I nuovi adolescenti  secondo Matteo Lancini,  psicoterapeuta e docente universitario

 

 

Tra gli argomenti più importanti dei quali poco si discute e si parla nel nostro Paese c’è da annoverare la categoria dei nuovi adolescenti, attualmente circa 2 milioni e 300 mila ragazze e ragazzi di cui poco meno di 200 mila sono stranieri.  

In quest’anno del distanziamento e del Covid-19 li abbiamo visti allegramente e spesso sconsideratamente aggirarsi in comitive o in piccoli gruppi scanzonati nei quartieri o nei borghi nel periodo del loockdown prima, e poi, sempre senza mascherine, per tutta l’estate nelle località di villeggiatura. Quasi sempre spavaldi, sfrontati, ad ostentare sicurezza, conclamata invulnerabilità di fronte al virus che avrebbe potuto insidiare i padri, le madri, i nonni ma non loro e i loro coetanei, inattaccabili invincibili “eroi per caso” e, per loro fortuna, davvero. Anche in questa circostanza, a parte alcuni esempi ed episodi di segno opposto, la trasgressione è apparsa come il filo conduttore di comportamenti propri dell’adolescenza per i quali la disobbedienza, l’insubordinazione, il rifiuto sono di norma e costantemente la regola.

Ma sono veramente così trasgressivi i ragazzi di oggi come lo sono stati ai tempi dell’adolescenza i loro padri e ancor prima i nonni e su su risalendo l’albero genealogico i padri, i nonni, i trisavoli degli avi? A questa e ad altre domande sul tema dell’adolescenza fornisce risposte utili ed attuali, in un libro che si legge piacevolmente tutto d’un fiato, lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini, docente all’Università Bicocca di Milano e presidente della Fondazione “Minotauro” di Milano. Edito dalla UTET,   “Cosa serve ai nostri ragazzi. I nuovi adolescenti spiegati ai genitori, agli insegnanti, agli adulti“, pp. 107, euro 14,00’’,  si rivela un prezioso strumento di informazione e di riflessione realizzato da un profondo conoscitore dell’universo adolescenziale del quale da oltre vent’anni si occupa professionalmente. 

Lancini, facendo un raffronto tra gli adolescenti di ieri e quelli di oggi, spiega subito che la trasgressione non esiste più: “Il problema centrale dell’adolescente del nuovo millennio è la delusione”. All’epoca di internet, dei like, dei fallower, dei format, dei reality, degli smart e dei videogiochi, dell’individualismo più ottuso e sfrenato, della ricerca della propria affermazione attraverso la popolarità e il “successo”, col fardello sempre più pesante di aspettative irrealizzabili, il povero adolescente alla ricerca di risposte che l’adulto non sa dargli e non ha, si rifugia in comportamenti e “grida di dolore” che proprio l’adulto, genitore o docente che sia, dovrebbe comprendere ma non sa decodificare. Così le cronache si riempiono di fenomeni e di episodi riportati acriticamente dai media senza la necessaria contestualizzazione storica e sociale come sarebbe utile, necessario e lecito attendersi. In realtà il cyberbullismo, il ritiro sociale, l’autolesionismo, la bulimia, l’anoressia sono solo alcuni dei modi in cui si manifesta la sofferenza degli adolescenti. “Narcisisti schivi e rinchiusi in se stessi, spiriti fragili e spavaldi, apatici e indisciplinati, ragazzi iperconnessi eppure soli”, i ragazzi di oggi, vittime ignare dell’iperprotezione dalla realtà alla quale sono stati sottoposti dalla famiglia nel corso dell’infanzia, si sentono inadeguati rispetto alle aspettative numerose ed elevate di successo e popolarità  che gli sono state inculcate. Per converso genitori, insegnanti e mass media, continuano  a trattarli come se fossero gli adolescenti trasgressivi del passato. Ne conseguono, in ambito familiare e scolastico,  atteggiamenti inadeguati e controproducenti come il controllo, i divieti, la bocciatura. Il mondo adulto non sa aprirsi all’ascolto per capire i nostri ragazzi. E’ questa l’amara constatazione di Lancini il quale suggerisce qualche modalità di approccio al dialogo tra generazioni. Ad esempio, invece di vietare l’uso dei social, i genitori potrebbero dialogare coi figli chiedendo come sia andata la frequentazione quotidiana del web in termini di nuovi contatti, amicizie, informazioni, scoperte interessanti o divertenti. Il suggerimento sembra banale ma un dialogo che sia tale si instaura sulla condivisione e sull’ascolto.

