Il Cav apre a Meloni: “Può fare lei il premier”

Accordo sui collegi, via libera alla campagna elettorale. Berlusconi si allinea.

Giorgia Meloni, dopo averla spuntata sulla premiership e sui collegi, alla direzione nazionale di FdI, ribadisce la compatezza del centrodestra e rassicura tutti (anche e soprattutto i partner internazionali del nostro Paese) che un governo guidato dal suo partito sarà affidabile all’estero. Confermando e rafforzando la linea del sostegno all’Ucraina, armi comprese. “Ribadiamo che saremo garanti, senza ambiguità, della collocazione italiana e dell’assoluto sostegno all’eroica battaglia del popolo ucraino. Posso dire che un’Italia guidata da Fratelli d’Italia e dal centrodestra sarà una Italia affidabile sui tavoli internazionali”.

Rivolta ai suoi alleati Matteo Salvini, leader della Lega, e Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, la Meloni fa presente che “si vince e si perde insieme. Sono contenta che alla fine abbia prevalso per tutti il buonsenso. E mi diverte vedere oggi la profonda delusione della sinistra di fronte alla capacità del centrodestra di trovare immediatamente la sintesi e dimostrarsi unito e compatto”. E lancia pure un avvertimento, sempre alla coalizione elettorale: “In questa campagna elettorale non ci dovrà essere alcuna polemica con i nostri alleati. Le polemiche aiutano gli avversari, e noi non vogliamo concedere neanche un millimetro. Sono certa che varrà anche per le altre forze politiche”.

La lanciatissima leader di FdI (data per favorita dai sondaggi) si rivolge poi al suo principale avversario, il segretario del Pd. “Letta ha detto che l’Italia dovrà scegliere tra lui e noi. E vero: noi vogliamo un ritorno del bipolarismo e questo confronto non ci spaventa. Quando la storia chiama bisogna rispondere e noi non ci siamo mai tirati indietro. Tanto meno lo faremmo adesso”. Insomma, il centro non c’è, almeno non c’è per la Meloni (e neanche per Letta, a giudicare dalla sua ammucchiata che imbarca ogni tipo di centristi). Per cui la sfida è ancora una volta tra i due poli: il centrodestra a trazione FdI e il centrosinistra guidato dal Pd.

Giorgia, che in caso di vittoria potrebbe essere la prima donna premier del nostro Paese, incassa anche un placet che suona come una investitura solenne: quella del papà del centrodestra. In una intervista a Qn Berlusconi afferma convinto che lei, “come Matteo Salvini, come tanti esponenti di Forza Italia e degli altri partiti della coalizione, ha tutte le carte in regola e l’autorevolezza per guidare un governo di alto profilo, credibile nel mondo, saldamente legato all’Europa e all’Occidente”. Il Cav poi non perde l’occasione per attaccare il centrosinistra: “Il futuro governo di centrodestra avrebbe bisogno di un’opposizione seria e qualificata, non di un confuso agglomerato di sigle e di leader senza seguito. Il fatto che Enrico Letta sia pronto a seguire questa strada non mi stupisce ma mi preoccupa. Quello che mi lascia esterrefatto è che persone con la nostra storia e i nostri valori pensino di poter stare in quel progetto, in quel campo largo sempre più simile ad un camposanto”.

Ma la compattezza tanto celebrata dai leader del centrodestra ha un prezzo da pagare: trovare la quadra con l’Udc, che reclama i collegi uninominali che non ha avuto. Nell’accordo raggiunto in tardissima serata mercoledì, ci sono 98 seggi a FdI, 70 alla Lega, 42 a Forza Italia e 11 a Noi con l’Italia più Coraggio Italia più altri, compreso l’Udc, come risulta da un appunto su un taccuino controfirmato dai rappresentanti della coalizione che Il Foglio ha pubblicato in esclusiva e che anche noi riportiamo. Ma la questione collegi è tutt’altro che chiusa. “Ci sono 11 collegi che sono stati destinati a tutte le forze centriste”. A tutte? “A tutte, a tutte”, assicura il coordinatore nazionale di FI Antonio Tajani, parlando dei collegi uninominali riservati a Noi con l’Italia, Coraggio Italia e Udc. Si parla di un nuovo vertice per martedì, Tajani rimane vago: “Ci sono riunioni continue, non so esattamente quando i leader si vedranno”. A sentire il segretario Udc Lorenzo Cesa, l’intesa si troverà “L’esperienza mi insegna e mi porta a dire che anche stavolta troveremo una soluzione giusta sui collegi elettorali. Noi siamo politicamente rilevanti, lo siamo concretamente sui territori”. Intanto i partiti principali del centrodestra hanno designato i rispettivi rappresentanti al tavolo che stilerà il programma comune da presentare all’elettorato. Per la Lega saranno Massimiliano Romeo e Armando Siri, rispettivamente capogruppo al Senato e responsabile dei Dipartimenti. Per Forza Italia ci saranno Alessandro Cattaneo, responsabile dei Dipartimenti, e Andrea Mandelli, vicepresidente della Camera. Mentre per Fratelli d’Italia parteciperanno Giovanbattista Fazzolari, responsabile del Programma, e Raffaele Fitto, copresidente del gruppo dei Conservatori e dei Riformisti Europei.

