Il City ufficializza Haaland, ma i soldi non fanno la felicità (almeno in Champions)

Il Manchester pagherà al norvegese un ingaggio da 29 milioni l’anno. Più di Mbappé al Psg e CR7 allo United.

Senza fare nemmeno un plissé il Manchester City ha comunicato al Borussia Dortmund che pagherà, fino in fondo, la clausola rescissoria e si porterà a casa il talento più cristallino della squadra tedesca, Erling Haaland. Nazionale norvegese, ha 21 anni ed è (già adesso) un talento incredibile del calcio europeo. Per averlo, il City ha sborsato i sessanta milioni di euro previsti dalla clausola contrattuale e corrisponderà al calciatore un ingaggio annuo da 29 milioni di euro. Per farsi due conti, il campione francese del Psg, Kylian Mbappé, ne prende ventidue mentre Cristiano Ronaldo, dai cugini dello United, ne incassa 26,5 milioni.

Si potrebbe scrivere già tanto su Haaland, sul fatto che indosserà la maglia della squadra in cui già giocò suo padre Alf-Inge (passato alla storia per un fallaccio sul Red Devil Roy Keane, che poi glielo restituì). Si potrebbe scrivere di un talento mostruoso che lo ha portato a fare 28 gol in Bundesliga. Ma a fare impressione è il fatto che l’annuncio dell’acquisto sensazionale di Haaland arriva all’indomani dell’ennesima sconfitta in Champions League. Nonostante uno squadrone da paura, allenato dal non plus ultra del tecnici, Pep Guardiola, e nonostante il vantaggio maturato nella partita d’andata, i Citizens hanno dovuto arrendersi di fronte al blasone del Real Madrid, che in Benzema ha trovato il suo paladino coraggioso e in Ancelotti il suo Carlo Magno, calmo e vincente.

Ancora una volta agli sceicchi, dunque, è andata male. Finora, l’unica cosa che gli è riuscita è stata quella di accelerare la svolta oligopolistica del calcio europeo. Poche squadre possono permettersi di offrire ingaggi da paura ai top player. Eppure, come dimostra la storia recente del Mc City (e in maniera ancora più lampante quella del Psg), non è con la raccolta di figurine che si vincono i trofei. Non è una gara a chi paga di più. Il pallone è rotondo, e tale resta, nonostante gli sforzi di chi vorrebbe assoggettarlo al regime piatto della partita doppia.

Il Manchester pagherà al norvegese un ingaggio da 29 milioni l’anno. Più di Mbappé al Psg e CR7 allo United.

Senza fare nemmeno un plissé il Manchester City ha comunicato al Borussia Dortmund che pagherà, fino in fondo, la clausola rescissoria e si porterà a casa il talento più cristallino della squadra tedesca, Erling Haaland. Nazionale norvegese, ha 21 anni ed è (già adesso) un talento incredibile del calcio europeo. Per averlo, il City ha sborsato i sessanta milioni di euro previsti dalla clausola contrattuale e corrisponderà al calciatore un ingaggio annuo da 29 milioni di euro. Per farsi due conti, il campione francese del Psg, Kylian Mbappé, ne prende ventidue mentre Cristiano Ronaldo, dai cugini dello United, ne incassa 26,5 milioni.

Si potrebbe scrivere già tanto su Haaland, sul fatto che indosserà la maglia della squadra in cui già giocò suo padre Alf-Inge (passato alla storia per un fallaccio sul Red Devil Roy Keane, che poi glielo restituì). Si potrebbe scrivere di un talento mostruoso che lo ha portato a fare 28 gol in Bundesliga. Ma a fare impressione è il fatto che l’annuncio dell’acquisto sensazionale di Haaland arriva all’indomani dell’ennesima sconfitta in Champions League. Nonostante uno squadrone da paura, allenato dal non plus ultra del tecnici, Pep Guardiola, e nonostante il vantaggio maturato nella partita d’andata, i Citizens hanno dovuto arrendersi di fronte al blasone del Real Madrid, che in Benzema ha trovato il suo paladino coraggioso e in Ancelotti il suo Carlo Magno, calmo e vincente.

Ancora una volta agli sceicchi, dunque, è andata male. Finora, l’unica cosa che gli è riuscita è stata quella di accelerare la svolta oligopolistica del calcio europeo. Poche squadre possono permettersi di offrire ingaggi da paura ai top player. Eppure, come dimostra la storia recente del Mc City (e in maniera ancora più lampante quella del Psg), non è con la raccolta di figurine che si vincono i trofei. Non è una gara a chi paga di più. Il pallone è rotondo, e tale resta, nonostante gli sforzi di chi vorrebbe assoggettarlo al regime piatto della partita doppia.

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