I “missionari” della Mistica fascista

Un saggio di Aldo Grandi edito da Diarkos

“Servire Mussolini e il regime fascista. A costo di morire”. Per raggiungere tale livello di culto fanatico e fideistico del duce si doveva creare, educare e rendere operativa la classe dirigente del regime fascista, che avrebbe condotto alla rinascita dell’Italia, attraverso la formazione di giovani intellettuali capaci di far propri, anche “col sacrificio e col sangue”, sia i progetti del fascismo che quelli della dominazione italiana attraverso “la tradizione del pensiero italico che il fascismo aveva ripreso e rinverdito lanciandolo al mondo come unico centro di gravità”. Credere, obbedire, combattere: questi erano i valori dello stato fascista da tramandare come precetti inderogabili alle nuove generazioni. Credere perché, senza una fede, la vita non merita di essere vissuta; obbedire perché solo obbedendo si conquista, poi, il diritto di comandare e combattere, parola d’ordine del giovane fascismo italiano. Era quindi necessario formare l’uomo del fascismo, un individuo capace, come aveva scritto lo stesso Mussolini, di dimostrare che il fascismo fosse non solo un sistema di governo ma anche un sistema di pensiero. Il libro “Gli eroi di Mussolini. Niccolò Giani e la Scuola di Mistica fascista” del giornalista Aldo Grandi (Diarkos Editore, pag. 297, Euro 18,00) ricostruisce, attraverso la biografia del suo fondatore e suo primo direttore Niccolò Giani, la storia della Scuola di Mistica Fascista “Sandro Italico Mussolini”, figlio prematuramente scomparso di Arnaldo Mussolini fratello maggiore del duce, creata a Milano nel 1930 insieme a un gruppo di studenti del GUF (Gruppo Universitari Fascisti) milanese,  con lo scopo di dimostrare che “la civiltà spirituale del fascismo esprime nella mistica la concezione volontaristica ed eroica”.

