I vaccini e le tantissime reazioni avverse il docufilm che squarcia il silenzio di Stato

 

“In questi anni in Italia è venuto meno il confronto, perché non è stata data voce a una parte della popolazione, grande o piccola che sia, che riporta un’altra visione delle cose sul covid 19. Il dibattito non è sul piano scientifico, perché in quell’ambito dovremmo ascoltare anche i medici e i sanitari radiati, che sono tanti e che portano avanti altri studi, ma ciò che ci preme rappresentare è la libertà d’espressione di chi si è sottoposto alle vaccinazioni ed ha avuto un esito avverso, ma non può esprimerlo sui grandi media. Anzi, viene censurato su youtube, com’è capitato al nostro documentario “Invisibili”, che consente di esprimersi a coloro che hanno subito reazioni negative dopo la somministrazione del vaccino. Il nostro impegno nasce da qui, una passione democratica”. Il blogger e film-maker Alessandro Amori (nella foto), 49 anni, parla mentre sta correndo a prendere i figli a scuola. Il suo interesse sui vaccini risale al 2017 quando in seguito al decreto della ministra Beatrice Lorenzin furono rese obbligatorie le 12 poi diventate 10 somministrazioni ai bambini in età scolare, e chi vi si sottraeva veniva escluso dalla scuola.

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L’altro pomeriggio alcune centinaia di persone sono rimaste all’esterno del cinema di Verona esaurito dove veniva proiettato “Invisibili – il documentario sulle reazioni avverse che tutti devono vedere” di cui oltre ad Amori è artefice il regista Paolo Cassina, vincitore di premi per la sua dedizione ai documentari e alle inchieste giornalistiche. Il docufilm è stato proiettato nelle sale del circuito parallelo a quello delle grandi sale al pubblico a settembre, ma è solo nelle ultime settimane che ha “bucato” l’interesse della gente, riscuotendo consenso. Anche a Bergamo e Firenze si sono contate molte persone che non sono riuscite a partecipare alle proiezioni. La presentazione ufficiale sarà il 29 gennaio a Sanremo, nella sala della Federazione Operaia Sanremese, mentre la programmazione al cinema è prevista anche per tutto febbraio e, per adesso, anche in parte a marzo. “Noi siamo partiti dalla constatazione che durante la crisi pandemica si sentiva una voce unica narrante – prosegue Amori – e chi manifestava il pensiero critico veniva inscritto subito tra i no vax”. Non era consentito manifestare il dubbio, il cogito cartesiano, perché automaticamente venivi incasellato nello schieramento alternativo ai vaccini. Nei fatti c’è stata una lesione del principio di libertà d’espressione”. Alla domanda se si sia vaccinato o meno, Alessandro Amori replica che il tema centrale “da cui siamo partiti è che chiunque nel 2021 manifestava perplessità sui vaccini per una informazione adeguata su cui fondare il consenso informato veniva subito messo nel recinto no vax senza possibilità di parola. Del resto il vaccino è un farmaco e che ci potessero essere anche reazioni avverse era, ed è, nella logica delle cose. Ma ufficialmente non si poteva parlarne. Noi abbiamo scandagliato questo mondo scoprendo un’umanità variegata e le risposte, come vediamo queste settimane, sono considerevoli. La valuto una prova di democrazia compiuta”. Il blogger e autore quando ha deciso di raccontare la protesta dall’interno si è “armato” di una piccola telecamera ed ha girato l’Italia raccogliendo le testimonianze “dei danneggiati da vaccino”.

CENSURA

“Abbiamo realizzato il primo documentario vax over – analizza -, ma la protesta non ha mai avuto risonanza pubblica, anzi ci sono stati casi di censura vera e propria perché la voce dissonante non era permessa”. Non ha dubbi, Amori, che la somministrazione abbia avuto molteplici reazioni avverse. “Ripeto, la questione per noi nodale non è se il vaccino funzioni o meno, ma consentire alle persone il diritto alla libera espressione, perché girando le piazze conoscevo padri e madri che volevano vaccinare i figli, ma prima volevano avere delle risposte rispetto alle loro perplessità e alle legittime domande che ponevano. Invece, venivano emarginati ed etichettati”.

