Il caso del video a Palazzo Chigi CONTE: “L’HO VISTO A REPORT” MA SCOPPIA IL GIALLO SULLE DATE. COSA NON TORNA

Il video dell’autogrill fu consegnato ai vertici dello Stato e sarebbe arrivato anche a Palazzo Chigi tre mesi prima che Report lo mandasse in onda. Più di una fonte conferma che l’allora premier Giuseppe Conte lo avrebbe visto, ma il capo dei pentastellati, interpellato da L’identità, smentisce di aver visionato il filmato che mostra l’incontro a Fiano Romano, il 23 dicembre 2020, tra Matteo Renzi e il capo reparto del Dis Marco Mancini. “I servizi non mi hanno fatto vedere nulla, non mi sono impicciato con loro di questa questione, anche perché non ricordo bene quando esplose il caso tramite Report, ma stavo andando via”, dice Giuseppe Conte. E spunta così il giallo nel giallo. Perché quel filmato venne trasmesso dalla trasmissione di RaiTre diretta da Sigfrido Ranucci solo il 3 maggio successivo, quando ormai al governo c’era Mario Draghi e a capo dell’intelligence Franco Gabrielli.

Così si consuma il nuovo capitolo della spy story, sulla quale l’attuale capo del Dis, Elisabetta Belloni, ha posto il segreto di Stato, alimentando su quell’incontro misteri così profondi da essere comparati alla strage di Ustica o al sequestro di Aldo Moro. Macchinazioni machiavelliche che, giorno dopo giorno, delineano una guerra tra spie così forte il cui obiettivo non era quello di colpire il leader di Italia Viva e neppure di creare un problema politico a Giuseppe Conte. L’obiettivo di questa spy story era esclusivamente Mancini, per far saltare la sua imminente nomina a direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. Dopo l’incontro con Renzi, Mancini fu invitato da Gabrielli ad andare in pensione e gli venne addirittura revocata la scorta che lo proteggeva dalla serie di minacce di morte che, negli anni a capo del controspionaggio, aveva avuto. La sua promozione, attesa nel Conte 2, sfumò e bene informati sostengono che la causa fu proprio quel filmato.