La Scuola doveva “predicare il verbo di Mussolini”, la dottrina del fascismo e imprimere il marchio del fascismo alle generazioni nuove perché “Ciò che Mussolini ha compiuto è così grande che ha bisogno di cantori. Noi saremo i cantori della nuova fede. Se il fascismo deve avere degli apostoli, scriveva Giani su “Libro e Moschetto” nel 1930, dobbiamo essere noi quelli. Noi abbiamo bisogno di gente che creda, che senta, che veda solo attraverso il fascismo”.  L’azione di proselitismo fatta attraverso convegni, incontri, conferenze e scritti, fu molto efficace e tanti furono coloro che credettero nell’infallibilità del genio del duce. Mussolini, scriveva Giuseppe Villaroel nel 1938, Anno XVI dell’Era Fascista, (“Realtà e mito di Mussolini”, Edizione Chiantore – Torino) è in “ continuo cammino. Non possiamo oggi sapere dove arriverà e quale sarà la sua meta ultima. Le sue azioni, le sue concezioni, i suoi piani si svolgono di pari passo con la realtà. Egli, dopo di avere assimilate, sperimentate, superate dottrine e teoriche, è sempre l’uomo di genio che intuisce la verità e ad essa si attiene …. Mussolini non è un puro dottrinario; è un poeta, un divinatore, un creatore. L’esperienza, la volontà, l’orgoglio, il sacrificio, la tenacia gli valsero e gli valgono a dominare gli eventi e a plasmare sul piano della vita vissuta la materia. Senza queste virtù sarebbe rimasto un pensatore soltanto; con queste virtù è divenuto anche un dominatore”. Niccolò Giani, nato a Muggia (Trieste) nel 1909 – giornalista, filosofo fondatore della corrente di pensiero “Mistica fascista”, docente di Storia e dottrina del fascismo all’Università di Pavia, promotore della pubblicazione dei “Quaderni della scuola di mistica” e della rivista mensile, “Dottrina fascista” – adorò per tutta la vita il duce, cui riservò un senso di devozione assoluto e un culto della personalità indenne da critiche. Per lui, Mussolini aveva davvero sempre ragione: “Era il mito da venerare e da coltivare, infallibile, perfetto, incarnazione del genio, l’uomo della Provvidenza, che incarnava la stirpe italica, l’unica in grado di rischiarare il mondo dalle tenebre”. La Scuola era necessaria perché la “Mistica, come aveva precisato Mussolini, è più del partito, è un ordine. Chi vi partecipa deve essere dotato di una grande fede. Il fascismo deve avere i suoi missionari, cioè degli uomini che sappiano convincere alla fede intransigente. Perché la Mistica rappresenta i valori eterni, essenziali, primordiali”. E con questo spirito la Scuola formò un esercito di giovani che rivendicavano il diritto ad essere considerati i martiri dell’idea. Furono migliaia i giovani formati dalla Scuola che, in camicia nera o in grigioverde,  “entusiasti di credere, obbedire e combattere in nome e per conto del duce nella certezza che Mussolini aveva sempre ragione e che niente e nessuno avrebbe potuto smentirlo” diedero la loro vita nella guerra di Spagna, nelle campagne d’Africa per la conquista del’Impero e, dal 1940 al 1945 sui vari fronti d’Europa. Tra questi lo stesso Nicolò Giani che nel 1935, dopo essersi sposato con Maria Rosa Sampietro, partì volontario per la guerra d’Etiopia arruolandosi col grado di capomanipolo della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale nel CXXVIII Battaglione Camicie Nere “Vercelli”. Nel 1940, come gran parte dei “mistici”, partecipò, nuovamente come volontario, alla seconda guerra mondiale, conflitto nel quale vedeva il presagio di una rivoluzione in vista di una nuova era civilizzatrice sotto l’egida fascista. Inquadrato nell’11º reggimento alpini, prese parte alla battaglia delle Alpi Occidentali contro la Francia, venendo decorato con la medaglia d’argento al valor militare. Terminata la campagna di Francia in seguito all’armistizio, Giani tornò alla vita civile ma, incominciata nel frattempo la guerra in nord Africa, richiese più volte di partire volontario senza riuscirvi. Ottenne di partire il 9 novembre 1940 come corrispondente di guerra di alcune testate giornalistiche presso i reparti della Regia aeronautica prendendo anche parte, come militare, ad alcune azioni ottenendo una medaglia di bronzo al valor militare. Nel mese di febbraio 1941 venne nuovamente incorporato nell’11º reggimento alpini e come volontario partì per la campagna di Grecia, dove cadde sul fronte greco-albanese il 14 marzo nella battaglia per la conquista della Punta Nord del Mali Scindeli ottenendo la medaglia d’oro al valor militare. Il libro, scrive aldo Grandi, è dedicato a quella “consistente fetta della gioventù universitaria italiana che dal 1940 con entusiasmo o con ripulsa, con fede o con paura, per la gloria o la necessità, combattè una guerra senza nemmeno sapere perché” ma “convinta di adempiere a un dovere e a una missione. Le incertezze, se ci furono, non arrivarono ad intaccare la sostanza, ossia il fascismo inteso come idea né tanto meno il duce, bensì gli uomini, i generali e i gerarchi, i residui di un pensiero e di un mondo ‘borghese’ mai fascistizzato sino in fondo”. “Gli eroi di Mussolini” colma una lacuna nella storiografia italiana dedicata al ventennio che, forse per motivi contingenti, non ha mai preso in considerazione il ruolo della Mistica fascista e del suo fondatore nella idealizzazzione e esaltazione del mito Mussolini. Grazie ad una approfondita analisi di documenti, diari, tra i quali quello dal fronte occidentale dello stesso Giani, carteggi privati e lettere dai diversi fronti delle “guerre” dei giovani volontari di Mistica, Aldo Grandi ripercorre le tappe di una vita, quella di Niccolò Giani, il cui pensiero ha profondamente condizionato la vita di generazioni e di conseguenza dell’intera Nazione.  

