Il ciclone delle sanzioni

Altro che gilet gialli. Se il governo non prenderà provvedimenti urgenti per fermare il caro vita, nel giro di qualche giorno, le piazze di tutta Italia saranno invase da gente arrabbiata. Non basterà qualche furgone della polizia per tenere a bada la disperazione di un popolo a cui importa sempre meno della difesa dell’Ucraina. Non saranno i classici cortei degli studenti o gli scioperi organizzati dalla Cgil. Sarà un vero e proprio ciclone. La tensione sociale è ormai alle stelle. In strada, questa volta, ci saranno tutti e più arrabbiati del solito, dagli imprenditori sopravvissuti al Covid che rischiano di buttare al vento i sacrifici dei loro antenati fino a tante persone normali che improvvisamente si sono ritrovate senza soldi nel portafoglio.

Il falò delle bollette, tenutosi qualche giorno fa davanti alle poste centrali di Napoli, è un segnale chiaro dello stato di difficoltà che vive oggi il Paese. In piazza Matteotti non ci sono solo i negozianti, ma i padri disoccupati di Scampia e Pianura che non sanno più come mettere un piatto a tavola. La rivolta, però, parte soltanto dalla città di Masaniello.

Nella mattinata di ieri, in tredici piazze dell’Umbria si è deciso di dar fuoco alle cartelle. “La guerra – dichiara Giorgio Mencaroni, direttore della locale Confcommercio ai taccuini dei giornalisti – è pretestuosa. I rincari sono legati alle speculazioni. Servono misure da parte del governo, come è stato con la pandemia”.

Deve avviare più di una semplice riflessione anche la manifestazione di Trieste. Ben 12mila persone aderiscono alla protesta per evitare la chiusura dello stabilimento Wartsila. Un corteo lungo un chilometro e mezzo certamente non può essere composto solo da operai, sindacati e qualche rappresentante istituzionale. Un ulteriore sos, poi, arriva dal polmone produttivo del Paese. La Confindustria di Brescia rivela come a causa del caro energia diverse eccellenze saranno costrette dimezzare il personale.

Preoccupata, quindi, per la sicurezza e l’ordine pubblico la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, che avverte i partiti in campagna elettorale: “Sull’energia si dovrà proseguire con la linea tenuta fin qui, se non vogliamo rischiare che ci sia un inverno difficile”. Un avvertimento, che secondo alcune indiscrezioni, sarebbe arrivato dai servizi segreti, preoccupati e non poco per quanto potrà succedere a breve nelle principali piazze del Paese.

Nelle ultime ore starebbe prendendo piede addirittura l’iniziativa di chi, sin da subito, non intende saldare le imposte di luce, acqua e gas. “Non paghiamo le scelte scellerate – viene evidenziato nello slogan di un neonato comitato – di chi ci ha portato in guerra”. Previste assemblee in tutta Italia per organizzare una mobilitazione, che sembra superare ogni steccato politico. Da destra a sinistra, continua a crescere il numero di chi non ci sta ai ricatti di Mosca. Anche nella giornata di ieri arriva l’ennesima minaccia del Cremlino: “Le forniture di gas riprenderanno solo se ci sarà la revoca delle sanzioni”.
Se le bollette non diminuiranno, decine di migliaia di persone non riusciranno neanche a riscaldarsi. “Milioni di cittadini – avverte Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – saranno costretti a scegliere tra stare al caldo o mangiare. Una famiglia su tre sarà costretta alla povertà energetica”. Il 15 per cento, intanto, ha già deciso di non aprire più la cassetta della posta. Assoutenti utilizza addirittura la parola caos. “Con gli stoccaggi e gli approvvigionamenti attuali le aziende fornitrici – sostiene una nota dell’associazione che rappresenta i consumatori – non sono in grado di fornire il gas a tutti i propri clienti e riusciranno a coprire il fabbisogno energetico invernale per un periodo non superiore ai 45 giorni”.

Ecco perché il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si rivolge direttamente all’Unione Europea. Per il ministro della Salute Roberto Speranza sono a rischio finanche gli ospedali: “Già nel mese di luglio abbiamo dato un miliardo in più alle Regioni per coprire le ulteriori spese Covid e i costi dell’impatto energetico. Dopodiché nei prossimi giorni lavoreremo ancora in sede di governo”. L’esecutivo Draghi, come confermato dal ministro delle Finanze Daniele Franco, intanto, entro la prossima settimana uscirà con un nuovo decreto, in grado di limitare ulteriormente l’impatto dell’aumento del costo dell’energia sull’economia. Dopo la Società Italiana di Medicina Ambientale pure Codacons chiede di adottare l’ora legale in modo permanente. Per il presidente dell’associazione dei consumatori così si risparmierebbero fino a 500 milioni l’anno. Un bel tesoretto, considerando i costi esorbitanti con cui ogni italiano dovrà confrontarsi dal mese di settembre. Se per andare a scuola ci vorranno circa 1300 euro a studente, un italiano su due, secondo Coldiretti, ha già deciso di dimezzare il carrello della spesa. Addirittura il 18 per cento del campione analizzato è disposto a mangiare cibo non di qualità, pur di risparmiare.

