I “Medici” nell’ultimo saggio di Claudia Tripodi Ascesa e potere di una grande dinastia

La “storia” della dinastia medicea, alla cui corte potere politico e mecenatismo crearono una interdipendenza uno dall’altra, si intreccia indissolubilmente con quella della cultura e dell’arte italiana e europea del XIV e XV secolo. 

La scrittrice Claudia Tripodi, Dottore di ricerca in Storia medievale, diplomata in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Firenze, nel suo ultimo saggio “I Medici. Ascesa e potere di una grande dinastia” (Diarcos editore, pag. 350, euro 18,00), ripercorre le vicende umane e politiche della dinastia Medici, delle lotte interne tra i diversi rami della stessa, dall’inizio della sua ascesa alla Signoria fiorentina nella seconda metà del ‘300 alla sua estinzione nella prima metà del ‘700.

La fortuna dei Medici inizia nel 1300 con gli investimenti in terreni nel Mugello e nel nucleo residenziale di Via Larga a Firenze fatti da Foligno di Conte e dai suoi fratelli e con Averardo (detto Bicci) dei Medici che operava nel credito e nella mercatura. All’inizio del 1400 per merito di  Giovanni (1360-1429), ultimo dei cinque figli di Averardo, che fece del suo Banco una delle principali case finanziarie d’Europa con sedi a Roma, Venezia e Napoli, si afferma la casata dei Medici di Cafaggiolo che – oltre che nel sistema bancario internazionale grazie ai legami con la Curia romana e all’amicizia di Giovanni con il Cardinale Baldassarre Costa, eletto papa col nome di Giovanni XXIII – inizia ad emergere e a primeggiare nella città di Firenze nel mecenatismo utilizzato come strumento di potere, un modo per ottenere il consenso necessario per impadronirsene e conservarlo per tutelare i suoi interessi e le sue operazioni finanziarie.

Suo figlio Cosimo, detto “il Vecchio” (1389-1464), il “pater patriae”, consolidò il predominio mediceo sulla città di Firenze dando inizio, pur senza titolo formale, alla “Signoria medicea”, una sorta di principato paternalistico rispettoso formalmente delle antiche istituzioni e degli assetti territoriali della repubblica fiorentina, che dominava attraverso il controllo delle corporazioni più importanti. Con Cosimo, il Banco Medici, che “si occupava degli affari della corte pontificia, divenne una delle più solide istituzioni bancarie del tempo”. L’ostentazione della propria ricchezza attraverso la committenza di opere civili e religiose a vantaggio della città, era per Cosimo, oltre che “una tra le più efficaci forme di propaganda”, ricorda Claudia Tripodi, anche un mezzo per ottenere benefici oltre che sulla terra anche nell’al di la. Il restauro del Convento di San Marco gli fece ottenere da Papa Eugenio IV “una bolla papale che certificò che con tale atto di carità egli aveva ottenuto l’espiazione dei suoi peccati”.

A Cosimo “il Vecchio”, succedette il figlio Piero “il Gottoso” che, costretto a letto a causa della malattia, aveva di fatto trasformato in palazzo della Signoria quello dei Medici divenuto “la sede dei dibattiti di governo” facendolo “assomigliare a un sovrano più che a un primo tra pari” 

Alla morte di Piero, il potere passò al figlio Lorenzo, passato alla storia come “il Magnifico” (1449-1492), uomo politico dall’intuizione acutissima e mecenate dalla borsa aperta quanto la mente. Il secolo che culminò con la Signoria del Magnifico (morto nel 1492), può considerarsi ancora oggi uno dei più luminosi della storia fiorentina, specie nel campo culturale e in quello artistico.  Grazie al suo mecenatismo, architetti, scultori, pittori, umanisti, letterati, filosofi (tra i quali Brunelleschi, Donatello, Masaccio, Leon Battista Alberti, Beato Angelico, Piero della Francesca, Botticelli, Angelo Poliziano, Marsilio Ficino, Pico della Mirandola) hanno potuto esprimere al meglio il loro genio divenendo artefici di quelle manifestazioni dell’arte e del pensiero che nella storia della civiltà e della cultura saranno ricordate con i termini Umanesimo e Rinascimento. 

