Il brutto e il cattivo

Il satrapo di Istanbul e lo zar di Mosca. Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin tornano a incontrarsi. Lo avevano fatto la prima volta lo scorso fine marzo, un mese dopo l’invasione del 24 febbraio. I loro colloqui telefonici sono periodici e se hanno deciso di rivedersi domani ad Astana è per continuare a disegnare una strategia a più ampio respiro. Poi il turco, come sempre avviene, parlerà con Joe Biden. Quale sia la posta in gioco è facile immaginarlo. Erdogan vuole avere un ruolo sulla scacchiera internazionale per sottoporre a Putin uno stretto spiraglio per un accordo di cessate il fuoco.

Certo, dopo i pesantissimi bombardamenti russi di questi ultimi due giorni su Kiev e le città ucraine sembra adesso uno scenario remoto, tanto più che il presidente Volodymyr Zelensky ha ribadito che questo non è il momento della trattativa; tuttavia entrambi i contendenti in questa fase sono molto provati. Quasi otto mesi di guerra hanno costi devastanti sul piano umano e materiale.
Ma, e questa è l’ulteriore brutta notizia di ieri, non si può nemmeno escludere un allargamento del conflitto, come fa presumere il trasferimento di truppe dell’Armata moscovita in treno verso la Bielorussia. Sono pronte ad attaccare da nord con l’alleato di Minsk in faccia alla Polonia?

In questo quadro le dichiarazioni sempre di ieri del segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, che la prossima settimana le truppe dell’alleanza eseguiranno una esercitazione “nucleare di routine”, indicano che nulla viene tralasciato. Neanche lo scenario più cupo. E francamente folle. Ma già tutto quello che succede da febbraio, senza che la parola pace torni ad avere il sopravvento, è follia.

È di ieri, però, l’altra apertura giunta da Mosca per un incontro tra Putin e Biden in un prossimo G20. Mosca e Washington sentono la necessità di accelerare sul fronte delle trattative.

Questo la dice lunga sulla complessità dell’attuale fase, anche alla luce delle costanti tensioni che si vivono ai piani alti del Cremlino. I continui ricambi al vertice delle forze armate di Mosca sono la dimostrazione che i risultati sul campo sono negativi, perché le truppe sono demotivate e combattono contro gli ucraini che invece sono sempre meglio armati e determinati a riconquistare fette di territorio. Se si aggiunge che migliaia di soldati russi rischiano di rimanere intrappolati sulle sponde del Dnipro, nell’oblast di Kherson, per una manovra a tenaglia che dura da due settimane degli ucraini, si comprendono le molteplici chiavi di lettura per inquadrare quello che avviene a livello diplomatico e sul terreno di battaglia.

E mentre domani ad Astana, a margine del summit sull’Asia centrale, Putin ed Erdogan si parleranno, il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, commentando in Tv la possibilità che la Turchia possa ospitare colloqui tra Mosca e l’Occidente, ha detto: «Siamo pronti ad ascoltare qualsiasi proposta, ma è impossibile dire in anticipo se questo o quel processo porterà a un risultato effettivo verso la pace. Dobbiamo prima capire che cosa viene specificamente proposto e qual è il contenuto di queste iniziative».

Il satrapo di Istanbul e lo zar di Mosca. Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin tornano a incontrarsi. Lo avevano fatto la prima volta lo scorso fine marzo, un mese dopo l’invasione del 24 febbraio. I loro colloqui telefonici sono periodici e se hanno deciso di rivedersi domani ad Astana è per continuare a disegnare una strategia a più ampio respiro. Poi il turco, come sempre avviene, parlerà con Joe Biden. Quale sia la posta in gioco è facile immaginarlo. Erdogan vuole avere un ruolo sulla scacchiera internazionale per sottoporre a Putin uno stretto spiraglio per un accordo di cessate il fuoco.

Certo, dopo i pesantissimi bombardamenti russi di questi ultimi due giorni su Kiev e le città ucraine sembra adesso uno scenario remoto, tanto più che il presidente Volodymyr Zelensky ha ribadito che questo non è il momento della trattativa; tuttavia entrambi i contendenti in questa fase sono molto provati. Quasi otto mesi di guerra hanno costi devastanti sul piano umano e materiale.
Ma, e questa è l’ulteriore brutta notizia di ieri, non si può nemmeno escludere un allargamento del conflitto, come fa presumere il trasferimento di truppe dell’Armata moscovita in treno verso la Bielorussia. Sono pronte ad attaccare da nord con l’alleato di Minsk in faccia alla Polonia?

In questo quadro le dichiarazioni sempre di ieri del segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, che la prossima settimana le truppe dell’alleanza eseguiranno una esercitazione “nucleare di routine”, indicano che nulla viene tralasciato. Neanche lo scenario più cupo. E francamente folle. Ma già tutto quello che succede da febbraio, senza che la parola pace torni ad avere il sopravvento, è follia.

È di ieri, però, l’altra apertura giunta da Mosca per un incontro tra Putin e Biden in un prossimo G20. Mosca e Washington sentono la necessità di accelerare sul fronte delle trattative.

Questo la dice lunga sulla complessità dell’attuale fase, anche alla luce delle costanti tensioni che si vivono ai piani alti del Cremlino. I continui ricambi al vertice delle forze armate di Mosca sono la dimostrazione che i risultati sul campo sono negativi, perché le truppe sono demotivate e combattono contro gli ucraini che invece sono sempre meglio armati e determinati a riconquistare fette di territorio. Se si aggiunge che migliaia di soldati russi rischiano di rimanere intrappolati sulle sponde del Dnipro, nell’oblast di Kherson, per una manovra a tenaglia che dura da due settimane degli ucraini, si comprendono le molteplici chiavi di lettura per inquadrare quello che avviene a livello diplomatico e sul terreno di battaglia.

E mentre domani ad Astana, a margine del summit sull’Asia centrale, Putin ed Erdogan si parleranno, il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, commentando in Tv la possibilità che la Turchia possa ospitare colloqui tra Mosca e l’Occidente, ha detto: «Siamo pronti ad ascoltare qualsiasi proposta, ma è impossibile dire in anticipo se questo o quel processo porterà a un risultato effettivo verso la pace. Dobbiamo prima capire che cosa viene specificamente proposto e qual è il contenuto di queste iniziative».

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