Altro che gilet gialli. Se il governo non prenderà provvedimenti urgenti per fermare il caro vita, nel giro di qualche giorno, le piazze di tutta Italia saranno invase da gente arrabbiata. Non basterà qualche furgone della polizia per tenere a bada la disperazione di un popolo a cui importa sempre meno della difesa dell’Ucraina. Non saranno i classici cortei degli studenti o gli scioperi organizzati dalla Cgil. Sarà un vero e proprio ciclone. La tensione sociale è ormai alle stelle. In strada, questa volta, ci saranno tutti e più arrabbiati del solito, dagli imprenditori sopravvissuti al Covid che rischiano di buttare al vento i sacrifici dei loro antenati fino a tante persone normali che improvvisamente si sono ritrovate senza soldi nel portafoglio.

Il falò delle bollette, tenutosi qualche giorno fa davanti alle poste centrali di Napoli, è un segnale chiaro dello stato di difficoltà che vive oggi il Paese. In piazza Matteotti non ci sono solo i negozianti, ma i padri disoccupati di Scampia e Pianura che non sanno più come mettere un piatto a tavola. La rivolta, però, parte soltanto dalla città di Masaniello.

Nella mattinata di ieri, in tredici piazze dell’Umbria si è deciso di dar fuoco alle cartelle. “La guerra – dichiara Giorgio Mencaroni, direttore della locale Confcommercio ai taccuini dei giornalisti – è pretestuosa. I rincari sono legati alle speculazioni. Servono misure da parte del governo, come è stato con la pandemia”.

Deve avviare più di una semplice riflessione anche la manifestazione di Trieste. Ben 12mila persone aderiscono alla protesta per evitare la chiusura dello stabilimento Wartsila. Un corteo lungo un chilometro e mezzo certamente non può essere composto solo da operai, sindacati e qualche rappresentante istituzionale. Un ulteriore sos, poi, arriva dal polmone produttivo del Paese. La Confindustria di Brescia rivela come a causa del caro energia diverse eccellenze saranno costrette dimezzare il personale.

Preoccupata, quindi, per la sicurezza e l’ordine pubblico la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, che avverte i partiti in campagna elettorale: “Sull’energia si dovrà proseguire con la linea tenuta fin qui, se non vogliamo rischiare che ci sia un inverno difficile”. Un avvertimento, che secondo alcune indiscrezioni, sarebbe arrivato dai servizi segreti, preoccupati e non poco per quanto potrà succedere a breve nelle principali piazze del Paese.

Nelle ultime ore starebbe prendendo piede addirittura l’iniziativa di chi, sin da subito, non intende saldare le imposte di luce, acqua e gas. “Non paghiamo le scelte scellerate – viene evidenziato nello slogan di un neonato comitato – di chi ci ha portato in guerra”. Previste assemblee in tutta Italia per organizzare una mobilitazione, che sembra superare ogni steccato politico. Da destra a sinistra, continua a crescere il numero di chi non ci sta ai ricatti di Mosca. Anche nella giornata di ieri arriva l’ennesima minaccia del Cremlino: “Le forniture di gas riprenderanno solo se ci sarà la revoca delle sanzioni”.
Se le bollette non diminuiranno, decine di migliaia di persone non riusciranno neanche a riscaldarsi. “Milioni di cittadini – avverte Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – saranno costretti a scegliere tra stare al caldo o mangiare. Una famiglia su tre sarà costretta alla povertà energetica”. Il 15 per cento, intanto, ha già deciso di non aprire più la cassetta della posta. Assoutenti utilizza addirittura la parola caos. “Con gli stoccaggi e gli approvvigionamenti attuali le aziende fornitrici – sostiene una nota dell’associazione che rappresenta i consumatori – non sono in grado di fornire il gas a tutti i propri clienti e riusciranno a coprire il fabbisogno energetico invernale per un periodo non superiore ai 45 giorni”.

Ecco perché il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si rivolge direttamente all’Unione Europea. Per il ministro della Salute Roberto Speranza sono a rischio finanche gli ospedali: “Già nel mese di luglio abbiamo dato un miliardo in più alle Regioni per coprire le ulteriori spese Covid e i costi dell’impatto energetico. Dopodiché nei prossimi giorni lavoreremo ancora in sede di governo”. L’esecutivo Draghi, come confermato dal ministro delle Finanze Daniele Franco, intanto, entro la prossima settimana uscirà con un nuovo decreto, in grado di limitare ulteriormente l’impatto dell’aumento del costo dell’energia sull’economia. Dopo la Società Italiana di Medicina Ambientale pure Codacons chiede di adottare l’ora legale in modo permanente. Per il presidente dell’associazione dei consumatori così si risparmierebbero fino a 500 milioni l’anno. Un bel tesoretto, considerando i costi esorbitanti con cui ogni italiano dovrà confrontarsi dal mese di settembre. Se per andare a scuola ci vorranno circa 1300 euro a studente, un italiano su due, secondo Coldiretti, ha già deciso di dimezzare il carrello della spesa. Addirittura il 18 per cento del campione analizzato è disposto a mangiare cibo non di qualità, pur di risparmiare.

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