IDROGENO AL PALO

La prima fotografia dello stato dell’innovazione in tutte le tecnologie dell’idrogeno racconta che lo sviluppo avanza verso soluzioni a basse emissioni come l’elettrolisi. Il dato emerge da uno studio, il primo di questo tipo, realizzato dall’Ufficio europeo dei brevetti (Epo) e dall’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) che ha svolto un’analisi completa e aggiornata approfondendo l’intera gamma di tecnologie, dalla fornitura di idrogeno allo stoccaggio, dalla distribuzione alla trasformazione, fino alle applicazioni finali.

Un report che evidenzia per l’idrogeno, ancora una volta, opportunità ed esigenze, per fare chiarezza sul suo reale valore nel quadro di una più radicale trasformazione dei fabbisogni energetici. Lo ribadisce il direttore Iea, Fatih Birol: “L’idrogeno da fonti a basse emissioni può svolgere un ruolo importante nella transizione verso l’energia pulita, con il potenziale di sostituire i combustibili fossili in settori in cui esistono poche alternative pulite, come il trasporto a lungo raggio e la produzione di fertilizzanti. Questo studio dimostra che gli innovatori stanno rispondendo alla necessità di catene di approvvigionamento dell’idrogeno competitive, ma identifica anche le aree – in particolare tra gli utenti finali – in cui sono necessari ulteriori sforzi”. Mentre il presidente Epo, António Campinos, sottolinea la funzione svolta dall’idrogeno nel quadro regolatorio e di target che l’Europa vuole darsi: ”
“Sfruttare il potenziale dell’idrogeno è una parte fondamentale della strategia europea per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Ma se si vuole che l’idrogeno svolga un ruolo importante nella riduzione delle emissioni di CO2, è urgente l’innovazione in una serie di tecnologie”.

 

Il rapporto, infatti, pone risalto al grande contributo dell’Europa all’emergere di nuove tecnologie dell’idrogeno ed evidenzia il contributo delle startup all’innovazione nell’idrogeno e la loro dipendenza dai brevetti per portare le loro invenzioni sul mercato. Ma quale è, oggi, il posizionamento dei vari Paesi riguardo all’idrogeno e alla ricerca indispensabile e costante di tecnologia che necessita? La brevettazione globale nel settore dell’idrogeno è guidata proprio dall’Unione Europea e dal Giappone, che rappresentano rispettivamente il 28% e il 24% di tutti brevetti internazionali depositati in questo periodo, con una crescita significativa nell’ultimo decennio. I Paesi leader in Europa sono la Germania (11% del totale globale), la Francia (6%) e i Paesi Bassi (3%). Mentre gli Stati Uniti, pur registrando il 20% di tutti i brevetti, negli ultimi dieci anni hanno di fatto visto diminuire le richieste di brevetti internazionali sull’idrogeno. Anche se modesta, risulta essere in crescita l’attività brevettuale di Corea del Sud e Cina.

E l’Italia? Assente dai primi posti dei Paesi Ue, lo è significativamente anche nella sezione del rapporto dedicata all’automotive ove la parte del leone la fanno due società giapponesi (Toyota e Honda) e due società coreane (Hyundai e Kia). La sigla It ricompare laddove è letto il profilo dell’industria siderurgica, con il Gruppo Danieli. Il cui presidente, Gianpietro Benedetti, nel maggio scorso, a proposito di una possibile Hydrogen Valley tra Friuli-Venezia Giulia, Slovenia e Croazia aveva detto: “Ma per fare l’idrogeno ci vuole energia. In Slovenia c’è il nucleare, in Croazia il gas, e allora si può fare l’idrogeno. Ma non si può parlare di idrogeno senza aver deciso come si fa l’energia”.

La prima fotografia dello stato dell’innovazione in tutte le tecnologie dell’idrogeno racconta che lo sviluppo avanza verso soluzioni a basse emissioni come l’elettrolisi. Il dato emerge da uno studio, il primo di questo tipo, realizzato dall’Ufficio europeo dei brevetti (Epo) e dall’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) che ha svolto un’analisi completa e aggiornata approfondendo l’intera gamma di tecnologie, dalla fornitura di idrogeno allo stoccaggio, dalla distribuzione alla trasformazione, fino alle applicazioni finali.

Un report che evidenzia per l’idrogeno, ancora una volta, opportunità ed esigenze, per fare chiarezza sul suo reale valore nel quadro di una più radicale trasformazione dei fabbisogni energetici. Lo ribadisce il direttore Iea, Fatih Birol: “L’idrogeno da fonti a basse emissioni può svolgere un ruolo importante nella transizione verso l’energia pulita, con il potenziale di sostituire i combustibili fossili in settori in cui esistono poche alternative pulite, come il trasporto a lungo raggio e la produzione di fertilizzanti. Questo studio dimostra che gli innovatori stanno rispondendo alla necessità di catene di approvvigionamento dell’idrogeno competitive, ma identifica anche le aree – in particolare tra gli utenti finali – in cui sono necessari ulteriori sforzi”. Mentre il presidente Epo, António Campinos, sottolinea la funzione svolta dall’idrogeno nel quadro regolatorio e di target che l’Europa vuole darsi: ”
“Sfruttare il potenziale dell’idrogeno è una parte fondamentale della strategia europea per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Ma se si vuole che l’idrogeno svolga un ruolo importante nella riduzione delle emissioni di CO2, è urgente l’innovazione in una serie di tecnologie”.

 

Il rapporto, infatti, pone risalto al grande contributo dell’Europa all’emergere di nuove tecnologie dell’idrogeno ed evidenzia il contributo delle startup all’innovazione nell’idrogeno e la loro dipendenza dai brevetti per portare le loro invenzioni sul mercato. Ma quale è, oggi, il posizionamento dei vari Paesi riguardo all’idrogeno e alla ricerca indispensabile e costante di tecnologia che necessita? La brevettazione globale nel settore dell’idrogeno è guidata proprio dall’Unione Europea e dal Giappone, che rappresentano rispettivamente il 28% e il 24% di tutti brevetti internazionali depositati in questo periodo, con una crescita significativa nell’ultimo decennio. I Paesi leader in Europa sono la Germania (11% del totale globale), la Francia (6%) e i Paesi Bassi (3%). Mentre gli Stati Uniti, pur registrando il 20% di tutti i brevetti, negli ultimi dieci anni hanno di fatto visto diminuire le richieste di brevetti internazionali sull’idrogeno. Anche se modesta, risulta essere in crescita l’attività brevettuale di Corea del Sud e Cina.

E l’Italia? Assente dai primi posti dei Paesi Ue, lo è significativamente anche nella sezione del rapporto dedicata all’automotive ove la parte del leone la fanno due società giapponesi (Toyota e Honda) e due società coreane (Hyundai e Kia). La sigla It ricompare laddove è letto il profilo dell’industria siderurgica, con il Gruppo Danieli. Il cui presidente, Gianpietro Benedetti, nel maggio scorso, a proposito di una possibile Hydrogen Valley tra Friuli-Venezia Giulia, Slovenia e Croazia aveva detto: “Ma per fare l’idrogeno ci vuole energia. In Slovenia c’è il nucleare, in Croazia il gas, e allora si può fare l’idrogeno. Ma non si può parlare di idrogeno senza aver deciso come si fa l’energia”.
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