La famiglia e la scuola, secondo Lancini, devono capire e fare proprio questo principio: “La vita non è un format”, non è un reality. Scuola, adulti e famiglia sono i riferimenti ai quali l’adolescente chiede comportamenti risolutivi ed autorevoli. “La scuola”, scrive Lancini, “dovrebbe affermarsi come luogo elettivo dell’elaborazione e messa in atto di modelli culturali e operativi che contrastino il predominio odierno della proposta massmediatica e di internet e lo strapotere imperante di individualismo e competizione”. Il libro si snoda su una pluralità di argomenti che interessano l’universo dell’adolescente ma è la scuola e la sua centralità e rilevanza nel processo di formazione a tenere banco nella visione dello psicoterapeuta. Scrive ancora Lancini al quale peraltro non sfuggono i freni e le cautele della “politica”: ”La scuola dovrebbe affermare la propria centralità educativa, formativa e culturale, contrastando la sottocultura massmediatica e del marketing che hanno aumentato a dismisura, insieme al gruppo dei coetanei, il potere di orientare le prospettive e i processi decisionali delle nuove generazioni. L’istituzione scolastica può farlo, proponendo modelli culturali e di identificazione alternativi”. L’autore, come abbiamo detto, approfondisce altri temi quali la sfera affettiva e sessuale dell’adolescente, la necessità di una completa formazione digitale, di una scuola e di una crescita di relazione e altro ancora che educhi alla complessità della vita e della società e alla gestione dei fallimenti e delle delusioni. Il fine ultimo da raggiungere è riprendersi la percezione della realtà contrapposta alla realtà falsata della dimensione virtuale e dei social in cui la vita appare come una festa continua ricca di popolarità e di successi e l’immagine, spesso non esattamente aggiornata, prevale su ogni sostanza. Su questi aspetti Lancini è drastico e lapidario. In merito a ciò che serve ai giovani afferma perentoriamente: “Dobbiamo consegnare ai ragazzi il mondo, la vita, il futuro”. E’ proprio questo che serve ai nostri ragazzi.

 

Paolo  Gatto

 

 

Tra gli argomenti più importanti dei quali poco si discute e si parla nel nostro Paese c’è da annoverare la categoria dei nuovi adolescenti, attualmente circa 2 milioni e 300 mila ragazze e ragazzi di cui poco meno di 200 mila sono stranieri.  

In quest’anno del distanziamento e del Covid-19 li abbiamo visti allegramente e spesso sconsideratamente aggirarsi in comitive o in piccoli gruppi scanzonati nei quartieri o nei borghi nel periodo del loockdown prima, e poi, sempre senza mascherine, per tutta l’estate nelle località di villeggiatura. Quasi sempre spavaldi, sfrontati, ad ostentare sicurezza, conclamata invulnerabilità di fronte al virus che avrebbe potuto insidiare i padri, le madri, i nonni ma non loro e i loro coetanei, inattaccabili invincibili “eroi per caso” e, per loro fortuna, davvero. Anche in questa circostanza, a parte alcuni esempi ed episodi di segno opposto, la trasgressione è apparsa come il filo conduttore di comportamenti propri dell’adolescenza per i quali la disobbedienza, l’insubordinazione, il rifiuto sono di norma e costantemente la regola.

Ma sono veramente così trasgressivi i ragazzi di oggi come lo sono stati ai tempi dell’adolescenza i loro padri e ancor prima i nonni e su su risalendo l’albero genealogico i padri, i nonni, i trisavoli degli avi? A questa e ad altre domande sul tema dell’adolescenza fornisce risposte utili ed attuali, in un libro che si legge piacevolmente tutto d’un fiato, lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini, docente all’Università Bicocca di Milano e presidente della Fondazione “Minotauro” di Milano. Edito dalla UTET,   “Cosa serve ai nostri ragazzi. I nuovi adolescenti spiegati ai genitori, agli insegnanti, agli adulti“, pp. 107, euro 14,00’’,  si rivela un prezioso strumento di informazione e di riflessione realizzato da un profondo conoscitore dell’universo adolescenziale del quale da oltre vent’anni si occupa professionalmente. 