Dopo la  morte di Lorenzo il Magnifico (1492), il successore Piero de’ Medici (1472-1503), cacciato dalle truppe spagnole di Carlo VIII, abbandona Firenze nel 1494. I Medici tornano al potere nel 1512  con Giuliano (1479-1516) e poi con Alessandro (1510-1537), figlio naturale di Lorenzo duca d’Urbino, che affossò  anche formalmente gli ordinamenti repubblicani e la Signoria assumendo il titolo ereditario di “duca della Repubblica Fiorentina” con il quale governa su gran parte della Toscana. Dopo Alessandro de’ Medici, assassinato nel 1537 da Lorenzino (1514-1548), discendente da un ramo collaterale della famiglia, il ramo principale dei Medici si estingue e il potere viene affidato a Cosimo I (1519-1574), nominato da papa Pio V granduca, che ingrandisce i possedimenti fiorentini con il controllo di Siena. La sua attività di consolidamento dello Stato e di prestigio personale avrà un seguito nell’opera dei successori, i granduchi Francesco I (1574-87), Ferdinando I (1587-1609) Cosimo II (1590- 1621) e Ferdinando II (1610-1670). Con il suo secondogenito Cosimo III (1639-1723), il granducato entra nella fase di massima decadenza economica e politica e con Gian Gastone (1671- 1737), terzogenito di Cosimo III, la dinastia dei Medici si estingue. Sua sorella Anna Maria Luisa (1667-1743), elettrice palatina, è ricordata come ispiratrice di un lungimirante provvedimento di tutela del patrimonio artistico cittadino.   Attraverso un intenso lavoro di ricostruzione di rapporti e interessi,Claudia Parodi con il libro “I Medici” con chiarezza di esposizione, coscienziosa ricerca delle fonti e chiaro commento di dati storici rende non solo interessante ma di piacevole lettura la storia di una famiglia che, tra l’altro, ha dato alla Chiesa due Papi  – Giovanni de’ Medici (1475-1521), figlio di Lorenzo de’ Medici salito nel 1513 al soglio pontificio col nome di Leone X e Giulio de’Medici (1478-1534) eletto papa nel 1523 che prese il nome di Clemente VII – e due Regine alla Francia: Caterina de’ Medici (1519-1589) diventata  nel 1559 regina di Francia dopo la morte del marito Enrico II di Valois e Maria de’ Medici (1572-1642), figlia di Francesco I granduca di Toscana, sposa di Enrico IV di Borbone re di Francia e alla sua morte, nel 1610, reggente per il figlio Luigi XIII.

 

Vittorio Esposito

 

La “storia” della dinastia medicea, alla cui corte potere politico e mecenatismo crearono una interdipendenza uno dall’altra, si intreccia indissolubilmente con quella della cultura e dell’arte italiana e europea del XIV e XV secolo. 

La scrittrice Claudia Tripodi, Dottore di ricerca in Storia medievale, diplomata in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Firenze, nel suo ultimo saggio “I Medici. Ascesa e potere di una grande dinastia” (Diarcos editore, pag. 350, euro 18,00), ripercorre le vicende umane e politiche della dinastia Medici, delle lotte interne tra i diversi rami della stessa, dall’inizio della sua ascesa alla Signoria fiorentina nella seconda metà del ‘300 alla sua estinzione nella prima metà del ‘700.

La fortuna dei Medici inizia nel 1300 con gli investimenti in terreni nel Mugello e nel nucleo residenziale di Via Larga a Firenze fatti da Foligno di Conte e dai suoi fratelli e con Averardo (detto Bicci) dei Medici che operava nel credito e nella mercatura. All’inizio del 1400 per merito di  Giovanni (1360-1429), ultimo dei cinque figli di Averardo, che fece del suo Banco una delle principali case finanziarie d’Europa con sedi a Roma, Venezia e Napoli, si afferma la casata dei Medici di Cafaggiolo che – oltre che nel sistema bancario internazionale grazie ai legami con la Curia romana e all’amicizia di Giovanni con il Cardinale Baldassarre Costa, eletto papa col nome di Giovanni XXIII – inizia ad emergere e a primeggiare nella città di Firenze nel mecenatismo utilizzato come strumento di potere, un modo per ottenere il consenso necessario per impadronirsene e conservarlo per tutelare i suoi interessi e le sue operazioni finanziarie.

