Identikit di un segretario

Indovina chi? Non è il rinomato gioco per bambini, ma la domanda più diffusa tra i militanti dem. Tutti al Nazareno si chiedono chi sarà il successore di Letta dopo la debacle del 25 settembre. Ecco perché proviamo a mettere in ordine le caratteristiche degli aspiranti per capire chi tra i vari nomi in lizza potrà realmente spuntarla.

1. Radicamento sul territorio

Nella Caporetto delle ultime politiche viene fuori una forza di palazzo lontana anni luce dalle comunità. Per tale ragione, il nuovo segretario dovrà avere un filo diretto con i territori. Effettuando questo ragionamento, hanno un leggero vantaggio sia il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, sia il sindaco di Firenze Dario Nardella, sia il presidente dell’Anci e primo cittadino di Bari Antonio Decaro. Il partito ha bisogno di ossigeno, soprattutto nel Mezzogiorno, ormai diventato roccaforte delle destre. Potrebbe rivelarsi strategica, quindi, anche una discesa in campo del rampollo di casa De Luca, Piero.

2. Esperienza di governo

Gli unici “papabili “ad aver partecipato ai tavoli di Palazzo Chigi sono Andrea Orlando, ministro uscente del Lavoro e delle Politiche Sociali e Paola De Micheli, già alla guida del dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti nell’esecutivo Conte II. Quest’ultima, spinta dall’ex segretario Pierluigi Bersani, è la prima ad ufficializzare la candidatura. Salvo sorprese, non dovrebbero essere della partita altri protagonisti dell’esperienza Draghi, come Dario Franceschini e Lorenzo Guerini.

3. Discontinuità

Ulteriore aspetto da tenere in considerazione per il dopo Letta il distacco con il passato. I famosi dinosauri del Jurassic Pd sono riapparsi prepotentemente. Serve, pertanto, un profilo che sia simbolo di novità. In tal senso, il nome di Elly Schlein, riferimento per gli ecologisti e il mondo Lgbt, potrebbe avere delle possibilità. Non sono da escludere, altresì, novità dell’ultimissima ora.

4. Giovani e quote rosa

La vice-Bonaccini, considerando i suoi 37 anni, è colei che ha spento meno candeline tra gli aspiranti. Non è un caso, che secondo l’analisi effettuata dagli algoritmi di Kpi6, quest’ultima sia quella che riesce a convincere di più la rete. Gli internauti chiedono un futuro rosa per il Nazareno. A dirlo il noto sondaggista Renato Mannheimer, secondo il quale il prossimo segretario dovrà avere i tacchi, essere giovane, avere una forte leadership e una linea politica ben chiara. Il Pd, pur avendo predicato per anni sul tema della parità di genere, negli ultimi tempo, non sembra voler dare molto spazio alle amazzoni del suo partito, ormai sempre più rarità. Il problema viene fuori, anche nell’ultima direzione, dove non sono venute a mancare le lamentele. Il profilo indicato dalle giovanili, invece, sarebbe quello del napoletano Marco Sarracino, passato alla ribalta nazionale grazie a un post in cui aveva augurato “buon anniversario” alla rivoluzione bolscevica.

5. Nodo alleanze

L’ultima sfida del prossimo capo dem sarà capire cosa farne del campo largo, tanto predicato da Letta. Il governatore dell’Emilia Romagna, sponsorizzato da Base Riformista, la casa degli ex renziani, vorrebbe riaprire i ponti soprattutto col centro. Non è da escludere, comunque, che sia lo stesso ex premier fiorentino, che sfruttando la rottamazione totale, termine da lui stesso inventato, possa riprendersi la vecchia casa. Al contrario, la Schlein, invece, è la più grillina tra i rossi. Diversi gli occhi strizzati verso l’ex presidente del Consiglio e leader del Movimento Giuseppe Conte. Chi, al contrario, punta sull’avversario per eccellenza e sconfitto dell’ultima campagna elettorale Luigi Di Maio è Piero De Luca. Per il salernitano riciclare Impegno Civico, a partire da un rimpasto in giunta nell’esecutivo del padre in Campnia, potrebbe essere la grande opportunità.

