Il castello infestato

Se guardiamo nel buio, perché buio è il tratto di strada che sta percorrendo la sinistra, hegelianamente tutte le vacche sono nere. Ma se quel po’ di luce nella notte progressista illumina, ancora solo parzialmente, chi ci albergava nascosto, è l’ombra di questi signori, siano i Panzeri come i Soumahoro, a guidarci fuori. Perchè i fantasmi questo sono. Ombre dell’anima che prendono forma nel mondo di noialtri, ombre che per tradizione rifuggiamo, perché li dentro anche se estranei o innocenti, ci vediamo un riflesso, un qualcosa di nostro. Ed è questo che ci fa paura. La paura di farne parte, la paura di esserne complici magari inconsapevoli, per omissione, la paura di vedere davvero ciò che magari solo sospettavamo materializzarsi nel nostro quotidiano, o quello che abbiamo sbadatamente finto non esistesse, sperando la luce nessuno la accendesse mai, esistere proprio lì a due passi da noi.
Ecco perché oggi ci sembra così facile distinguere le famose mele marce dal cesto, ma non lo è affatto. Ci fa comodo, invece che imporci di camminare fra quelle ombre e affrontarle, una volta per tutte, perché non tornino più.
Eppure il Pd fa fatica. Fatica ad ammettere che i fantasmi hanno infestato il castello democratico, che hanno una forma distinguibile, hanno dei volti, ma al tempo stesso hanno svolazzato sospesi in tutti i corridoi e le stanze, hanno sussurrato agli orecchi, hanno vissuto in mezzo ai padroni di casa, ritratti con loro come gli antenati negli antichi manieri. E non l’hanno fatto da estranei, anzi. L’hanno fatto nel nome dei valori più alti del casato. Del simbolo stesso della sinistra, i diritti umani, lo straniero, l’accoglienza, lo ius soli, l’uguaglianza. Praticamente, in tempi di dominio finanziario globale sui grandi processi sociali, l’hanno fatto nel nome di quel poco che restava a sinistra per distinguersi dagli altri. Inserendo tutto questo nel contesto dell’Europa e della sua massima istituzione democratica, l’Europarlamento, proprio il sacro luogo su cui la sinistra ha scommesso contro i neosovranismi e i nazionalismi di ritorno che la destra ha imbracciato per colpire il sistema di governo che, più o meno identico a se stesso, ha guidato l’Italia nell’ultimo decennio.
Con due problemi enormi. Uno il congresso, che rischia di essere un ballo in maschera. Un po’ come quando il Pd di Bersani elesse Boldrini e Grasso alla presidenza delle Camere perché i veri candidati erano troppo politicanti per essere presentati, salvo poi consegnare loro le chiavi del partito e dei governi successivi. Perpetuare questo schema di gioco è l’errore finale, schema sconfessato sia dai modesti risultati di governo di questi anni, con un Paese più povero, in guerra, spaventato dove le disuguaglianze sono aumentate, sia dall’esito elettorale che ha mostrato un partito se possibile più debole di quello che nel 2018 scese sotto il 20 per cento, con Matteo Renzi segretario, riconsegnando – qui fu il tragico errore – il comando a una combriccola di nostalgici di un prima vago e fra l’altro politicamente deleterio per la sinistra, come furono gli anni del grande compromesso con Berlusconi dell’era di Mario Monti prima e di Enrico Letta poi. Una retromarcia che ha fatto perdere almeno cinque anni al Pd, consegnando la sinistra italiana anche sul piano delle idee, a un tempo finito, esausto. Superato dalla storia e ormai da tutti i veri partiti democratici e progressisti dell’Occidente. Che per inciso non passano un mese in televisione a parlare di Pos.
Il congresso, tuttavia, rischia di perseverare in questo errore. In questa malattia mortale del circolo di potere che si tiene, contro la storia, contro i sondaggi, contro il buonsenso. Già ne mostra i sintomi.
Se cioè Bonaccini, Schlein e De Micheli si presenteranno al popolo della sinistra pieni di belle parole e novità, per poi vincere con le solite tessere di Franceschini, Orlando, Guerini e compagnia governante, la gente fuori se ne accorgerà. E dagli armadi del potere usciranno altri fantasmi e altri ancora. Perché se nemmeno adesso il Pd sarà capace di rifondare non il suo patto interno, ma un patto con il Paese, anche con chi non vota lì, forse stavolta il castello sarà davvero infestato e la sinistra vedrà fuggire il suo popolo, spaventato dagli scricchiolii delle porte, dal battere dell’orologio, dal rumore sospetto che gli scalini fanno di notte. A ogni passo di chicchessia.
Se guardiamo nel buio, perché buio è il tratto di strada che sta percorrendo la sinistra, hegelianamente tutte le vacche sono nere. Ma se quel po’ di luce nella notte progressista illumina, ancora solo parzialmente, chi ci albergava nascosto, è l’ombra di questi signori, siano i Panzeri come i Soumahoro, a guidarci fuori. Perchè i fantasmi questo sono. Ombre dell’anima che prendono forma nel mondo di noialtri, ombre che per tradizione rifuggiamo, perché li dentro anche se estranei o innocenti, ci vediamo un riflesso, un qualcosa di nostro. Ed è questo che ci fa paura. La paura di farne parte, la paura di esserne complici magari inconsapevoli, per omissione, la paura di vedere davvero ciò che magari solo sospettavamo materializzarsi nel nostro quotidiano, o quello che abbiamo sbadatamente finto non esistesse, sperando la luce nessuno la accendesse mai, esistere proprio lì a due passi da noi.
Ecco perché oggi ci sembra così facile distinguere le famose mele marce dal cesto, ma non lo è affatto. Ci fa comodo, invece che imporci di camminare fra quelle ombre e affrontarle, una volta per tutte, perché non tornino più.
Eppure il Pd fa fatica. Fatica ad ammettere che i fantasmi hanno infestato il castello democratico, che hanno una forma distinguibile, hanno dei volti, ma al tempo stesso hanno svolazzato sospesi in tutti i corridoi e le stanze, hanno sussurrato agli orecchi, hanno vissuto in mezzo ai padroni di casa, ritratti con loro come gli antenati negli antichi manieri. E non l’hanno fatto da estranei, anzi. L’hanno fatto nel nome dei valori più alti del casato. Del simbolo stesso della sinistra, i diritti umani, lo straniero, l’accoglienza, lo ius soli, l’uguaglianza. Praticamente, in tempi di dominio finanziario globale sui grandi processi sociali, l’hanno fatto nel nome di quel poco che restava a sinistra per distinguersi dagli altri. Inserendo tutto questo nel contesto dell’Europa e della sua massima istituzione democratica, l’Europarlamento, proprio il sacro luogo su cui la sinistra ha scommesso contro i neosovranismi e i nazionalismi di ritorno che la destra ha imbracciato per colpire il sistema di governo che, più o meno identico a se stesso, ha guidato l’Italia nell’ultimo decennio.
Con due problemi enormi. Uno il congresso, che rischia di essere un ballo in maschera. Un po’ come quando il Pd di Bersani elesse Boldrini e Grasso alla presidenza delle Camere perché i veri candidati erano troppo politicanti per essere presentati, salvo poi consegnare loro le chiavi del partito e dei governi successivi. Perpetuare questo schema di gioco è l’errore finale, schema sconfessato sia dai modesti risultati di governo di questi anni, con un Paese più povero, in guerra, spaventato dove le disuguaglianze sono aumentate, sia dall’esito elettorale che ha mostrato un partito se possibile più debole di quello che nel 2018 scese sotto il 20 per cento, con Matteo Renzi segretario, riconsegnando – qui fu il tragico errore – il comando a una combriccola di nostalgici di un prima vago e fra l’altro politicamente deleterio per la sinistra, come furono gli anni del grande compromesso con Berlusconi dell’era di Mario Monti prima e di Enrico Letta poi. Una retromarcia che ha fatto perdere almeno cinque anni al Pd, consegnando la sinistra italiana anche sul piano delle idee, a un tempo finito, esausto. Superato dalla storia e ormai da tutti i veri partiti democratici e progressisti dell’Occidente. Che per inciso non passano un mese in televisione a parlare di Pos.
Il congresso, tuttavia, rischia di perseverare in questo errore. In questa malattia mortale del circolo di potere che si tiene, contro la storia, contro i sondaggi, contro il buonsenso. Già ne mostra i sintomi.
Se cioè Bonaccini, Schlein e De Micheli si presenteranno al popolo della sinistra pieni di belle parole e novità, per poi vincere con le solite tessere di Franceschini, Orlando, Guerini e compagnia governante, la gente fuori se ne accorgerà. E dagli armadi del potere usciranno altri fantasmi e altri ancora. Perché se nemmeno adesso il Pd sarà capace di rifondare non il suo patto interno, ma un patto con il Paese, anche con chi non vota lì, forse stavolta il castello sarà davvero infestato e la sinistra vedrà fuggire il suo popolo, spaventato dagli scricchiolii delle porte, dal battere dell’orologio, dal rumore sospetto che gli scalini fanno di notte. A ogni passo di chicchessia.
Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli