I ritardi del Pnrr, è il momento degli allarmi

L’allarme è ormai diffuso, il governo ascolta voci preoccupate e il premier Draghi invita ad accelerare. A quasi un anno dalla sua approvazione definitiva, il Pnrr sembra aver esaurito la sua spinta ottimistica lasciando spazio a scetticismi, distinguo, polemiche sull’attuazione delle riforme e soprattutto richiami da parte degli operatori ad una velocizzazione delle procedure. E se anche il ministro delle Infrastrutture Giovannini, dal World Economic Forum di Davos, è costretto ad ammettere che “certo, ci sono dei problemi, anche se stiamo procedendo”, lo scenario si riempie di tinte fosche. Nonostante quelle di Bruxelles “non sono state bacchettate ma raccomandazioni in linea con le previsioni del Def”, il titolare delle Infrastrutture, uno dei principali protagonisti del Pnrr, lascia trasparire che il piano è tutt’altro che incanalato nella giusta direzione. “E’ chiaro – dice – che non è ancora realizzato integralmente. È stato progettato, al momento abbiamo avviato la sua attuazione”.

Uno dei nodi da sciogliere è senz’altro quello delle reti di telecomunicazione, su cui il governo gioca gran parte della partita dello sviluppo, specialmente del Mezzogiorno. Sul tema gli operatori privati sono preoccupati e non hanno esitato a trasferire lo stato d’animo ai rappresentanti dell’esecutivo durante la riunione del Tavolo istituzionale per le telecomunicazioni presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Ai ministri Giorgetti e Colao, il presidente di Asstel, l’associazione delle imprese di settore, Massimo Sarmi, ha rappresentato i problemi che la filiera delle Tlc sta attraversando in relazione alla fase di avvio del Pnrr.
“Le reti di telecomunicazioni, intese come piattaforme abilitanti della digitalizzazione del Paese, sono indispensabili per la realizzazione dei progetti di riforma del Piano – ha detto l’ex ad di Poste Italiane -. Questa condizione pone in capo agli operatori una grande responsabilità, a cui da tempo fanno fronte tramite ingenti investimenti”.
Dal 2010 al 2021 gli operatori Tlc hanno investito quasi 80 miliardi di euro  e ora chiedono al governo interventi mirati per consentire il corretto sviluppo del Piano. “La filiera Tlc sta attraversando una profonda trasformazione, da qui la necessità di una piena collaborazione con le istituzioni per favorire la sostenibilità economica del settore attraverso alcuni interventi mirati, in primis le semplificazioni delle procedure per l’autorizzazione della posa delle reti fisse e mobili di telecomunicazioni”.
Preoccupazioni e allarmi che fanno seguito a quanto già denunciato da Mino Dinoi, presidente di Aepi, l’Associazione Europea dei Professionisti, che non ha esitato  a parlare di Pnrr dall’andamento a singhiozzo: “Dai dati dell’Osservatorio AEPI risultano avviati due terzi dei 167 progetti previsti. Ma sono fermi sia quelli che riguardano infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore che quelli in ambito di energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile”.

E non va certamente meglio ai Comuni e le comunità montane, dopo che è andato deserto  il bando Pnrr da 1 miliardo di euro per la copertura con il 5G delle aree interne del Paese.  Il nuovo capitolato, secondo l’Uncem, dimezza la copertura e le risorse, rischiando di aumentare il divario digitale nelle aree. “Aspettiamo un chiarimento da parte del ministro Colao, perché non è questo il Piano nazionale di ripresa e resilienza che fa bene ai territori. Così aumentano le disuguaglianze sociali ed economiche tra aree urbane e rurali. Non è accettabile”.

L’allarme è ormai diffuso, il governo ascolta voci preoccupate e il premier Draghi invita ad accelerare. A quasi un anno dalla sua approvazione definitiva, il Pnrr sembra aver esaurito la sua spinta ottimistica lasciando spazio a scetticismi, distinguo, polemiche sull’attuazione delle riforme e soprattutto richiami da parte degli operatori ad una velocizzazione delle procedure. E se anche il ministro delle Infrastrutture Giovannini, dal World Economic Forum di Davos, è costretto ad ammettere che “certo, ci sono dei problemi, anche se stiamo procedendo”, lo scenario si riempie di tinte fosche. Nonostante quelle di Bruxelles “non sono state bacchettate ma raccomandazioni in linea con le previsioni del Def”, il titolare delle Infrastrutture, uno dei principali protagonisti del Pnrr, lascia trasparire che il piano è tutt’altro che incanalato nella giusta direzione. “E’ chiaro – dice – che non è ancora realizzato integralmente. È stato progettato, al momento abbiamo avviato la sua attuazione”.

Uno dei nodi da sciogliere è senz’altro quello delle reti di telecomunicazione, su cui il governo gioca gran parte della partita dello sviluppo, specialmente del Mezzogiorno. Sul tema gli operatori privati sono preoccupati e non hanno esitato a trasferire lo stato d’animo ai rappresentanti dell’esecutivo durante la riunione del Tavolo istituzionale per le telecomunicazioni presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Ai ministri Giorgetti e Colao, il presidente di Asstel, l’associazione delle imprese di settore, Massimo Sarmi, ha rappresentato i problemi che la filiera delle Tlc sta attraversando in relazione alla fase di avvio del Pnrr.
“Le reti di telecomunicazioni, intese come piattaforme abilitanti della digitalizzazione del Paese, sono indispensabili per la realizzazione dei progetti di riforma del Piano – ha detto l’ex ad di Poste Italiane -. Questa condizione pone in capo agli operatori una grande responsabilità, a cui da tempo fanno fronte tramite ingenti investimenti”.
Dal 2010 al 2021 gli operatori Tlc hanno investito quasi 80 miliardi di euro  e ora chiedono al governo interventi mirati per consentire il corretto sviluppo del Piano. “La filiera Tlc sta attraversando una profonda trasformazione, da qui la necessità di una piena collaborazione con le istituzioni per favorire la sostenibilità economica del settore attraverso alcuni interventi mirati, in primis le semplificazioni delle procedure per l’autorizzazione della posa delle reti fisse e mobili di telecomunicazioni”.
Preoccupazioni e allarmi che fanno seguito a quanto già denunciato da Mino Dinoi, presidente di Aepi, l’Associazione Europea dei Professionisti, che non ha esitato  a parlare di Pnrr dall’andamento a singhiozzo: “Dai dati dell’Osservatorio AEPI risultano avviati due terzi dei 167 progetti previsti. Ma sono fermi sia quelli che riguardano infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore che quelli in ambito di energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile”.

E non va certamente meglio ai Comuni e le comunità montane, dopo che è andato deserto  il bando Pnrr da 1 miliardo di euro per la copertura con il 5G delle aree interne del Paese.  Il nuovo capitolato, secondo l’Uncem, dimezza la copertura e le risorse, rischiando di aumentare il divario digitale nelle aree. “Aspettiamo un chiarimento da parte del ministro Colao, perché non è questo il Piano nazionale di ripresa e resilienza che fa bene ai territori. Così aumentano le disuguaglianze sociali ed economiche tra aree urbane e rurali. Non è accettabile”.

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