“I progressisti ripartono da noi e batteremo Meloni” Intervista esclusiva a Giuseppe Conte

“Noi la vera opposizione alla Meloni”. Non utilizza giri di parole il capo politico del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte. L’ex presidente del Consiglio svela il segreto della rimonta di una forza politica, ormai diventata riferimento indiscusso per i deboli del Paese.

Conte, a questo punto è il vero capo dell’opposizione oppure si sente ancora una “stampella” di qualcuno…
Non mi sono mai sentito appendice di nessuno. Il M5s semmai è stato esempio, pungolo, per chi aveva smarrito la via dell’equità e della giustizia sociale, di una vera agenda progressista. Il voto di domenica scorsa ci dice che i cittadini ci hanno dato una chiara investitura per fronteggiare, da autentica forza di opposizione, questo centrodestra e le sue ricette inadeguate per il Paese. Assolveremo questo compito con la dedizione e la determinazione di sempre.

Si è parlato addirittura nella campagna elettorale di svolta a sinistra. Si sente davvero il riferimento per quelle persone che prima votavano PCI?
I partiti, il mercato del lavoro e le urgenze dei cittadini sono cambiati in questi decenni: quello che non può cambiare è la funzione della politica a supporto di ultimi e penultimi. Il M5s ha avuto la capacità di leggere trasversalmente questi cambiamenti senza farsi stringere nella dicotomia destra/sinistra. Abbiamo certamente una sensibilità progressista capace di offrire una visione di Paese all’altezza dei tempi, ma crediamo di avere soprattutto un’agenda di temi giusti su cui i cittadini possono identificarsi.

Chi, invece, si è dimenticato le base e ha indossato i panni dell’uomo da palazzo, veda il suo ex amico Di Maio, è rimasto a casa in questa partita. Dalla scissione, però, è iniziata la rinascita del Movimento. Ha mai pensato di ringraziare l’ex ministro degli Esteri?
Ho sempre creduto che la scissione sia stata un bene per tutti perché ha offerto chiarezza rispetto alle determinazioni politiche e agli obiettivi anche di chi è andato via, che si erano via via fatti diversi. Da una fase di tensione il M5s è uscito rinvigorito, compatto, entusiasta. Ci siamo potuti presentare agli elettori con rinnovata energia e credibilità. Gli esiti del voto ci dicono che eravamo dalla parte giusta, che il nostro ancoraggio ai valori del Movimento era la giusta prospettiva in cui inquadrare il nuovo corso che ho inaugurato ormai oltre un anno fa. Non abbiamo rimpianti.

Il punto di forza dei 5 Stelle è certamente il Sud. Non teme che in caso di un nuovo federalismo, voluto soprattutto dai governatori leghisti, si possa aprire una nuova questione Meridionale?
Il Sud, a seconda della convenienza del momento, è stato prima blandito dal centrodestra e poi dimenticato quando i cittadini di questi territori hanno declinato le avances di chi ha governato gridando “prima il Nord”. Noi del M5s abbiamo sempre parlato della necessità di ridurre la faglia di diseguaglianza tra Meridione e Settentrione: ne va della crescita e dello sviluppo dell’intera nazione. Un Paese a due velocità è un Paese destinato a schiantarsi. Per queste ragioni saremo inflessibili all’opposizione per garantire che ci sia la dovuta attenzione al tessuto produttivo e sociale del Sud. Saremo vigili sentinelle affinché coesione e inclusione sociale siano garantite in ogni passo che compirà la legislatura.

Qualcuno dice che hanno votato Conte a Napoli e a Palermo solo perché lì più di altre parti regnava l’incubo di veder scomparire il reddito di cittadinanza. È davvero così?
Quindi stiamo dicendo che qualsiasi misura dello Stato a sostegno dei cittadini, dalle pensioni in avanti – sarebbe sempre da considerarsi in una logica di scambio? Ci siamo mai chiesti perché oggi sul RdC si vuole costruire questa narrazione? Il reddito di cittadinanza esiste anche in molti altri Paesi europei, da poco la Germania ha modificato il suo sussidio rendendolo più simile al nostro reddito di cittadinanza. Oggi anche la Commissione Ue si è espressa chiedendo un rafforzamento del Rdc. La verità è che si vuole fare una scientifica guerra ai poveri, emarginando sempre più le fasce sociali deboli dalle priorità dell’agenda politica nazionale. Certe considerazioni sono intrise di pregiudiziali classiste: davvero le persone in condizioni di indigenza sono incapaci di avere un’idea politica? Noi siamo orgogliosi di difendere le fasce della popolazione che non ce la fanno, quelle di cui nessuno si occupa. Gli altri si preoccupano di alzare i mega-stipendi dei dirigenti di Stato che già prendono 10mila euro netti.