Un video girato da una professoressa, una privata cittadina attirata da quell’interlocutore che parlava con Renzi e che, secondo lei, era un individuo losco. Motivo per il quale l’insegnante scattò 13 foto e girò due video, mentre attendeva il padre che era andato in bagno in un autogrill chiuso causa Covid. Per 45 minuti. E poi, nonostante fosse del tutto ignara di chi parlasse con Renzi, pensò bene che la questione potesse essere così rilevante da inviare il materiale prima al Fatto Quotidiano, che non usò il filmato, e poi alla redazione di Report, che il 3 maggio lo trasmise, fornendo alcune anticipazioni nei giorni precedenti. E lo fece inserendo nel servizio tv un ex agente del Sismi in pensione che, oscurato e con la voce contraffatta, identificò Mancini con Renzi, rivelando a tutti il volto dello 007 e mettendo in pericolo l’incolumità dell’agente. E come faceva l’ex Sismi a sapere che Report aveva il video? Perché quel filmato era diventato oggetto di un passaparola tra personaggi dell’intelligence, che avveniva proprio nei giorni in cui il governo era in subbuglio per l’ennesima mossa strategica di Renzi, il quale aveva intenzione di far cadere il secondo esecutivo di Giuseppe Conte per sostituirlo con un governo di larghe intese guidato da Mario Draghi, il quale poi giurò al Quirinale il 13 febbraio 2021.
E proprio in quei giorni il filmato era arrivato a Palazzo Chigi e qualcuno lo avrebbe portato a farlo vedere a Conte. “Se le stanno rappresentando che mi hanno portato questo video per farmelo vedere e dissuadermi dal nominare Mancini non è assolutamente vero”, precisa Conte. “Le cose non stanno proprio così. Adesso non entrerei nel merito su chi volevo o non volevo nominare, perché mi sembra una cosa delicata. Davano per scontato che volessi nominare lui. Non è proprio così”. Eppure fonti interne a Palazzo Chigi registrano almeno quattro incontri di Mancini con il premier e dalla Farnesina ne confermano altri due con Luigi Di Maio. Ci sono più elementi che rafforzerebbero la scelta di quel nome per i vertici dell’intelligence. In quel frangente di fine legislatura erano abbastanza frequenti i movimenti per le nomine ai servizi. E chi avrebbe “armato” la mano della professoressa, avrebbe raggiunto così l’obiettivo di far slittare il cambio ai vertici degli 007. Tanto più se quel filmato fosse stato mostrato a chi doveva fare quella scelta. “Ripeto”, aggiunge Conte, “il clima era già di fine della prospettiva di governo. E nessuno dell’ntelligence mi ha portato il report né il video e io francamente non l’ho ritenuta neppure una notizia di rilievo per un presidente del Consiglio. Più che altro l’ho seguita negli sviluppi mediatici. Per il profilo istituzionale ho interpretato il ruolo”, ha spiegato, “quindi non sono intervenuto neppure sulla questione del video. Non ho chiesto né report né mi sono stati portati. La notizia è destituita di fondamento. Le dico inoltre che peraltro sono tutte attività fatte nel mio ruolo istituzionale, sarebbero coperte anche da riservatezza, per cui non potrei neanche dirlo se fosse stato vero il fatto di un report dell’intelligence, ma visto che non è accaduto non ho difficoltà a escludere che sia successo. Però tenga conto che se fosse accaduto sarebbe stato per me motivo di imbarazzo parlarne”.
Conte ha infine aggiunto: “Anzi, proprio perché c’era di mezzo Renzi mi sono assolutamente astenuto per evitare che qualcuno potesse farci una speculazione politica. Eravamo in dirittura finale, Quindi la questione è stata completamente gestita dai nuovi responsabili”. Insomma, l’intrigo è più complicato di quanto appare.

Il video dell’autogrill fu consegnato ai vertici dello Stato e sarebbe arrivato anche a Palazzo Chigi tre mesi prima che Report lo mandasse in onda. Più di una fonte conferma che l’allora premier Giuseppe Conte lo avrebbe visto, ma il capo dei pentastellati, interpellato da L’identità, smentisce di aver visionato il filmato che mostra l’incontro a Fiano Romano, il 23 dicembre 2020, tra Matteo Renzi e il capo reparto del Dis Marco Mancini. “I servizi non mi hanno fatto vedere nulla, non mi sono impicciato con loro di questa questione, anche perché non ricordo bene quando esplose il caso tramite Report, ma stavo andando via”, dice Giuseppe Conte. E spunta così il giallo nel giallo. Perché quel filmato venne trasmesso dalla trasmissione di RaiTre diretta da Sigfrido Ranucci solo il 3 maggio successivo, quando ormai al governo c’era Mario Draghi e a capo dell’intelligence Franco Gabrielli.

Così si consuma il nuovo capitolo della spy story, sulla quale l’attuale capo del Dis, Elisabetta Belloni, ha posto il segreto di Stato, alimentando su quell’incontro misteri così profondi da essere comparati alla strage di Ustica o al sequestro di Aldo Moro. Macchinazioni machiavelliche che, giorno dopo giorno, delineano una guerra tra spie così forte il cui obiettivo non era quello di colpire il leader di Italia Viva e neppure di creare un problema politico a Giuseppe Conte. L’obiettivo di questa spy story era esclusivamente Mancini, per far saltare la sua imminente nomina a direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. Dopo l’incontro con Renzi, Mancini fu invitato da Gabrielli ad andare in pensione e gli venne addirittura revocata la scorta che lo proteggeva dalla serie di minacce di morte che, negli anni a capo del controspionaggio, aveva avuto. La sua promozione, attesa nel Conte 2, sfumò e bene informati sostengono che la causa fu proprio quel filmato.