Lancini, facendo un raffronto tra gli adolescenti di ieri e quelli di oggi, spiega subito che la trasgressione non esiste più: “Il problema centrale dell’adolescente del nuovo millennio è la delusione”. All’epoca di internet, dei like, dei fallower, dei format, dei reality, degli smart e dei videogiochi, dell’individualismo più ottuso e sfrenato, della ricerca della propria affermazione attraverso la popolarità e il “successo”, col fardello sempre più pesante di aspettative irrealizzabili, il povero adolescente alla ricerca di risposte che l’adulto non sa dargli e non ha, si rifugia in comportamenti e “grida di dolore” che proprio l’adulto, genitore o docente che sia, dovrebbe comprendere ma non sa decodificare. Così le cronache si riempiono di fenomeni e di episodi riportati acriticamente dai media senza la necessaria contestualizzazione storica e sociale come sarebbe utile, necessario e lecito attendersi. In realtà il cyberbullismo, il ritiro sociale, l’autolesionismo, la bulimia, l’anoressia sono solo alcuni dei modi in cui si manifesta la sofferenza degli adolescenti. “Narcisisti schivi e rinchiusi in se stessi, spiriti fragili e spavaldi, apatici e indisciplinati, ragazzi iperconnessi eppure soli”, i ragazzi di oggi, vittime ignare dell’iperprotezione dalla realtà alla quale sono stati sottoposti dalla famiglia nel corso dell’infanzia, si sentono inadeguati rispetto alle aspettative numerose ed elevate di successo e popolarità  che gli sono state inculcate. Per converso genitori, insegnanti e mass media, continuano  a trattarli come se fossero gli adolescenti trasgressivi del passato. Ne conseguono, in ambito familiare e scolastico,  atteggiamenti inadeguati e controproducenti come il controllo, i divieti, la bocciatura. Il mondo adulto non sa aprirsi all’ascolto per capire i nostri ragazzi. E’ questa l’amara constatazione di Lancini il quale suggerisce qualche modalità di approccio al dialogo tra generazioni. Ad esempio, invece di vietare l’uso dei social, i genitori potrebbero dialogare coi figli chiedendo come sia andata la frequentazione quotidiana del web in termini di nuovi contatti, amicizie, informazioni, scoperte interessanti o divertenti. Il suggerimento sembra banale ma un dialogo che sia tale si instaura sulla condivisione e sull’ascolto.

La famiglia e la scuola, secondo Lancini, devono capire e fare proprio questo principio: “La vita non è un format”, non è un reality. Scuola, adulti e famiglia sono i riferimenti ai quali l’adolescente chiede comportamenti risolutivi ed autorevoli. “La scuola”, scrive Lancini, “dovrebbe affermarsi come luogo elettivo dell’elaborazione e messa in atto di modelli culturali e operativi che contrastino il predominio odierno della proposta massmediatica e di internet e lo strapotere imperante di individualismo e competizione”. Il libro si snoda su una pluralità di argomenti che interessano l’universo dell’adolescente ma è la scuola e la sua centralità e rilevanza nel processo di formazione a tenere banco nella visione dello psicoterapeuta. Scrive ancora Lancini al quale peraltro non sfuggono i freni e le cautele della “politica”: ”La scuola dovrebbe affermare la propria centralità educativa, formativa e culturale, contrastando la sottocultura massmediatica e del marketing che hanno aumentato a dismisura, insieme al gruppo dei coetanei, il potere di orientare le prospettive e i processi decisionali delle nuove generazioni. L’istituzione scolastica può farlo, proponendo modelli culturali e di identificazione alternativi”. L’autore, come abbiamo detto, approfondisce altri temi quali la sfera affettiva e sessuale dell’adolescente, la necessità di una completa formazione digitale, di una scuola e di una crescita di relazione e altro ancora che educhi alla complessità della vita e della società e alla gestione dei fallimenti e delle delusioni. Il fine ultimo da raggiungere è riprendersi la percezione della realtà contrapposta alla realtà falsata della dimensione virtuale e dei social in cui la vita appare come una festa continua ricca di popolarità e di successi e l’immagine, spesso non esattamente aggiornata, prevale su ogni sostanza. Su questi aspetti Lancini è drastico e lapidario. In merito a ciò che serve ai giovani afferma perentoriamente: “Dobbiamo consegnare ai ragazzi il mondo, la vita, il futuro”. E’ proprio questo che serve ai nostri ragazzi.

 

Paolo  Gatto

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