I PARTITI IN CERCA DI NUOVI SPAZI

Il governo Draghi, fin dal primo giorno del suo insediamento, forte del consenso di quasi tutto il Parlamento, sta operando per affrontare e risolvere i due grandi problemi che hanno messo in ginocchio il nostro Paese: la pandemia di coronavirus e la crisi economica e sociale. Sul primo punto l’attività dell’esecutivo è sotto gli occhi di tutti. Il presidente del Consiglio ha più volte sottolineato che è necessario portare a termine nel più breve tempo possibile la vaccinazione di massa dell’intera popolazione, a partire dai più anziani e dai più fragili. Solo quando questa operazione avrà interessato almeno il 70 per cento degli italiani si potrà pensare di riaprire tutti i settori della nostra economia e riportare alla “quasi” normalità la vita dei cittadini evitando pericolose tensioni sociali. Nel contempo, Draghi sta lavorando (sottotraccia) per allestire un credibile “Recovery Plan” da sottoporre all’Unione Europea (ciò deve avvenire entro il mese di aprile) per poter attingere ai circa 200 miliardi di euro messi a disposizione del nostro Paese se questo sarà in grado di presentare un credibile piano di riforme. Come detto in apertura, il governo può contare su una maggioranza “bulgara” perché all’opposizione ci sono solo Fratelli d’Italia e quella parte della Sinistra Italiana che è uscita da LeU proprio per non sostenere l’esecutivo. Questa quasi unanimità parlamentare, però, non significa che la maggioranza sia granitica perché sono troppe le differenze tra i partiti che appoggiano Draghi. Inoltre, quasi tutti sono in via di trasformazione. In primis c’è il travaglio che interessa il M5S. Beppe Grillo, il suo fondatore, in questa legislatura ha fatto mille capriole che hanno portato il Movimento a mutare come i serpenti la sua pelle: Prima antisistema e poi architrave dello stesso sistema. Prima nessuna alleanza con i partiti del sistema e poi sodali di governo prima con la Lega di Matteo Salvini e poi con il Pd di Nicola Zingaretti ed Italia Viva di Matteo Renzi per arrivare  all’apoteosi attuale: in maggioranza anche con Silvio Berlusconi in appoggio di un banchiere espressione (le accuse che il M5S muoveva a Draghi) delle lobbyes finanziarie e dell’euroburocrazia di Rruxelles e Francoforte. In questi ultimi giorni, infine, l’incoronazione di Giuseppe Conte a leader dei cinquestelle con il compito di effettuare l’ennesima trasformazione. Il Movimento deve diventare un vero e proprio partito, “progressista” ed alleato del centrosinistra. Quesra ultima mossa dell'”Illuminato” rischia però di provocare un vero e proprio terremoto tra i pentastellati, con una nuova emorragia di fuoriuscite di deputati e senatori. Anche il Pd di Enrico Letta, chiamato a sostituire Nicola Zingaretti alla guida del partito dopo le sue dimissioni da segretario nazionale, sta cercando di cambiare pelle. Se le correnti glielo permetteranno, il nuovo leader dei democratici vuole dare un nuovo volto alla sua formazione politica e cerca nuovi spazi rispolverando  vecchi slogan della sinistra, in particolare quello dello “ius soli”, ovvero il riconoscimento della cittadinanza italiana a chiunque nasca nel nostro Paese, e della parità di genere uomo-donna. E la prima mossa in questo senso è stata la rimozione dei due capigruppo del Pd al Senato ed alla Camera (uomini) per sostituirli con due donne. Anche la Lega di Matteo Salvini sta cercando di riposizionarsi mettendo un freno alle critiche all’Europa e rinnegando la vecchia passione per la Russia di Putin. Un cauto avvicinamento a posizioni più moderate che dovrebbero tranquillizzare Ue e Stati Uniti su un governo, nella prossima legislatura qualora il centrodestra vincesse le elezioni, presieduto dallo stesso Salvini. Movimenri si registrano anche dentro Fi; sono sempre di più, infatti, gli “azzurri” che si interrogano sul dopo-Berlusconi. Ma anche all’opposizione si sta lavorando alacremente per ricercare nuovi e più ampi spazi. Giorgia Meloni, scegliendo di restare fuori dall’ammucchiata di governo, lo ha fatto a ragion veduta. Ha dovuto rinunciare a qualche poltrona ministeriale, ma in cambio ha la possibilità di occupare ampi spazi politici lasciati liberi da M5S, Lega e Fi con la loro scelta governativa. I sondaggi che sono stati effettuati nei giorni successivi all’avvento di Draghi a Palazzo Chigi ad oggi, danno FdI in continua crescita, a ridosso del Pd ed a poca distanza dalla Lega. Certo i sondaggi non sempre si trasformano in voti nelle urne, ma dimostrano senza dubbio che c’è molto interesse nei confronti della formazione di destra e questo preoccupa non poco Salvini. Nel centrodestra, infatti, il candidato premier è espresso dal partito della coalizione che prende più voti. E la Meloni sta soffiando sul collo del leader del Carroccio, In conclusione, grandi movimenti nei partiti in cerca di riposizionamento-