Vittorio Esposito

 

Un saggio di Aldo Grandi edito da Diarkos

“Servire Mussolini e il regime fascista. A costo di morire”. Per raggiungere tale livello di culto fanatico e fideistico del duce si doveva creare, educare e rendere operativa la classe dirigente del regime fascista, che avrebbe condotto alla rinascita dell’Italia, attraverso la formazione di giovani intellettuali capaci di far propri, anche “col sacrificio e col sangue”, sia i progetti del fascismo che quelli della dominazione italiana attraverso “la tradizione del pensiero italico che il fascismo aveva ripreso e rinverdito lanciandolo al mondo come unico centro di gravità”. Credere, obbedire, combattere: questi erano i valori dello stato fascista da tramandare come precetti inderogabili alle nuove generazioni. Credere perché, senza una fede, la vita non merita di essere vissuta; obbedire perché solo obbedendo si conquista, poi, il diritto di comandare e combattere, parola d’ordine del giovane fascismo italiano. Era quindi necessario formare l’uomo del fascismo, un individuo capace, come aveva scritto lo stesso Mussolini, di dimostrare che il fascismo fosse non solo un sistema di governo ma anche un sistema di pensiero. Il libro “Gli eroi di Mussolini. Niccolò Giani e la Scuola di Mistica fascista” del giornalista Aldo Grandi (Diarkos Editore, pag. 297, Euro 18,00) ricostruisce, attraverso la biografia del suo fondatore e suo primo direttore Niccolò Giani, la storia della Scuola di Mistica Fascista “Sandro Italico Mussolini”, figlio prematuramente scomparso di Arnaldo Mussolini fratello maggiore del duce, creata a Milano nel 1930 insieme a un gruppo di studenti del GUF (Gruppo Universitari Fascisti) milanese,  con lo scopo di dimostrare che “la civiltà spirituale del fascismo esprime nella mistica la concezione volontaristica ed eroica”.