Accordo sui collegi, via libera alla campagna elettorale. Berlusconi si allinea.

Giorgia Meloni, dopo averla spuntata sulla premiership e sui collegi, alla direzione nazionale di FdI, ribadisce la compatezza del centrodestra e rassicura tutti (anche e soprattutto i partner internazionali del nostro Paese) che un governo guidato dal suo partito sarà affidabile all’estero. Confermando e rafforzando la linea del sostegno all’Ucraina, armi comprese. “Ribadiamo che saremo garanti, senza ambiguità, della collocazione italiana e dell’assoluto sostegno all’eroica battaglia del popolo ucraino. Posso dire che un’Italia guidata da Fratelli d’Italia e dal centrodestra sarà una Italia affidabile sui tavoli internazionali”.

Rivolta ai suoi alleati Matteo Salvini, leader della Lega, e Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, la Meloni fa presente che “si vince e si perde insieme. Sono contenta che alla fine abbia prevalso per tutti il buonsenso. E mi diverte vedere oggi la profonda delusione della sinistra di fronte alla capacità del centrodestra di trovare immediatamente la sintesi e dimostrarsi unito e compatto”. E lancia pure un avvertimento, sempre alla coalizione elettorale: “In questa campagna elettorale non ci dovrà essere alcuna polemica con i nostri alleati. Le polemiche aiutano gli avversari, e noi non vogliamo concedere neanche un millimetro. Sono certa che varrà anche per le altre forze politiche”.

La lanciatissima leader di FdI (data per favorita dai sondaggi) si rivolge poi al suo principale avversario, il segretario del Pd. “Letta ha detto che l’Italia dovrà scegliere tra lui e noi. E vero: noi vogliamo un ritorno del bipolarismo e questo confronto non ci spaventa. Quando la storia chiama bisogna rispondere e noi non ci siamo mai tirati indietro. Tanto meno lo faremmo adesso”. Insomma, il centro non c’è, almeno non c’è per la Meloni (e neanche per Letta, a giudicare dalla sua ammucchiata che imbarca ogni tipo di centristi). Per cui la sfida è ancora una volta tra i due poli: il centrodestra a trazione FdI e il centrosinistra guidato dal Pd.

Giorgia, che in caso di vittoria potrebbe essere la prima donna premier del nostro Paese, incassa anche un placet che suona come una investitura solenne: quella del papà del centrodestra. In una intervista a Qn Berlusconi afferma convinto che lei, “come Matteo Salvini, come tanti esponenti di Forza Italia e degli altri partiti della coalizione, ha tutte le carte in regola e l’autorevolezza per guidare un governo di alto profilo, credibile nel mondo, saldamente legato all’Europa e all’Occidente”. Il Cav poi non perde l’occasione per attaccare il centrosinistra: “Il futuro governo di centrodestra avrebbe bisogno di un’opposizione seria e qualificata, non di un confuso agglomerato di sigle e di leader senza seguito. Il fatto che Enrico Letta sia pronto a seguire questa strada non mi stupisce ma mi preoccupa. Quello che mi lascia esterrefatto è che persone con la nostra storia e i nostri valori pensino di poter stare in quel progetto, in quel campo largo sempre più simile ad un camposanto”.

Ma la compattezza tanto celebrata dai leader del centrodestra ha un prezzo da pagare: trovare la quadra con l’Udc, che reclama i collegi uninominali che non ha avuto. Nell’accordo raggiunto in tardissima serata mercoledì, ci sono 98 seggi a FdI, 70 alla Lega, 42 a Forza Italia e 11 a Noi con l’Italia più Coraggio Italia più altri, compreso l’Udc, come risulta da un appunto su un taccuino controfirmato dai rappresentanti della coalizione che Il Foglio ha pubblicato in esclusiva e che anche noi riportiamo. Ma la questione collegi è tutt’altro che chiusa. “Ci sono 11 collegi che sono stati destinati a tutte le forze centriste”. A tutte? “A tutte, a tutte”, assicura il coordinatore nazionale di FI Antonio Tajani, parlando dei collegi uninominali riservati a Noi con l’Italia, Coraggio Italia e Udc. Si parla di un nuovo vertice per martedì, Tajani rimane vago: “Ci sono riunioni continue, non so esattamente quando i leader si vedranno”. A sentire il segretario Udc Lorenzo Cesa, l’intesa si troverà “L’esperienza mi insegna e mi porta a dire che anche stavolta troveremo una soluzione giusta sui collegi elettorali. Noi siamo politicamente rilevanti, lo siamo concretamente sui territori”. Intanto i partiti principali del centrodestra hanno designato i rispettivi rappresentanti al tavolo che stilerà il programma comune da presentare all’elettorato. Per la Lega saranno Massimiliano Romeo e Armando Siri, rispettivamente capogruppo al Senato e responsabile dei Dipartimenti. Per Forza Italia ci saranno Alessandro Cattaneo, responsabile dei Dipartimenti, e Andrea Mandelli, vicepresidente della Camera. Mentre per Fratelli d’Italia parteciperanno Giovanbattista Fazzolari, responsabile del Programma, e Raffaele Fitto, copresidente del gruppo dei Conservatori e dei Riformisti Europei.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli