“I signori della truffa” di Domenico Vecchioni

Ventiquattro storie che hanno ispirato cinema e romanzi

 

Nella premessa al suo ultimo libro “I signori della truffa” (Diarkos Editore, pag. 244, Euro 16,00), l’ambasciatore d’Italia Domenico Vecchioni, ha ricoperto importanti incarichi alla Farnesina e all’estero, avverte il lettore che, quelli narrati,” sono fatti veri, accaduti realmente. Non c’è quindi niente di inventato, interpretato o modificato”, precisazione resa necessaria dal fatto che “le trame descritte potranno apparire talmente inverosimili da far ritenere che esse siano più il frutto della fantasia o ‘della realtà romanzata’ che il riflesso di avvenimenti concreti”.

Sono storie che sollecitano una risposta alla domanda: Il buon esito di una truffa è dovuto all’abilità del truffatore o alla credulità e alla inconsapevole  partecipazione, ma a volte anche colpevole, del truffato e alla propensione di certe persone, anche di alto livello intellettuale e culturale, a credere nella possibilità di facili e mirabolanti guadagni spingendo la loro credulità oltre le soglie del razionale e del comprensibile?. 

Nel libro, Domenico Vecchioni ricostruisce la storia di 24 truffe, le condizioni storiche e sociali che le hanno rese possibili e quella di personaggi la cui abilità suscita più simpatia che riprovazione.

Come George G. Parker, giovane squattrinato newyorkese che è riuscito a vendere alla fine dell’800, apponendo un cartello, una porzione del ponte di Brooklyn o il boemo Victor Lustig che nel 1925 riesce a vendere ad una impresa di riciclaggio del ferro e dell’acciaio la Tour Eiffel che doveva essere demolita perché la città di Parigi non era in grado di sostenere i costi della sua manutenzione o come il clown Otto Witte che, dopo essersi spacciato per il ladro della Gioconda e averne venduto come “l’originale” una copia a un commerciante greco di Venezia,  il 13 agosto 1913 è riuscito a farsi incoronare, per un solo giorno, Re d’Albania col nome di Otto I, come testimonia la lapide della sua tomba nel cimitero di Amburgo e il romanzo dello scrittore americano Harry Turtledove “Every inch a King” ispirato alla sua vicenda. E ancora Han Van Meegeren, considerato il più grande falsario di quadri di tutti i tempi, che sapeva dipingere “come” Veermer, il grande maestro di Delft autore, tra gli altri, del celebre e famoso quadro “”Ragazza con l’orecchino di perla”. I quadri di Van Meegeren vengono riconosciuti anche da esperti come originali  sconosciuti di Veermer perché lui non copia le opere del maestro ma “dipinge come lui” immaginando come avrebbe dipinto determinati soggetti indovinando le sue emozioni e sensazioni. 

Numerose le truffe ricordate da Domenico Vecchioni che hanno ispirato film e libri come quella dello scrittore americano Clifford Irving, raccontata nel film “The Hoax” (L’imbroglio) di Lasse Hallstrom interpretata da Richard Gere, che ha venduto ad una casa editrice le false memorie del magnate Howard Hughes o quella del finanziere ebreo di origine russa Alexander Sacha Stavisky, morto l’8 gennaio 1934 in circostanze misteriose in uno Chalet di Chamonix – ispiratore nel 1974 del film di Alain Resnay “Stavisky” con Jean-Paul Belmondo e nel 1979 dello sceneggiato televisivo “L’affare Stavisky” di Luigi Perelli con Pietro Biondi – che riuscì a creare in Francia un impero finanziario fondato sulla frode e sulla corruzione e quella di Denis Vrain-Lucas, esperto falsario di documenti e alberi genealogici, a danno del matematico Michel Chasles, ideatore dell’omonimo “teorema”, al quale nel 1862 riuscì a vendere 660 improbabili lettere “autografe” e scambi di corrispondenza fra personaggi che hanno fatto la storia: tra Giulio Cesare e Vercingetorige, tra Giuda e Gesù Cristo, tra Cleopatra e Cesare, tra Alessandro Magno e Aristotele,  tra Pascal e Newton, di Giovanna d’Arco ai suoi genitori, di Molière … . La sua Storia ha ispirato il romanzo “L’Immortel” di Alphonse Daudet. 

