“I serbi di Bosnia lavorano alla secessione”

Si tratterebbe della peggiore crisi politica in atto in Bosnia dai tempi della guerra. L’alto rappresentante alle Nazioni Unite Christian Schmidt ha affermato che la Repubblica Srpska, l’entità serba che rappresenta circa la metà dell’intero territorio e un terzo della popolazione dello Stato federale bosniaco, sarebbe in procinto di attuare una secessione. Fatto che metterebbe a serio rischio la tenuta dei sempre fragili equilibri nell’area dei Balcani.
Per Schmidt, dalla repubblica serba sarebbero arrivate “minacce all’ordine costituzionale della Bosnia Erzegovina” perché continuerebbe ad adottare leggi e provvedimenti ritenuti in contrasto con la base costituzionale dello Stato sorto all’esito del trattato di Dayton. Perciò il funzionario Onu ha invitato a tenere alta l’attenzione in vista delle prossime elezioni, che si terranno il 2 ottobre prossimo (e in previsione delle quali Schmidt ha chiesto a tutti i partiti di tenere “un comportamento dignitoso”) e ha riferito di non aver ricevuto alcuna risposta dai vertici della stessa Repubblica Srpska a cui avrebbe chiesto un dialogo.
Una ricostruzione che i serbo-bosniaci sembrano rigettare e, con loro, anche il premier bosniaco (ma di etnia serba) Zoran Tegeltija. Che accusa l’Onu e l’Occidente, in una lettera, di tenere una posizione a senso unico sulle vicende relative al Paese. Ma Sefik Dzaferovic, membro di etnia bosniaca della presidenza tripartita della Repubblica, ha invece puntato il dito contro i serbo-bosniaci accusandoli di porre in essere iniziative che rischierebbero di minare le riforme e i progressi compiuti dalla Bosnia Erzegovina negli ultimi tempi.
La situazione, dunque, è grave. E risente, come ovvio, della tensione che spira dall’Est. La guerra tra Russia e Ucraina, il ruolo della Nato, si riflette in uno scenario fin troppo sensibile. E che potrebbe innescare un effetto domino potenzialmente dirompente. Sarajevo, infatti, è membro della Nato fin dal 2006. E un’eventuale escalation in quei territori potrebbe causare non solo un nuovo conflitto regionale in Europa ma innescare una spirale incontrollabile di alleanze e interventi incrociati che potrebbe trascinare tutto il mondo in guerra.

Si tratterebbe della peggiore crisi politica in atto in Bosnia dai tempi della guerra. L’alto rappresentante alle Nazioni Unite Christian Schmidt ha affermato che la Repubblica Srpska, l’entità serba che rappresenta circa la metà dell’intero territorio e un terzo della popolazione dello Stato federale bosniaco, sarebbe in procinto di attuare una secessione. Fatto che metterebbe a serio rischio la tenuta dei sempre fragili equilibri nell’area dei Balcani.
Per Schmidt, dalla repubblica serba sarebbero arrivate “minacce all’ordine costituzionale della Bosnia Erzegovina” perché continuerebbe ad adottare leggi e provvedimenti ritenuti in contrasto con la base costituzionale dello Stato sorto all’esito del trattato di Dayton. Perciò il funzionario Onu ha invitato a tenere alta l’attenzione in vista delle prossime elezioni, che si terranno il 2 ottobre prossimo (e in previsione delle quali Schmidt ha chiesto a tutti i partiti di tenere “un comportamento dignitoso”) e ha riferito di non aver ricevuto alcuna risposta dai vertici della stessa Repubblica Srpska a cui avrebbe chiesto un dialogo.
Una ricostruzione che i serbo-bosniaci sembrano rigettare e, con loro, anche il premier bosniaco (ma di etnia serba) Zoran Tegeltija. Che accusa l’Onu e l’Occidente, in una lettera, di tenere una posizione a senso unico sulle vicende relative al Paese. Ma Sefik Dzaferovic, membro di etnia bosniaca della presidenza tripartita della Repubblica, ha invece puntato il dito contro i serbo-bosniaci accusandoli di porre in essere iniziative che rischierebbero di minare le riforme e i progressi compiuti dalla Bosnia Erzegovina negli ultimi tempi.
La situazione, dunque, è grave. E risente, come ovvio, della tensione che spira dall’Est. La guerra tra Russia e Ucraina, il ruolo della Nato, si riflette in uno scenario fin troppo sensibile. E che potrebbe innescare un effetto domino potenzialmente dirompente. Sarajevo, infatti, è membro della Nato fin dal 2006. E un’eventuale escalation in quei territori potrebbe causare non solo un nuovo conflitto regionale in Europa ma innescare una spirale incontrollabile di alleanze e interventi incrociati che potrebbe trascinare tutto il mondo in guerra.

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