Attualità

Il caso Buzzi dopo “L’Identità” finisce in libreria con il racconto dell’attivista Baccolo

di Edoardo Sirignano -

SALVATORE BUZZI IMPRENDITORE


“Mafia Capitale, la Gara Cup del Pd di Zingaretti”. È questo il titolo del libro in cui Umberto Baccolo, membro del consiglio direttivo di Nessuno Tocchi Caino, intervista Salvatore Buzzi, imprenditore romano e fondatore della Cooperativa sociale 29 giugno, rimasto coinvolto nell’inchiesta Mondo di Mezzo, meglio conosciuta come Mafia Capitale.

Nel testo, il cui contenuto è stato in gran parte anticipato in un’intervista esclusiva rilasciata al quotidiano “L’Identità”, viene raccontata la verità dal principale protagonista su quegli accadimenti. Il lavoro sarà presentato nella giornata di mercoledì 4 ottobre, alle ore 18,00 a Roma presso il Bookstore di via Piave. All’incontro parteciperanno l’autore Umberto Baccolo, l’intervistato Salvatore Buzzi, Giovanni Maria Jacobazzi, il magistrato Otello Lupacchini, nonché i giornalisti che hanno seguito in questi anni la vicenda, tra cui il nostro direttore Tommaso Cerno ed Edoardo Sirignano, cronista a cui, colui che è stato definito il ras delle cooperative, ha scelto di rilasciare, per primo, la sua verità.

“Queste pagine – spiega Baccolo – nascono da un incontro tra me e Buzzi quando era in carcere. Ero stato tra i pochi che aveva sostenuto che non bisognava giudicarlo per Mafia, ma esclusivamente per corruzione. Ragione per cui mi prese subito in simpatia e mi mise nella lista dei cosiddetti veri amici. Quando Buzzi uscì dalla prigione, infatti, seppe della mia battaglia garantista e decise di raccontarmela. Ecco perché dopo aver proposto il racconto a diverse testate, tra cui alcuni direttori, decide di affidarsi alla penna di uno scrittore meno famoso, svelandogli quanto non aveva mai detto a nessun altro. A tutto ciò, poi, si sono aggiunti i contributi di autorevoli esperti, che hanno voluto dire la loro rispetto a un caso, che in certo senso tocca tutto il sistema giustizia e quelle incongruenze venute alla luce in seguito alle denunce di Palamara. Stiamo parlando certamente di una persona che ha sbagliato e sta pagando per i suoi errori. Possiamo, però, metterlo in croce per colpe da lui non commesse, mentre ci sono tanti altri che nei palazzi, pur avendo fatto peggio, continuano a fare il bello e il cattivo tempo?”.

Il libro, già uscito nel mese di settembre, ma ancora non presentato ufficialmente, a causa delle vicende che hanno visto coinvolto Buzzi, vede anche il contributo di diverse personalità del mondo della giustizia e della politica. Si contraddistingue, infatti, per l’introduzione di Sergio D’Elia, la prefazione di Tiziana Maiolo, un saggio inedito di Otello Lupacchini e la postfazione del sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi.

“Se nel 2015 – spiega Baccolo – Maurizio Venafro fosse stato arrestato e Nicola Zingaretti raggiunto da un avviso di garanzia, il Lazio avrebbe avuto elezioni anticipate con la probabile vittoria della destra o dei grillini. Sarebbe cambiata, appunto, la storia della più importante Regione e del nostro Paese. Alla fine dell’iter processuale, invece, sono stati tutti assolti, anche gli 8 imputati che avevano concordato la pena e persino Buzzi che dal 2015 aveva raccontato la sua versione dei fatti. Se oggi, a vicenda conclusa, Salvatore è l’unico a stare in carcere lo si deve al surplus di condanna ricevuto da un togato legato a Magistratura Democratica e a un Procuratore Generale, anch’esso vicino a quel mondo.
Sarà un caso? Questa è la domanda che intendiamo fare a tutti coloro che ci omaggeranno leggendo la storia di una persona, che seppur discutibile per il suo passato, ha sofferto e continua a soffrire per colpa di una giustizia non tanto giusta”.

Non è da escludere che a partire dal lavoro di Baccolo possa nascere un comitato per riaprire uno spaccato del nostro Paese, che potrebbe cambiare e non poco gli avvenimenti, come ci sono stati raccontati negli ultimi anni.


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