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I trattori e la marcia su Roma, Calvani: “Non sarà un picnic”

di Angelo Vitale -


“Dio ci benedica”: Danilo Calvani lo ripete a tutti da sempre, la fede cattolica lo condusse a chiamare suo figlio Karol in onore di Papa Giovanni Paolo II. E conclude così da giorni tutti i suoi interventi. Per radio, al cellulare, in tv, rimbalza dal 22 gennaio anche sui social dove la protesta degli agricoltori italiani da lui animata arriva a numeri elevati: su Youtube è giunta a 20mila visualizzazioni in pochi giorni la telefonata che gli ha fatto da una stalla “Degio”, un uomo della terra pronto ad aprire con la sua mula una delle prossime sfilate della rivolta, annunciandolo ai quasi 32mila iscritti del suo canale.

In Italia sembra facilissimo diventare in poco tempo leader e, allo stesso tempo, essere contestato. Sta capitando pure a Danilo Calvani, a capo della rivolta dei Forconi agli inizi dello scorso decennio, una presunta vicinanza alla Lega che smentisce (“Più di dieci anni fa volevano farmi loro coordinatore per il Sud, rifiutai”). Sessantuno anni, oggi alla guida dei Cra, Comitati Riuniti Agricoli che poi specificano essere costituiti da Agricoltori Traditi. Sono contro tutti, sono apolitici e apartitici. “Da decenni – dice mentre da Pontinia è in partenza per l’Abruzzo ma anche per raggiungere i suoi di Capua, da venerdì in agitazione nelle strade e autostrade di Terra di Lavoro – abbiamo ministri dell’Agricoltura inefficaci. Siamo stanchi delle promesse e di parole cosi lontane dai fatti. Siamo al collasso per una politica europea che afferma la transizione ecologica ma poi consente che i Green Corridors ci danneggino. Come quello per l’Africa che puntava a garantire la sostenibilità in Algeria, Egitto, Libia, Marocco, Mauritania e Tunisia e doveva durare poco tempo: invece, tuttora consente che il nostro Paese sia invaso da prodotti ottenuti attraverso l’uso di fitosanitari qui da noi vietati. Se questo è il modo di garantire la sovranità di un Paese, noi siamo contro tutto questo”.

Nel mirino di Calvani le organizzazioni di categoria: “Ma si badi bene – precisa -. Non siamo contro i simboli, veniamo tutti da quel mondo. Siamo contro i vertici, ne chiediamo l’azzeramento. Una vera barzelletta criticare la nostra protesta per rallentarla e poi presentarsi in piazza a Bruxelles, pensando di cavalcarla”. Il suo attacco è ancora più evidente quando gli chiediamo delle agrimafie: di decine di miliardi è stimato il valore dell’intervento della criminalità organizzata nell’agroalimentare. “La vera mafia – dice Calvani – è quella che ha finora controllato e gestito i fondi per l’agricoltura con frodi e truffe a cascata, destinando incentivi al 2 o al massimo al 4% della possibile platea. Non sono mie opinioni personali le notizie che riaffiorano ripetutamente, dall’Operazione Nebrodi in Sicilia ad oggi, sui Centri di assistenza agricola controllati dalle organizzazioni di categoria e finiti nelle inchieste penali”. Le accuse non finiscono qui, con una denuncia durissima: “Il Made in Italy – sostiene – si fonda spesso su prodotti alimentari taroccati perché provenienti da Paesi africani o esteri e rietichettati da coop vicine alle associazioni”.

Le critiche personali che lo raggiungono non lo preoccupano: “Non ho una mia azienda? E’ vero, da quando quella della mia compagna è stata sfrattata senza un titolo esecutivo, da anni sono in corso le mie denunce. Ora affianco come posso mia figlia su piccoli terreni presi in fitto. A Ragusa dicono che non li rappresento? Ci può stare, ma la Sicilia si è mossa in blocco nella nostra scia”.

Lo aspetta Roma. “Non sarà un picnic. Prevediamo ammassamenti di trattori in decine di posti, all’esterno e all’interno della Capitale, concordando sempre tutte le nostre azioni con la Questura. Siamo massacrati da questo sistema. Da Roma mi aspetto una svolta, altrimenti la nostra battaglia continuerà”.

Non facile per il centrodestra al governo mediare con posizioni così nette, per tanti anni cavalcate. E difficile proporre ragionamenti e rammentare strategie come prova a fare il capogruppo di Fdi in Commissione Agricoltura Marco Cerreto: “Oggi finalmente l’Europa ascolta l’Italia. Con un documento presentato dal ministro Lollobrigida e sottoscritto da Francia, Austria, Polonia, Romania, Grecia, Finlandia e Lettonia, la nostra Nazione torna protagonista. Continueremo a sostenere gli agricoltori e non li lasceremo soli. Continueremo a batterci contro le policy Ue che hanno piegato il settore”.


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