SOLITUDINE

A quel punto Amori ha creato una piattaforma per dare voce a chi poneva quesiti e non si accontentava. Dopo avere incontrato il regista Paolo Cassina ha deciso di lavorare al documentario per capire il fenomeno nella sua complessità. Raccontare l’altra faccia del covid-19, l’altra verità, quella cioè di chi si sottoponeva alla vaccinazione e dopo non era più quello di prima. Le testimonianze nella seconda fase sono cresciute perché molti di quelli che avevano subito le avversità si sono “sentiti soli, anche all’interno della propria famiglia”, con matrimoni anche entrati in crisi, per non parlare della rete lacerata delle amicizie o delle difficoltà sul lavoro. “Non sono stati neppure presi in carico dal proprio medico – come hanno raccontato – e questo è stato un fatto nuovo, perché i medici di solito ascoltano per fare l’anamnesi e quindi offrire la diagnosi. Invece, nel caso dei vaccini c’è stata una chiusura e così la persona che manifestava danni e malesseri è stata considerata stressata o comunque bisognosa di cure psicologiche. Fatto sta che anche nelle famiglie molti non sono stati compresi, perché si è stati portati a leggere la realtà attraverso la dicotomia semplicistica si vax- no vax, mentre molti individui, come abbiamo testimoniato, erano in difficoltà e cercavano di comprendere che cosa stava loro capitando”. La nascita dei primi comitati è stata la conseguenza della solitudine che si è impadronita di molti. Tra di essi “Ascoltami” al quale si è avvicinato Alessandro Amori per approfondire il lavoro di ricerca. “Osservare le cose a prescindere dai nostri convincimenti, questo è stato l’imperativo deontologico che ha fatto da filo conduttore a Paolo ed a me – conclude Amori – per consentire a chi per difendersi dal virus ha subito conseguenze, anche permanenti, e fino a quel momento non sapeva come esprimersi. Il fatto stesso che le persone che vengono alle proiezioni di “Invisibili” sono tante è la dimostrazione che nel nostro Paese è mancato un confronto aperto tra posizioni diverse, senza pregiudizi, facendo prevalere un ostracismo che è negativo per la nostra democrazia”. Chi vuole vedere il documentario “Invisibili” lo trova su www.playmastermovie. com.

 

“In questi anni in Italia è venuto meno il confronto, perché non è stata data voce a una parte della popolazione, grande o piccola che sia, che riporta un’altra visione delle cose sul covid 19. Il dibattito non è sul piano scientifico, perché in quell’ambito dovremmo ascoltare anche i medici e i sanitari radiati, che sono tanti e che portano avanti altri studi, ma ciò che ci preme rappresentare è la libertà d’espressione di chi si è sottoposto alle vaccinazioni ed ha avuto un esito avverso, ma non può esprimerlo sui grandi media. Anzi, viene censurato su youtube, com’è capitato al nostro documentario “Invisibili”, che consente di esprimersi a coloro che hanno subito reazioni negative dopo la somministrazione del vaccino. Il nostro impegno nasce da qui, una passione democratica”. Il blogger e film-maker Alessandro Amori (nella foto), 49 anni, parla mentre sta correndo a prendere i figli a scuola. Il suo interesse sui vaccini risale al 2017 quando in seguito al decreto della ministra Beatrice Lorenzin furono rese obbligatorie le 12 poi diventate 10 somministrazioni ai bambini in età scolare, e chi vi si sottraeva veniva escluso dalla scuola.

