, quindi, lascia intendere come non si tratterebbe di un errore dovuto a inesperienza o imperizia, ma ci sarebbe stata una strategia ben precisa per cambiare le carte.

Caos dem

Il tanto commentato articolo 41, quindi, divide in due il Nazareno. La parte arrabbiata è quella che fa riferimento ai candidati nei collegi uninominali. I vari Marcucci e Cirinnà, impegnati a racimolare consensi sui territori, avrebbero, ancora una volta, alzato la voce: “Come facciamo a chiedere i voti a chi non riesce a pagare le bollette, mentre ci sono dirigenti che potrebbero guadagnare più dell’inquilino della Casa Bianca”. Rumore, però, non visto di buon occhio da chi invece voleva tenere il tutto in soffitta. Per i più informati, non sono ore semplici per la capogruppo Simona Malpezzi, la quale deve confrontarsi con un vero e proprio terremoto interno al partito.

Draghi flirta con Meloni

Le indiscrezioni sul Dl aiuti fanno arrabbiare e non poco il centrodestra. Tutte le forze della coalizione, sin dal primo momento, hanno considerato impopolare mettere mano alle buste paga dei burocrati durante l’inverno più freddo di sempre. In questo caso, non c’è differenza tra chi è in maggioranza e chi in opposizione. Il partito della Meloni, intanto, flirta con Mario Draghi. Lo scaricabarile di Letta per giustificarsi davanti ai suoi, secondo i rumors, avrebbe fatto arrabbiare e non poco l’inquilino di Palazzo Chigi, che a questo punto potrebbe prendere le distanze definitivamente da chi fino a oggi lo ha sostenuto. L’ex presidente della Bce, come si vocifera da tempo, potrebbe avere ancora un ruolo di governo qualora vincessero i conservatori. Un arcano svelato anche dall’ex ministro Giulio Tremonti, che sconsiglia al premier di fare da tutore a Giorgia. Dietro tali dichiarazioni, però, potrebbe esserci una corsa a due proprio per occupare il dicastero di via Venti Settembre.

Il governo si divide

Il Dl aiuti bis, intanto, crea qualche problema all’esecutivo Draghi. Se Letta deve guardarsi le spalle dai suoi, neanche il banchiere può dormire sogni tranquilli quando c’è bisogno di fidarsi dei collaboratori. A causa di una disattenzione volontaria o meno del suo fedelissimo Daniele Franco, riceve la prima “mattarellata” della vita. Se si fa arrabbiare Re Sergio in Italia, però, non si ha vita lunga. 

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