Questo sarà l’autunno più freddo di sempre e si sa nei momenti di crisi prevalgono le forze antisistema. Ha mai pensato anche a una svolta in tal senso?
Noi non siamo quelli che soffiano sul fuoco in un momento di crisi. Abbiamo gestito con responsabilità la pandemia, che è stato il momento più difficile dal Dopoguerra. Noi offriamo soluzioni, come quelle che abbiamo messo sul tavolo di Draghi e che sono state ignorate dal premier.

Qualcuno ha sempre detto l’avvocato preso dalla scrivania è catapultato in politica. Alla prova dei fatti, però, ha dimostrato grande maturità, visione strategica, qualità che non appartengono solo a un premier…
Sia quando ero Presidente del Consiglio, sia ora che sono Presidente del Movimento Cinque Stelle ho sempre inteso la politica come un modo di essere al servizio del Paese. Non conosco altro modo di fare politica, intesa con la P maiuscola, se non questo. Credo che per me possano parlare gli anni trascorsi a Palazzo Chigi, durante i quali abbiamo approvato il reddito di cittadinanza e il decreto dignità, gestito la pandemia e conquistato 209 miliardi del PNRR, quando in Italia nessuno lo credeva possibile.

Perché invece quel Letta, il quale è ormai un morto che cammina, ha portato il Pd così in basso?
Dovrebbe fare questa domanda a lui. Io ho riscontrato da parte dei vertici del Pd un’inspiegabile ostinazione nel difendere Draghi, la sua agenda e il suo governo, quando invece andavano difesi famiglie e imprese in difficoltà, andavano difesi gli ultimi e non i presunti ‘migliori’. E’ su scelte come queste che si perde la fiducia degli elettori. E vedo con sorpresa che anche a fronte di risultati elettorali deludenti, invece di assumersi le proprie responsabilità continuano a cercare capri espiatori.

“Noi la vera opposizione alla Meloni”. Non utilizza giri di parole il capo politico del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte. L’ex presidente del Consiglio svela il segreto della rimonta di una forza politica, ormai diventata riferimento indiscusso per i deboli del Paese.

Conte, a questo punto è il vero capo dell’opposizione oppure si sente ancora una “stampella” di qualcuno…
Non mi sono mai sentito appendice di nessuno. Il M5s semmai è stato esempio, pungolo, per chi aveva smarrito la via dell’equità e della giustizia sociale, di una vera agenda progressista. Il voto di domenica scorsa ci dice che i cittadini ci hanno dato una chiara investitura per fronteggiare, da autentica forza di opposizione, questo centrodestra e le sue ricette inadeguate per il Paese. Assolveremo questo compito con la dedizione e la determinazione di sempre.

Si è parlato addirittura nella campagna elettorale di svolta a sinistra. Si sente davvero il riferimento per quelle persone che prima votavano PCI?
I partiti, il mercato del lavoro e le urgenze dei cittadini sono cambiati in questi decenni: quello che non può cambiare è la funzione della politica a supporto di ultimi e penultimi. Il M5s ha avuto la capacità di leggere trasversalmente questi cambiamenti senza farsi stringere nella dicotomia destra/sinistra. Abbiamo certamente una sensibilità progressista capace di offrire una visione di Paese all’altezza dei tempi, ma crediamo di avere soprattutto un’agenda di temi giusti su cui i cittadini possono identificarsi.

Chi, invece, si è dimenticato le base e ha indossato i panni dell’uomo da palazzo, veda il suo ex amico Di Maio, è rimasto a casa in questa partita. Dalla scissione, però, è iniziata la rinascita del Movimento. Ha mai pensato di ringraziare l’ex ministro degli Esteri?
Ho sempre creduto che la scissione sia stata un bene per tutti perché ha offerto chiarezza rispetto alle determinazioni politiche e agli obiettivi anche di chi è andato via, che si erano via via fatti diversi. Da una fase di tensione il M5s è uscito rinvigorito, compatto, entusiasta. Ci siamo potuti presentare agli elettori con rinnovata energia e credibilità. Gli esiti del voto ci dicono che eravamo dalla parte giusta, che il nostro ancoraggio ai valori del Movimento era la giusta prospettiva in cui inquadrare il nuovo corso che ho inaugurato ormai oltre un anno fa. Non abbiamo rimpianti.