Ma Michel Chasles non è stato il solo intellettuale ad essere truffato. Stessa sorte è accaduta allo scrittore Conan Doyle, il “papà” di Sherlock Holmes, che crede all’esistenza di un mondo popolato da fate e gnomi sulla base di fotografie abilmente truccate da due intraprendenti ragazzine.

Il desiderio di ottenere facili guadagni ha reso possibile a Henri Lemoine, un francese con studi scientifici alle spalle, di “vendere” al direttore della società De Beers, Sir Julius Wernher, la formula per produrre diamanti in laboratorio, storia raccontata anche da Marcel Proust nel libro “Pastiches e Mélanges” pubblicato nel 1919, e a Gerd Heidemann, cronista del periodico “Stern” conosciuto come collezionista di cimeli e reliquie del nazismo, di vendere nel 1983 alla sua testata i “diari di Hadolf Hitler”, 62 quadernoni scritti a mano anziché dal Fuhrer dal suo amico pittore-falsario Konrad Kujau, che ripercorrono i principali avvenimenti accaduti in Germania dal 1932 al 1945.

Tra i “re” della truffa ricordati da Vecchioni non mancano Frank Abbagnale, interpretato da Leonardo di Caprio nel film “Prova a prendermi” di Steven Spielberg, che dopo aver scontato cinque anni di prigione per le numerose truffe a danno di banche e per i continui “cambi” di identità e professioni, è stato assunto nel 1974 dalle autorità federali americane come “esperto” per combattere truffe e frodi, e Benard Madoff, il “mago” di Wall Street, condannato nel 2009 dalla Corte distrettuale di Manhattan a 150 anni di carcere, che al momento del suo arresto riconosce “di essere all’origine di una delle più grandi truffe finanziarie di tutti i tempi”.

La divertente e appassionante galleria di truffe ricostruita da Domenico Vecchioni si conclude con la “truffa perfetta” che si è realizzata quando la stessa vittima ha tentato di ingannare il truffatore, come accaduto al miliardario americano Bill O’ Neil, appassionato d’arte, che ha tentato di acquistare a Parigi un vero Utrillo  facendolo passare e certificandolo per falso.

Vittorio Esposito

 

Ventiquattro storie che hanno ispirato cinema e romanzi

 

Nella premessa al suo ultimo libro “I signori della truffa” (Diarkos Editore, pag. 244, Euro 16,00), l’ambasciatore d’Italia Domenico Vecchioni, ha ricoperto importanti incarichi alla Farnesina e all’estero, avverte il lettore che, quelli narrati,” sono fatti veri, accaduti realmente. Non c’è quindi niente di inventato, interpretato o modificato”, precisazione resa necessaria dal fatto che “le trame descritte potranno apparire talmente inverosimili da far ritenere che esse siano più il frutto della fantasia o ‘della realtà romanzata’ che il riflesso di avvenimenti concreti”.

Sono storie che sollecitano una risposta alla domanda: Il buon esito di una truffa è dovuto all’abilità del truffatore o alla credulità e alla inconsapevole  partecipazione, ma a volte anche colpevole, del truffato e alla propensione di certe persone, anche di alto livello intellettuale e culturale, a credere nella possibilità di facili e mirabolanti guadagni spingendo la loro credulità oltre le soglie del razionale e del comprensibile?. 

Nel libro, Domenico Vecchioni ricostruisce la storia di 24 truffe, le condizioni storiche e sociali che le hanno rese possibili e quella di personaggi la cui abilità suscita più simpatia che riprovazione.

Come George G. Parker, giovane squattrinato newyorkese che è riuscito a vendere alla fine dell’800, apponendo un cartello, una porzione del ponte di Brooklyn o il boemo Victor Lustig che nel 1925 riesce a vendere ad una impresa di riciclaggio del ferro e dell’acciaio la Tour Eiffel che doveva essere demolita perché la città di Parigi non era in grado di sostenere i costi della sua manutenzione o come il clown Otto Witte che, dopo essersi spacciato per il ladro della Gioconda e averne venduto come “l’originale” una copia a un commerciante greco di Venezia,  il 13 agosto 1913 è riuscito a farsi incoronare, per un solo giorno, Re d’Albania col nome di Otto I, come testimonia la lapide della sua tomba nel cimitero di Amburgo e il romanzo dello scrittore americano Harry Turtledove “Every inch a King” ispirato alla sua vicenda. E ancora Han Van Meegeren, considerato il più grande falsario di quadri di tutti i tempi, che sapeva dipingere “come” Veermer, il grande maestro di Delft autore, tra gli altri, del celebre e famoso quadro “”Ragazza con l’orecchino di perla”. I quadri di Van Meegeren vengono riconosciuti anche da esperti come originali  sconosciuti di Veermer perché lui non copia le opere del maestro ma “dipinge come lui” immaginando come avrebbe dipinto determinati soggetti indovinando le sue emozioni e sensazioni. 

Numerose le truffe ricordate da Domenico Vecchioni che hanno ispirato film e libri come quella dello scrittore americano Clifford Irving, raccontata nel film “The Hoax” (L’imbroglio) di Lasse Hallstrom interpretata da Richard Gere, che ha venduto ad una casa editrice le false memorie del magnate Howard Hughes o quella del finanziere ebreo di origine russa Alexander Sacha Stavisky, morto l’8 gennaio 1934 in circostanze misteriose in uno Chalet di Chamonix – ispiratore nel 1974 del film di Alain Resnay “Stavisky” con Jean-Paul Belmondo e nel 1979 dello sceneggiato televisivo “L’affare Stavisky” di Luigi Perelli con Pietro Biondi – che riuscì a creare in Francia un impero finanziario fondato sulla frode e sulla corruzione e quella di Denis Vrain-Lucas, esperto falsario di documenti e alberi genealogici, a danno del matematico Michel Chasles, ideatore dell’omonimo “teorema”, al quale nel 1862 riuscì a vendere 660 improbabili lettere “autografe” e scambi di corrispondenza fra personaggi che hanno fatto la storia: tra Giulio Cesare e Vercingetorige, tra Giuda e Gesù Cristo, tra Cleopatra e Cesare, tra Alessandro Magno e Aristotele,  tra Pascal e Newton, di Giovanna d’Arco ai suoi genitori, di Molière … . La sua Storia ha ispirato il romanzo “L’Immortel” di Alphonse Daudet. 

Ma Michel Chasles non è stato il solo intellettuale ad essere truffato. Stessa sorte è accaduta allo scrittore Conan Doyle, il “papà” di Sherlock Holmes, che crede all’esistenza di un mondo popolato da fate e gnomi sulla base di fotografie abilmente truccate da due intraprendenti ragazzine.

Il desiderio di ottenere facili guadagni ha reso possibile a Henri Lemoine, un francese con studi scientifici alle spalle, di “vendere” al direttore della società De Beers, Sir Julius Wernher, la formula per produrre diamanti in laboratorio, storia raccontata anche da Marcel Proust nel libro “Pastiches e Mélanges” pubblicato nel 1919, e a Gerd Heidemann, cronista del periodico “Stern” conosciuto come collezionista di cimeli e reliquie del nazismo, di vendere nel 1983 alla sua testata i “diari di Hadolf Hitler”, 62 quadernoni scritti a mano anziché dal Fuhrer dal suo amico pittore-falsario Konrad Kujau, che ripercorrono i principali avvenimenti accaduti in Germania dal 1932 al 1945.

Tra i “re” della truffa ricordati da Vecchioni non mancano Frank Abbagnale, interpretato da Leonardo di Caprio nel film “Prova a prendermi” di Steven Spielberg, che dopo aver scontato cinque anni di prigione per le numerose truffe a danno di banche e per i continui “cambi” di identità e professioni, è stato assunto nel 1974 dalle autorità federali americane come “esperto” per combattere truffe e frodi, e Benard Madoff, il “mago” di Wall Street, condannato nel 2009 dalla Corte distrettuale di Manhattan a 150 anni di carcere, che al momento del suo arresto riconosce “di essere all’origine di una delle più grandi truffe finanziarie di tutti i tempi”.

La divertente e appassionante galleria di truffe ricostruita da Domenico Vecchioni si conclude con la “truffa perfetta” che si è realizzata quando la stessa vittima ha tentato di ingannare il truffatore, come accaduto al miliardario americano Bill O’ Neil, appassionato d’arte, che ha tentato di acquistare a Parigi un vero Utrillo  facendolo passare e certificandolo per falso.

Vittorio Esposito

 

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