I Kalush Orchestra volano in finale all’Eurovision: musica per le orecchie dei filo Zelensky

E sebbene il leader del gruppo ripeta che la loro canzone Stefania era tra le  favorite anche prima dell’inizio del conflitto, è evidente che l’impatto emotivo della guerra ha un peso, tant’è vero che per i bookmakers di Eurovisionworld.com il successo della band è praticamente scontato: le probabilità di una loro vincita sono arrivate al 47%. Sam Ryder, rappresentante del Regno Unito con Space Man è il terzo favorito con una probabilità del 10%, mentre l’Italia è al secondo posto con una probabilità del 15%. Persino gli altri artisti non vogliono entrare in competizione con gli ucraini: il nostro Mahmood, ha detto chiaramente che avrebbe concesso la vittoria a loro se ‘servisse’ a qualcosa e tra i tavoli dei concorrenti, ieri, abbiamo visto un tripudio di bandiere gialloblu. Pure gli eventi che si sono svolti al Village Valentino sembrano essere stati tutti concepiti per spingere il pubblico ad empatizzare per i Kalush: dagli interventi di giornaliste ucraine, al gruppo rap loro connazionale scelto per aprire l’affollato concerto dei Negrita, è evidente come la stessa organizzazione del festival abbia già scelto i suoi beniamini e punti su una finale dei buoni sentimenti. Su Spotify, giudice insindacabile del gradimento del pubblico, ad oggi il loro brano Stefania conta 6 milioni di ascolti, contro i 7 dei simpatici finalisti norvegesi e i 14 della finalista olandese S10. Brividi di Mahmood e Blanco conta addirittura 80 milioni di stream. Gli ascolti insomma ci sono, ma sono pochi rispetto al battage pubblicitario di cui è protagonista la band: segno che una loro vittoria poco avrà a che fare con il gradimento della loro musica. Va detto che i Kalush all’Eurovision, poi, non dovevano nemmeno esserci. L’originaria candidata per l’Ucraina, Alina Pash, è stata costretta a rinunciare alla competizione per motivi politici. “Colpa” di un suo viaggio in Crimea nel 2015. Inutile per Alina ribadire che il viaggio non fosse legato al lavoro: per le leggi ucraine agli artisti è vietato accedervi. L’interprete di Shadows of Forgotten Ancestors, brano qualificato per Torino, ha deciso di ritirarsi. “Sono un’artista, non faccio politica. Non ho un esercito di PR, manager e avvocati per resistere a tutti questi attacchi, alle minacce. Non voglio questa guerra virtuale, quella vera è arrivata nel mio Paese nel 2014. Non voglio far parte di questa storia sporca”, ha dichiarato. Parole dalle quali trasparisce amarezza e un cenno a giochi politici dietro gli attacchi che l’hanno vista protagonista, relativo a un evento di anni prima tornato ‘opportunamente’ sulla scena quando era più utile. I Kalush Orchestra insomma commuovono anche se non piacciono: e se le sorti dell’Ucraina in guerra sono incerte, le chance di vittoria per il popolo nella effimera competizione canterina sono molto più alte.

E sebbene il leader del gruppo ripeta che la loro canzone Stefania era tra le  favorite anche prima dell’inizio del conflitto, è evidente che l’impatto emotivo della guerra ha un peso, tant’è vero che per i bookmakers di Eurovisionworld.com il successo della band è praticamente scontato: le probabilità di una loro vincita sono arrivate al 47%. Sam Ryder, rappresentante del Regno Unito con Space Man è il terzo favorito con una probabilità del 10%, mentre l’Italia è al secondo posto con una probabilità del 15%. Persino gli altri artisti non vogliono entrare in competizione con gli ucraini: il nostro Mahmood, ha detto chiaramente che avrebbe concesso la vittoria a loro se ‘servisse’ a qualcosa e tra i tavoli dei concorrenti, ieri, abbiamo visto un tripudio di bandiere gialloblu. Pure gli eventi che si sono svolti al Village Valentino sembrano essere stati tutti concepiti per spingere il pubblico ad empatizzare per i Kalush: dagli interventi di giornaliste ucraine, al gruppo rap loro connazionale scelto per aprire l’affollato concerto dei Negrita, è evidente come la stessa organizzazione del festival abbia già scelto i suoi beniamini e punti su una finale dei buoni sentimenti. Su Spotify, giudice insindacabile del gradimento del pubblico, ad oggi il loro brano Stefania conta 6 milioni di ascolti, contro i 7 dei simpatici finalisti norvegesi e i 14 della finalista olandese S10. Brividi di Mahmood e Blanco conta addirittura 80 milioni di stream. Gli ascolti insomma ci sono, ma sono pochi rispetto al battage pubblicitario di cui è protagonista la band: segno che una loro vittoria poco avrà a che fare con il gradimento della loro musica. Va detto che i Kalush all’Eurovision, poi, non dovevano nemmeno esserci. L’originaria candidata per l’Ucraina, Alina Pash, è stata costretta a rinunciare alla competizione per motivi politici. “Colpa” di un suo viaggio in Crimea nel 2015. Inutile per Alina ribadire che il viaggio non fosse legato al lavoro: per le leggi ucraine agli artisti è vietato accedervi. L’interprete di Shadows of Forgotten Ancestors, brano qualificato per Torino, ha deciso di ritirarsi. “Sono un’artista, non faccio politica. Non ho un esercito di PR, manager e avvocati per resistere a tutti questi attacchi, alle minacce. Non voglio questa guerra virtuale, quella vera è arrivata nel mio Paese nel 2014. Non voglio far parte di questa storia sporca”, ha dichiarato. Parole dalle quali trasparisce amarezza e un cenno a giochi politici dietro gli attacchi che l’hanno vista protagonista, relativo a un evento di anni prima tornato ‘opportunamente’ sulla scena quando era più utile. I Kalush Orchestra insomma commuovono anche se non piacciono: e se le sorti dell’Ucraina in guerra sono incerte, le chance di vittoria per il popolo nella effimera competizione canterina sono molto più alte.

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