Il punto di forza dei 5 Stelle è certamente il Sud. Non teme che in caso di un nuovo federalismo, voluto soprattutto dai governatori leghisti, si possa aprire una nuova questione Meridionale?
Il Sud, a seconda della convenienza del momento, è stato prima blandito dal centrodestra e poi dimenticato quando i cittadini di questi territori hanno declinato le avances di chi ha governato gridando “prima il Nord”. Noi del M5s abbiamo sempre parlato della necessità di ridurre la faglia di diseguaglianza tra Meridione e Settentrione: ne va della crescita e dello sviluppo dell’intera nazione. Un Paese a due velocità è un Paese destinato a schiantarsi. Per queste ragioni saremo inflessibili all’opposizione per garantire che ci sia la dovuta attenzione al tessuto produttivo e sociale del Sud. Saremo vigili sentinelle affinché coesione e inclusione sociale siano garantite in ogni passo che compirà la legislatura.

Qualcuno dice che hanno votato Conte a Napoli e a Palermo solo perché lì più di altre parti regnava l’incubo di veder scomparire il reddito di cittadinanza. È davvero così?
Quindi stiamo dicendo che qualsiasi misura dello Stato a sostegno dei cittadini, dalle pensioni in avanti – sarebbe sempre da considerarsi in una logica di scambio? Ci siamo mai chiesti perché oggi sul RdC si vuole costruire questa narrazione? Il reddito di cittadinanza esiste anche in molti altri Paesi europei, da poco la Germania ha modificato il suo sussidio rendendolo più simile al nostro reddito di cittadinanza. Oggi anche la Commissione Ue si è espressa chiedendo un rafforzamento del Rdc. La verità è che si vuole fare una scientifica guerra ai poveri, emarginando sempre più le fasce sociali deboli dalle priorità dell’agenda politica nazionale. Certe considerazioni sono intrise di pregiudiziali classiste: davvero le persone in condizioni di indigenza sono incapaci di avere un’idea politica? Noi siamo orgogliosi di difendere le fasce della popolazione che non ce la fanno, quelle di cui nessuno si occupa. Gli altri si preoccupano di alzare i mega-stipendi dei dirigenti di Stato che già prendono 10mila euro netti.

Questo sarà l’autunno più freddo di sempre e si sa nei momenti di crisi prevalgono le forze antisistema. Ha mai pensato anche a una svolta in tal senso?
Noi non siamo quelli che soffiano sul fuoco in un momento di crisi. Abbiamo gestito con responsabilità la pandemia, che è stato il momento più difficile dal Dopoguerra. Noi offriamo soluzioni, come quelle che abbiamo messo sul tavolo di Draghi e che sono state ignorate dal premier.

Qualcuno ha sempre detto l’avvocato preso dalla scrivania è catapultato in politica. Alla prova dei fatti, però, ha dimostrato grande maturità, visione strategica, qualità che non appartengono solo a un premier…
Sia quando ero Presidente del Consiglio, sia ora che sono Presidente del Movimento Cinque Stelle ho sempre inteso la politica come un modo di essere al servizio del Paese. Non conosco altro modo di fare politica, intesa con la P maiuscola, se non questo. Credo che per me possano parlare gli anni trascorsi a Palazzo Chigi, durante i quali abbiamo approvato il reddito di cittadinanza e il decreto dignità, gestito la pandemia e conquistato 209 miliardi del PNRR, quando in Italia nessuno lo credeva possibile.

Perché invece quel Letta, il quale è ormai un morto che cammina, ha portato il Pd così in basso?
Dovrebbe fare questa domanda a lui. Io ho riscontrato da parte dei vertici del Pd un’inspiegabile ostinazione nel difendere Draghi, la sua agenda e il suo governo, quando invece andavano difesi famiglie e imprese in difficoltà, andavano difesi gli ultimi e non i presunti ‘migliori’. E’ su scelte come queste che si perde la fiducia degli elettori. E vedo con sorpresa che anche a fronte di risultati elettorali deludenti, invece di assumersi le proprie responsabilità continuano a cercare capri espiatori.

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