 Giuseppe Leone

Il governo Draghi, fin dal primo giorno del suo insediamento, forte del consenso di quasi tutto il Parlamento, sta operando per affrontare e risolvere i due grandi problemi che hanno messo in ginocchio il nostro Paese: la pandemia di coronavirus e la crisi economica e sociale. Sul primo punto l’attività dell’esecutivo è sotto gli occhi di tutti. Il presidente del Consiglio ha più volte sottolineato che è necessario portare a termine nel più breve tempo possibile la vaccinazione di massa dell’intera popolazione, a partire dai più anziani e dai più fragili. Solo quando questa operazione avrà interessato almeno il 70 per cento degli italiani si potrà pensare di riaprire tutti i settori della nostra economia e riportare alla “quasi” normalità la vita dei cittadini evitando pericolose tensioni sociali. Nel contempo, Draghi sta lavorando (sottotraccia) per allestire un credibile “Recovery Plan” da sottoporre all’Unione Europea (ciò deve avvenire entro il mese di aprile) per poter attingere ai circa 200 miliardi di euro messi a disposizione del nostro Paese se questo sarà in grado di presentare un credibile piano di riforme. Come detto in apertura, il governo può contare su una maggioranza “bulgara” perché all’opposizione ci sono solo Fratelli d’Italia e quella parte della Sinistra Italiana che è uscita da LeU proprio per non sostenere l’esecutivo. Questa quasi unanimità parlamentare, però, non significa che la maggioranza sia granitica perché sono troppe le differenze tra i partiti che appoggiano Draghi. Inoltre, quasi tutti sono in via di trasformazione. In primis c’è il travaglio che interessa il M5S. Beppe Grillo, il suo fondatore, in questa legislatura ha fatto mille capriole che hanno portato il Movimento a mutare come i serpenti la sua pelle: Prima antisistema e poi architrave dello stesso sistema. Prima nessuna alleanza con i partiti del sistema e poi sodali di governo prima con la Lega di Matteo Salvini e poi con il Pd di Nicola Zingaretti ed Italia Viva di Matteo Renzi per arrivare  all’apoteosi attuale: in maggioranza anche con Silvio Berlusconi in appoggio di un banchiere espressione (le accuse che il M5S muoveva a Draghi) delle lobbyes finanziarie e dell’euroburocrazia di Rruxelles e Francoforte. In questi ultimi giorni, infine, l’incoronazione di Giuseppe Conte a leader dei cinquestelle con il compito di effettuare l’ennesima trasformazione. Il Movimento deve diventare un vero e proprio partito, “progressista” ed alleato del centrosinistra. Quesra ultima mossa dell'”Illuminato” rischia però di provocare un vero e proprio terremoto tra i pentastellati, con una nuova emorragia di fuoriuscite di deputati e senatori. Anche il Pd di Enrico Letta, chiamato a sostituire Nicola Zingaretti alla guida del partito dopo le sue dimissioni da segretario nazionale, sta cercando di cambiare pelle. Se le correnti glielo permetteranno, il nuovo leader dei democratici vuole dare un nuovo volto alla sua formazione politica e cerca nuovi spazi rispolverando  vecchi slogan della sinistra, in particolare quello dello “ius soli”, ovvero il riconoscimento della cittadinanza italiana a chiunque nasca nel nostro Paese, e della parità di genere uomo-donna. E la prima mossa in questo senso è stata la rimozione dei due capigruppo del Pd al Senato ed alla Camera (uomini) per sostituirli con due donne. Anche la Lega di Matteo Salvini sta cercando di riposizionarsi mettendo un freno alle critiche all’Europa e rinnegando la vecchia passione per la Russia di Putin. Un cauto avvicinamento a posizioni più moderate che dovrebbero tranquillizzare Ue e Stati Uniti su un governo, nella prossima legislatura qualora il centrodestra vincesse le elezioni, presieduto dallo stesso Salvini. Movimenri si registrano anche dentro Fi; sono sempre di più, infatti, gli “azzurri” che si interrogano sul dopo-Berlusconi. Ma anche all’opposizione si sta lavorando alacremente per ricercare nuovi e più ampi spazi. Giorgia Meloni, scegliendo di restare fuori dall’ammucchiata di governo, lo ha fatto a ragion veduta. Ha dovuto rinunciare a qualche poltrona ministeriale, ma in cambio ha la possibilità di occupare ampi spazi politici lasciati liberi da M5S, Lega e Fi con la loro scelta governativa. I sondaggi che sono stati effettuati nei giorni successivi all’avvento di Draghi a Palazzo Chigi ad oggi, danno FdI in continua crescita, a ridosso del Pd ed a poca distanza dalla Lega. Certo i sondaggi non sempre si trasformano in voti nelle urne, ma dimostrano senza dubbio che c’è molto interesse nei confronti della formazione di destra e questo preoccupa non poco Salvini. Nel centrodestra, infatti, il candidato premier è espresso dal partito della coalizione che prende più voti. E la Meloni sta soffiando sul collo del leader del Carroccio, In conclusione, grandi movimenti nei partiti in cerca di riposizionamento-

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