Suo figlio Cosimo, detto “il Vecchio” (1389-1464), il “pater patriae”, consolidò il predominio mediceo sulla città di Firenze dando inizio, pur senza titolo formale, alla “Signoria medicea”, una sorta di principato paternalistico rispettoso formalmente delle antiche istituzioni e degli assetti territoriali della repubblica fiorentina, che dominava attraverso il controllo delle corporazioni più importanti. Con Cosimo, il Banco Medici, che “si occupava degli affari della corte pontificia, divenne una delle più solide istituzioni bancarie del tempo”. L’ostentazione della propria ricchezza attraverso la committenza di opere civili e religiose a vantaggio della città, era per Cosimo, oltre che “una tra le più efficaci forme di propaganda”, ricorda Claudia Tripodi, anche un mezzo per ottenere benefici oltre che sulla terra anche nell’al di la. Il restauro del Convento di San Marco gli fece ottenere da Papa Eugenio IV “una bolla papale che certificò che con tale atto di carità egli aveva ottenuto l’espiazione dei suoi peccati”.

A Cosimo “il Vecchio”, succedette il figlio Piero “il Gottoso” che, costretto a letto a causa della malattia, aveva di fatto trasformato in palazzo della Signoria quello dei Medici divenuto “la sede dei dibattiti di governo” facendolo “assomigliare a un sovrano più che a un primo tra pari” 

Alla morte di Piero, il potere passò al figlio Lorenzo, passato alla storia come “il Magnifico” (1449-1492), uomo politico dall’intuizione acutissima e mecenate dalla borsa aperta quanto la mente. Il secolo che culminò con la Signoria del Magnifico (morto nel 1492), può considerarsi ancora oggi uno dei più luminosi della storia fiorentina, specie nel campo culturale e in quello artistico.  Grazie al suo mecenatismo, architetti, scultori, pittori, umanisti, letterati, filosofi (tra i quali Brunelleschi, Donatello, Masaccio, Leon Battista Alberti, Beato Angelico, Piero della Francesca, Botticelli, Angelo Poliziano, Marsilio Ficino, Pico della Mirandola) hanno potuto esprimere al meglio il loro genio divenendo artefici di quelle manifestazioni dell’arte e del pensiero che nella storia della civiltà e della cultura saranno ricordate con i termini Umanesimo e Rinascimento. 

Dopo la  morte di Lorenzo il Magnifico (1492), il successore Piero de’ Medici (1472-1503), cacciato dalle truppe spagnole di Carlo VIII, abbandona Firenze nel 1494. I Medici tornano al potere nel 1512  con Giuliano (1479-1516) e poi con Alessandro (1510-1537), figlio naturale di Lorenzo duca d’Urbino, che affossò  anche formalmente gli ordinamenti repubblicani e la Signoria assumendo il titolo ereditario di “duca della Repubblica Fiorentina” con il quale governa su gran parte della Toscana. Dopo Alessandro de’ Medici, assassinato nel 1537 da Lorenzino (1514-1548), discendente da un ramo collaterale della famiglia, il ramo principale dei Medici si estingue e il potere viene affidato a Cosimo I (1519-1574), nominato da papa Pio V granduca, che ingrandisce i possedimenti fiorentini con il controllo di Siena. La sua attività di consolidamento dello Stato e di prestigio personale avrà un seguito nell’opera dei successori, i granduchi Francesco I (1574-87), Ferdinando I (1587-1609) Cosimo II (1590- 1621) e Ferdinando II (1610-1670). Con il suo secondogenito Cosimo III (1639-1723), il granducato entra nella fase di massima decadenza economica e politica e con Gian Gastone (1671- 1737), terzogenito di Cosimo III, la dinastia dei Medici si estingue. Sua sorella Anna Maria Luisa (1667-1743), elettrice palatina, è ricordata come ispiratrice di un lungimirante provvedimento di tutela del patrimonio artistico cittadino.   Attraverso un intenso lavoro di ricostruzione di rapporti e interessi,Claudia Parodi con il libro “I Medici” con chiarezza di esposizione, coscienziosa ricerca delle fonti e chiaro commento di dati storici rende non solo interessante ma di piacevole lettura la storia di una famiglia che, tra l’altro, ha dato alla Chiesa due Papi  – Giovanni de’ Medici (1475-1521), figlio di Lorenzo de’ Medici salito nel 1513 al soglio pontificio col nome di Leone X e Giulio de’Medici (1478-1534) eletto papa nel 1523 che prese il nome di Clemente VII – e due Regine alla Francia: Caterina de’ Medici (1519-1589) diventata  nel 1559 regina di Francia dopo la morte del marito Enrico II di Valois e Maria de’ Medici (1572-1642), figlia di Francesco I granduca di Toscana, sposa di Enrico IV di Borbone re di Francia e alla sua morte, nel 1610, reggente per il figlio Luigi XIII.

 

Vittorio Esposito

 

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