Indovina chi? Non è il rinomato gioco per bambini, ma la domanda più diffusa tra i militanti dem. Tutti al Nazareno si chiedono chi sarà il successore di Letta dopo la debacle del 25 settembre. Ecco perché proviamo a mettere in ordine le caratteristiche degli aspiranti per capire chi tra i vari nomi in lizza potrà realmente spuntarla.

1. Radicamento sul territorio

Nella Caporetto delle ultime politiche viene fuori una forza di palazzo lontana anni luce dalle comunità. Per tale ragione, il nuovo segretario dovrà avere un filo diretto con i territori. Effettuando questo ragionamento, hanno un leggero vantaggio sia il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, sia il sindaco di Firenze Dario Nardella, sia il presidente dell’Anci e primo cittadino di Bari Antonio Decaro. Il partito ha bisogno di ossigeno, soprattutto nel Mezzogiorno, ormai diventato roccaforte delle destre. Potrebbe rivelarsi strategica, quindi, anche una discesa in campo del rampollo di casa De Luca, Piero.

2. Esperienza di governo

Gli unici “papabili “ad aver partecipato ai tavoli di Palazzo Chigi sono Andrea Orlando, ministro uscente del Lavoro e delle Politiche Sociali e Paola De Micheli, già alla guida del dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti nell’esecutivo Conte II. Quest’ultima, spinta dall’ex segretario Pierluigi Bersani, è la prima ad ufficializzare la candidatura. Salvo sorprese, non dovrebbero essere della partita altri protagonisti dell’esperienza Draghi, come Dario Franceschini e Lorenzo Guerini.

3. Discontinuità

Ulteriore aspetto da tenere in considerazione per il dopo Letta il distacco con il passato. I famosi dinosauri del Jurassic Pd sono riapparsi prepotentemente. Serve, pertanto, un profilo che sia simbolo di novità. In tal senso, il nome di Elly Schlein, riferimento per gli ecologisti e il mondo Lgbt, potrebbe avere delle possibilità. Non sono da escludere, altresì, novità dell’ultimissima ora.

4. Giovani e quote rosa

La vice-Bonaccini, considerando i suoi 37 anni, è colei che ha spento meno candeline tra gli aspiranti. Non è un caso, che secondo l’analisi effettuata dagli algoritmi di Kpi6, quest’ultima sia quella che riesce a convincere di più la rete. Gli internauti chiedono un futuro rosa per il Nazareno. A dirlo il noto sondaggista Renato Mannheimer, secondo il quale il prossimo segretario dovrà avere i tacchi, essere giovane, avere una forte leadership e una linea politica ben chiara. Il Pd, pur avendo predicato per anni sul tema della parità di genere, negli ultimi tempo, non sembra voler dare molto spazio alle amazzoni del suo partito, ormai sempre più rarità. Il problema viene fuori, anche nell’ultima direzione, dove non sono venute a mancare le lamentele. Il profilo indicato dalle giovanili, invece, sarebbe quello del napoletano Marco Sarracino, passato alla ribalta nazionale grazie a un post in cui aveva augurato “buon anniversario” alla rivoluzione bolscevica.

5. Nodo alleanze

L’ultima sfida del prossimo capo dem sarà capire cosa farne del campo largo, tanto predicato da Letta. Il governatore dell’Emilia Romagna, sponsorizzato da Base Riformista, la casa degli ex renziani, vorrebbe riaprire i ponti soprattutto col centro. Non è da escludere, comunque, che sia lo stesso ex premier fiorentino, che sfruttando la rottamazione totale, termine da lui stesso inventato, possa riprendersi la vecchia casa. Al contrario, la Schlein, invece, è la più grillina tra i rossi. Diversi gli occhi strizzati verso l’ex presidente del Consiglio e leader del Movimento Giuseppe Conte. Chi, al contrario, punta sull’avversario per eccellenza e sconfitto dell’ultima campagna elettorale Luigi Di Maio è Piero De Luca. Per il salernitano riciclare Impegno Civico, a partire da un rimpasto in giunta nell’esecutivo del padre in Campnia, potrebbe essere la grande opportunità.

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