La Scuola doveva “predicare il verbo di Mussolini”, la dottrina del fascismo e imprimere il marchio del fascismo alle generazioni nuove perché “Ciò che Mussolini ha compiuto è così grande che ha bisogno di cantori. Noi saremo i cantori della nuova fede. Se il fascismo deve avere degli apostoli, scriveva Giani su “Libro e Moschetto” nel 1930, dobbiamo essere noi quelli. Noi abbiamo bisogno di gente che creda, che senta, che veda solo attraverso il fascismo”.  L’azione di proselitismo fatta attraverso convegni, incontri, conferenze e scritti, fu molto efficace e tanti furono coloro che credettero nell’infallibilità del genio del duce. Mussolini, scriveva Giuseppe Villaroel nel 1938, Anno XVI dell’Era Fascista, (“Realtà e mito di Mussolini”, Edizione Chiantore – Torino) è in “ continuo cammino. Non possiamo oggi sapere dove arriverà e quale sarà la sua meta ultima. Le sue azioni, le sue concezioni, i suoi piani si svolgono di pari passo con la realtà. Egli, dopo di avere assimilate, sperimentate, superate dottrine e teoriche, è sempre l’uomo di genio che intuisce la verità e ad essa si attiene …. Mussolini non è un puro dottrinario; è un poeta, un divinatore, un creatore. L’esperienza, la volontà, l’orgoglio, il sacrificio, la tenacia gli valsero e gli valgono a dominare gli eventi e a plasmare sul piano della vita vissuta la materia. Senza queste virtù sarebbe rimasto un pensatore soltanto; con queste virtù è divenuto anche un dominatore”. Niccolò Giani, nato a Muggia (Trieste) nel 1909 – giornalista, filosofo fondatore della corrente di pensiero “Mistica fascista”, docente di Storia e dottrina del fascismo all’Università di Pavia, promotore della pubblicazione dei “Quaderni della scuola di mistica” e della rivista mensile, “Dottrina fascista” – adorò per tutta la vita il duce, cui riservò un senso di devozione assoluto e un culto della personalità indenne da critiche. Per lui, Mussolini aveva davvero sempre ragione: “Era il mito da venerare e da coltivare, infallibile, perfetto, incarnazione del genio, l’uomo della Provvidenza, che incarnava la stirpe italica, l’unica in grado di rischiarare il mondo dalle tenebre”. La Scuola era necessaria perché la “Mistica, come aveva precisato Mussolini, è più del partito, è un ordine. Chi vi partecipa deve essere dotato di una grande fede. Il fascismo deve avere i suoi missionari, cioè degli uomini che sappiano convincere alla fede intransigente. Perché la Mistica rappresenta i valori eterni, essenziali, primordiali”. E con questo spirito la Scuola formò un esercito di giovani che rivendicavano il diritto ad essere considerati i martiri dell’idea. Furono migliaia i giovani formati dalla Scuola che, in camicia nera o in grigioverde,  “entusiasti di credere, obbedire e combattere in nome e per conto del duce nella certezza che Mussolini aveva sempre ragione e che niente e nessuno avrebbe potuto smentirlo” diedero la loro vita nella guerra di Spagna, nelle campagne d’Africa per la conquista del’Impero e, dal 1940 al 1945 sui vari fronti d’Europa. Tra questi lo stesso Nicolò Giani che nel 1935, dopo essersi sposato con Maria Rosa Sampietro, partì volontario per la guerra d’Etiopia arruolandosi col grado di capomanipolo della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale nel CXXVIII Battaglione Camicie Nere “Vercelli”. Nel 1940, come gran parte dei “mistici”, partecipò, nuovamente come volontario, alla seconda guerra mondiale, conflitto nel quale vedeva il presagio di una rivoluzione in vista di una nuova era civilizzatrice sotto l’egida fascista. Inquadrato nell’11º reggimento alpini, prese parte alla battaglia delle Alpi Occidentali contro la Francia, venendo decorato con la medaglia d’argento al valor militare. Terminata la campagna di Francia in seguito all’armistizio, Giani tornò alla vita civile ma, incominciata nel frattempo la guerra in nord Africa, richiese più volte di partire volontario senza riuscirvi. Ottenne di partire il 9 novembre 1940 come corrispondente di guerra di alcune testate giornalistiche presso i reparti della Regia aeronautica prendendo anche parte, come militare, ad alcune azioni ottenendo una medaglia di bronzo al valor militare. Nel mese di febbraio 1941 venne nuovamente incorporato nell’11º reggimento alpini e come volontario partì per la campagna di Grecia, dove cadde sul fronte greco-albanese il 14 marzo nella battaglia per la conquista della Punta Nord del Mali Scindeli ottenendo la medaglia d’oro al valor militare. Il libro, scrive aldo Grandi, è dedicato a quella “consistente fetta della gioventù universitaria italiana che dal 1940 con entusiasmo o con ripulsa, con fede o con paura, per la gloria o la necessità, combattè una guerra senza nemmeno sapere perché” ma “convinta di adempiere a un dovere e a una missione. Le incertezze, se ci furono, non arrivarono ad intaccare la sostanza, ossia il fascismo inteso come idea né tanto meno il duce, bensì gli uomini, i generali e i gerarchi, i residui di un pensiero e di un mondo ‘borghese’ mai fascistizzato sino in fondo”. “Gli eroi di Mussolini” colma una lacuna nella storiografia italiana dedicata al ventennio che, forse per motivi contingenti, non ha mai preso in considerazione il ruolo della Mistica fascista e del suo fondatore nella idealizzazzione e esaltazione del mito Mussolini. Grazie ad una approfondita analisi di documenti, diari, tra i quali quello dal fronte occidentale dello stesso Giani, carteggi privati e lettere dai diversi fronti delle “guerre” dei giovani volontari di Mistica, Aldo Grandi ripercorre le tappe di una vita, quella di Niccolò Giani, il cui pensiero ha profondamente condizionato la vita di generazioni e di conseguenza dell’intera Nazione.  

Vittorio Esposito

 

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