Il “caso Petrocelli” accende la dialettica Iv-M5s

La Z è la lettera usata dall’esercito russo come proprio simbolo distintivo durante l’invasione dell’Ucraina, ma la Z è anche l’ultima lettera dell’alfabeto, indica dunque un epilogo. Entrambi i significati si associano alla figura di Vito Petrocelli, senatore del M5s e presidente della commissione Esteri di Palazzo Madama. Il 25 aprile è finito al centro delle polemiche per aver pubblicato un tweet con la Z. “L’ho fatto per provocare una situazione stagnante in cui tanti altri, persone normali, non vogliono aderire a una campagna di massificazione unificata”, si è poi giustificato lui. Ma a nulla è servito: i partiti gli hanno chiesto di dimettersi. Tentativo che si è però rivelato vano. E così, al fine di imbeccare una ricomposizione dell’organo che si occupa di Esteri al Senato facendo decadere lui dalla carica di vertice, i componenti della commissione si sono dimessi in massa con l’unica eccezione dell’ex 5Stelle passato ora al Partito Comunista Emanuele Dessì. Il gesto perentorio ha sortito effetti, giacché la Giunta per il regolamento del Senato ha dato il proprio via libera alla ricomposizione della commissione. Ieri è arrivata la conferma con il mandato alla presidente Elisabetta Casellati di rinnovarla. Siamo dunque all’epilogo della presidenza Petrocelli: ora spetta ai gruppi parlamentari designare i nuovi componenti entro il 13 maggio. Stando a fonti interne citate dall’AdnKronos, la linea condivisa dai gruppi sarebbe quella di riconfermare i membri che si sono dimessi per protestare contro il pentastellato considerato filo-Putin. La permanenza in commissione degli altri 5Stelle (Gianluca Ferrara, Simona Nocerino, Paola Taverna) resta incerta, sebbene Ferrara sarebbe il candidato del partito di Conte a succedere a Petrocelli alla guida dell’organismo. A questo proposito suonano come una stoccata al M5s le parole del presidente dei senatori di Italia Viva, Davide Faraone: “Sul nuovo presidente della commissione Esteri la maggioranza deve fare una riflessione collegiale, nessuno gode di un diritto divino per rivendicare la presidenza e non vale nemmeno il principio ereditario”. Per Faraone “non possiamo rischiare di trovarci un altro Petrocelli alla guida di un organismo così strategico e delicato nella fase attuale”.

La Z è la lettera usata dall’esercito russo come proprio simbolo distintivo durante l’invasione dell’Ucraina, ma la Z è anche l’ultima lettera dell’alfabeto, indica dunque un epilogo. Entrambi i significati si associano alla figura di Vito Petrocelli, senatore del M5s e presidente della commissione Esteri di Palazzo Madama. Il 25 aprile è finito al centro delle polemiche per aver pubblicato un tweet con la Z. “L’ho fatto per provocare una situazione stagnante in cui tanti altri, persone normali, non vogliono aderire a una campagna di massificazione unificata”, si è poi giustificato lui. Ma a nulla è servito: i partiti gli hanno chiesto di dimettersi. Tentativo che si è però rivelato vano. E così, al fine di imbeccare una ricomposizione dell’organo che si occupa di Esteri al Senato facendo decadere lui dalla carica di vertice, i componenti della commissione si sono dimessi in massa con l’unica eccezione dell’ex 5Stelle passato ora al Partito Comunista Emanuele Dessì. Il gesto perentorio ha sortito effetti, giacché la Giunta per il regolamento del Senato ha dato il proprio via libera alla ricomposizione della commissione. Ieri è arrivata la conferma con il mandato alla presidente Elisabetta Casellati di rinnovarla. Siamo dunque all’epilogo della presidenza Petrocelli: ora spetta ai gruppi parlamentari designare i nuovi componenti entro il 13 maggio. Stando a fonti interne citate dall’AdnKronos, la linea condivisa dai gruppi sarebbe quella di riconfermare i membri che si sono dimessi per protestare contro il pentastellato considerato filo-Putin. La permanenza in commissione degli altri 5Stelle (Gianluca Ferrara, Simona Nocerino, Paola Taverna) resta incerta, sebbene Ferrara sarebbe il candidato del partito di Conte a succedere a Petrocelli alla guida dell’organismo. A questo proposito suonano come una stoccata al M5s le parole del presidente dei senatori di Italia Viva, Davide Faraone: “Sul nuovo presidente della commissione Esteri la maggioranza deve fare una riflessione collegiale, nessuno gode di un diritto divino per rivendicare la presidenza e non vale nemmeno il principio ereditario”. Per Faraone “non possiamo rischiare di trovarci un altro Petrocelli alla guida di un organismo così strategico e delicato nella fase attuale”.

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