I tanti dubbi sulla morte dei due giornalisti

La libertà di stampa e il lavoro dei giornalisti non sono molto tollerati in Qatar, pertanto le morti improvvise venerdì scorso dell’inviato americano Grant Wahl, 48 anni, che lavorava per l’emittente televisiva Cbs, e quella del fotoreporter qatariota Khalid Al-Misslam di soli 43 anni, che prestava la sua opera per il canale locale Al Kass Tv, stanno destando inquietudine e inevitabili sospetti. Tanto più che il fratello di Whal ai media americani ha detto che “avevo parlato con lui poche ore prima e stava bene, sono sicuro che è stato ucciso per le sue prese di posizione contro le autorità del Qatar”. Grant Whal, grande appassionato di football e cronista freelance di levatura internazionale con al suo attivo già cinque campionati del mondo di calcio, aveva lavorato anche per Sport Illustrated. Il reporter americano è spirato nella tribuna stampa a causa dello «stress acuto subito durante i supplementari», come ha affermato il suo agente, di Olanda-Argentina terminata ai calci di rigore col successo di Messi e compagni. Ma è la verità? Ad amplificare i sospetti del fratello di Wahl la circostanza che qualche giorno prima, quando infuriava la polemica su tutti i media del mondo, il giornalista era stato fermato dalle autorità qatariote perché aveva cercato di entrare allo stadio con una maglietta arcobaleno. Aveva discusso con la polizia, aveva dovuto togliersela ed era stato privato della libertà personale per qualche ora. Un fatto grave. .”Me lo sento che Grant è stato ammazzato dalle autorità per le sue prese di posizioni, non aveva alcun problema di salute”, ha aggiunto il familiare parlando con i cronisti statunitensi. Vero è che qualche giorno prima della sua scomparsa aveva fatto sapere di essere in cura per una bronchite, contratta in Qatar. Le persone che erano con Whal sulle gradinate hanno riferito di un malore e hanno lamentato un certo ritardo nei soccorsi e l’assenza di un defibrillatore che avrebbero potuto salvarlo. Il fotoreporter qatariota, che si è sentito male mentre copriva un evento, è stato sepolto ancora nella giornata di sabato. Fatto sta che i dubbi sulle due morti restano.

La libertà di stampa e il lavoro dei giornalisti non sono molto tollerati in Qatar, pertanto le morti improvvise venerdì scorso dell’inviato americano Grant Wahl, 48 anni, che lavorava per l’emittente televisiva Cbs, e quella del fotoreporter qatariota Khalid Al-Misslam di soli 43 anni, che prestava la sua opera per il canale locale Al Kass Tv, stanno destando inquietudine e inevitabili sospetti. Tanto più che il fratello di Whal ai media americani ha detto che “avevo parlato con lui poche ore prima e stava bene, sono sicuro che è stato ucciso per le sue prese di posizione contro le autorità del Qatar”. Grant Whal, grande appassionato di football e cronista freelance di levatura internazionale con al suo attivo già cinque campionati del mondo di calcio, aveva lavorato anche per Sport Illustrated. Il reporter americano è spirato nella tribuna stampa a causa dello «stress acuto subito durante i supplementari», come ha affermato il suo agente, di Olanda-Argentina terminata ai calci di rigore col successo di Messi e compagni. Ma è la verità? Ad amplificare i sospetti del fratello di Wahl la circostanza che qualche giorno prima, quando infuriava la polemica su tutti i media del mondo, il giornalista era stato fermato dalle autorità qatariote perché aveva cercato di entrare allo stadio con una maglietta arcobaleno. Aveva discusso con la polizia, aveva dovuto togliersela ed era stato privato della libertà personale per qualche ora. Un fatto grave. .”Me lo sento che Grant è stato ammazzato dalle autorità per le sue prese di posizioni, non aveva alcun problema di salute”, ha aggiunto il familiare parlando con i cronisti statunitensi. Vero è che qualche giorno prima della sua scomparsa aveva fatto sapere di essere in cura per una bronchite, contratta in Qatar. Le persone che erano con Whal sulle gradinate hanno riferito di un malore e hanno lamentato un certo ritardo nei soccorsi e l’assenza di un defibrillatore che avrebbero potuto salvarlo. Il fotoreporter qatariota, che si è sentito male mentre copriva un evento, è stato sepolto ancora nella giornata di sabato. Fatto sta che i dubbi sulle due morti restano.

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