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L’altro pomeriggio alcune centinaia di persone sono rimaste all’esterno del cinema di Verona esaurito dove veniva proiettato “Invisibili – il documentario sulle reazioni avverse che tutti devono vedere” di cui oltre ad Amori è artefice il regista Paolo Cassina, vincitore di premi per la sua dedizione ai documentari e alle inchieste giornalistiche. Il docufilm è stato proiettato nelle sale del circuito parallelo a quello delle grandi sale al pubblico a settembre, ma è solo nelle ultime settimane che ha “bucato” l’interesse della gente, riscuotendo consenso. Anche a Bergamo e Firenze si sono contate molte persone che non sono riuscite a partecipare alle proiezioni. La presentazione ufficiale sarà il 29 gennaio a Sanremo, nella sala della Federazione Operaia Sanremese, mentre la programmazione al cinema è prevista anche per tutto febbraio e, per adesso, anche in parte a marzo. “Noi siamo partiti dalla constatazione che durante la crisi pandemica si sentiva una voce unica narrante – prosegue Amori – e chi manifestava il pensiero critico veniva inscritto subito tra i no vax”. Non era consentito manifestare il dubbio, il cogito cartesiano, perché automaticamente venivi incasellato nello schieramento alternativo ai vaccini. Nei fatti c’è stata una lesione del principio di libertà d’espressione”. Alla domanda se si sia vaccinato o meno, Alessandro Amori replica che il tema centrale “da cui siamo partiti è che chiunque nel 2021 manifestava perplessità sui vaccini per una informazione adeguata su cui fondare il consenso informato veniva subito messo nel recinto no vax senza possibilità di parola. Del resto il vaccino è un farmaco e che ci potessero essere anche reazioni avverse era, ed è, nella logica delle cose. Ma ufficialmente non si poteva parlarne. Noi abbiamo scandagliato questo mondo scoprendo un’umanità variegata e le risposte, come vediamo queste settimane, sono considerevoli. La valuto una prova di democrazia compiuta”. Il blogger e autore quando ha deciso di raccontare la protesta dall’interno si è “armato” di una piccola telecamera ed ha girato l’Italia raccogliendo le testimonianze “dei danneggiati da vaccino”.

CENSURA

“Abbiamo realizzato il primo documentario vax over – analizza -, ma la protesta non ha mai avuto risonanza pubblica, anzi ci sono stati casi di censura vera e propria perché la voce dissonante non era permessa”. Non ha dubbi, Amori, che la somministrazione abbia avuto molteplici reazioni avverse. “Ripeto, la questione per noi nodale non è se il vaccino funzioni o meno, ma consentire alle persone il diritto alla libera espressione, perché girando le piazze conoscevo padri e madri che volevano vaccinare i figli, ma prima volevano avere delle risposte rispetto alle loro perplessità e alle legittime domande che ponevano. Invece, venivano emarginati ed etichettati”.

SOLITUDINE

A quel punto Amori ha creato una piattaforma per dare voce a chi poneva quesiti e non si accontentava. Dopo avere incontrato il regista Paolo Cassina ha deciso di lavorare al documentario per capire il fenomeno nella sua complessità. Raccontare l’altra faccia del covid-19, l’altra verità, quella cioè di chi si sottoponeva alla vaccinazione e dopo non era più quello di prima. Le testimonianze nella seconda fase sono cresciute perché molti di quelli che avevano subito le avversità si sono “sentiti soli, anche all’interno della propria famiglia”, con matrimoni anche entrati in crisi, per non parlare della rete lacerata delle amicizie o delle difficoltà sul lavoro. “Non sono stati neppure presi in carico dal proprio medico – come hanno raccontato – e questo è stato un fatto nuovo, perché i medici di solito ascoltano per fare l’anamnesi e quindi offrire la diagnosi. Invece, nel caso dei vaccini c’è stata una chiusura e così la persona che manifestava danni e malesseri è stata considerata stressata o comunque bisognosa di cure psicologiche. Fatto sta che anche nelle famiglie molti non sono stati compresi, perché si è stati portati a leggere la realtà attraverso la dicotomia semplicistica si vax- no vax, mentre molti individui, come abbiamo testimoniato, erano in difficoltà e cercavano di comprendere che cosa stava loro capitando”. La nascita dei primi comitati è stata la conseguenza della solitudine che si è impadronita di molti. Tra di essi “Ascoltami” al quale si è avvicinato Alessandro Amori per approfondire il lavoro di ricerca. “Osservare le cose a prescindere dai nostri convincimenti, questo è stato l’imperativo deontologico che ha fatto da filo conduttore a Paolo ed a me – conclude Amori – per consentire a chi per difendersi dal virus ha subito conseguenze, anche permanenti, e fino a quel momento non sapeva come esprimersi. Il fatto stesso che le persone che vengono alle proiezioni di “Invisibili” sono tante è la dimostrazione che nel nostro Paese è mancato un confronto aperto tra posizioni diverse, senza pregiudizi, facendo prevalere un ostracismo che è negativo per la nostra democrazia”. Chi vuole vedere il documentario “Invisibili” lo trova su www.playmastermovie. com.
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