Un video girato da una professoressa, una privata cittadina attirata da quell’interlocutore che parlava con Renzi e che, secondo lei, era un individuo losco. Motivo per il quale l’insegnante scattò 13 foto e girò due video, mentre attendeva il padre che era andato in bagno in un autogrill chiuso causa Covid. Per 45 minuti. E poi, nonostante fosse del tutto ignara di chi parlasse con Renzi, pensò bene che la questione potesse essere così rilevante da inviare il materiale prima al Fatto Quotidiano, che non usò il filmato, e poi alla redazione di Report, che il 3 maggio lo trasmise, fornendo alcune anticipazioni nei giorni precedenti. E lo fece inserendo nel servizio tv un ex agente del Sismi in pensione che, oscurato e con la voce contraffatta, identificò Mancini con Renzi, rivelando a tutti il volto dello 007 e mettendo in pericolo l’incolumità dell’agente. E come faceva l’ex Sismi a sapere che Report aveva il video? Perché quel filmato era diventato oggetto di un passaparola tra personaggi dell’intelligence, che avveniva proprio nei giorni in cui il governo era in subbuglio per l’ennesima mossa strategica di Renzi, il quale aveva intenzione di far cadere il secondo esecutivo di Giuseppe Conte per sostituirlo con un governo di larghe intese guidato da Mario Draghi, il quale poi giurò al Quirinale il 13 febbraio 2021.
E proprio in quei giorni il filmato era arrivato a Palazzo Chigi e qualcuno lo avrebbe portato a farlo vedere a Conte. “Se le stanno rappresentando che mi hanno portato questo video per farmelo vedere e dissuadermi dal nominare Mancini non è assolutamente vero”, precisa Conte. “Le cose non stanno proprio così. Adesso non entrerei nel merito su chi volevo o non volevo nominare, perché mi sembra una cosa delicata. Davano per scontato che volessi nominare lui. Non è proprio così”. Eppure fonti interne a Palazzo Chigi registrano almeno quattro incontri di Mancini con il premier e dalla Farnesina ne confermano altri due con Luigi Di Maio. Ci sono più elementi che rafforzerebbero la scelta di quel nome per i vertici dell’intelligence. In quel frangente di fine legislatura erano abbastanza frequenti i movimenti per le nomine ai servizi. E chi avrebbe “armato” la mano della professoressa, avrebbe raggiunto così l’obiettivo di far slittare il cambio ai vertici degli 007. Tanto più se quel filmato fosse stato mostrato a chi doveva fare quella scelta. “Ripeto”, aggiunge Conte, “il clima era già di fine della prospettiva di governo. E nessuno dell’ntelligence mi ha portato il report né il video e io francamente non l’ho ritenuta neppure una notizia di rilievo per un presidente del Consiglio. Più che altro l’ho seguita negli sviluppi mediatici. Per il profilo istituzionale ho interpretato il ruolo”, ha spiegato, “quindi non sono intervenuto neppure sulla questione del video. Non ho chiesto né report né mi sono stati portati. La notizia è destituita di fondamento. Le dico inoltre che peraltro sono tutte attività fatte nel mio ruolo istituzionale, sarebbero coperte anche da riservatezza, per cui non potrei neanche dirlo se fosse stato vero il fatto di un report dell’intelligence, ma visto che non è accaduto non ho difficoltà a escludere che sia successo. Però tenga conto che se fosse accaduto sarebbe stato per me motivo di imbarazzo parlarne”.
Conte ha infine aggiunto: “Anzi, proprio perché c’era di mezzo Renzi mi sono assolutamente astenuto per evitare che qualcuno potesse farci una speculazione politica. Eravamo in dirittura finale, Quindi la questione è stata completamente gestita dai nuovi responsabili”. Insomma, l’intrigo è più complicato di quanto appare.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli