Il commissario Ricciardi per battere il maresciallo Bonaccioni: l’ultima di Elly

Il commissario Ricciardi per battere il maresciallo Bonaccione. Si tratta dell’ultima trovata di Elly. Mentre il gotha dem si preoccupa di come riciclare i soliti dinosauri, che probabilmente non si prendono neanche più il disturbo di recarsi alle urne, Schlein nomina portavoce del comitato in Abruzzo, Lino Guanciale, volto noto del piccolo schermo. Se il governatore dell’Emilia riesuma gli ex ministri Damiano, Poletti, Castagnetti, la sardina non intende avere legami col passato. Quale strategia migliore, pertanto, se non mettere in prima fila qualche vip, che nulla ha a che vedere con la tradizionale nomenclatura. “Che Dio ci aiuti”, il titolo della fiction in cui è protagonista l’attore originario di Avezzano, d’altronde, sono le parole più utilizzate dalla candidata al congresso negli ultimi giorni di campagna. I sondaggi non offrono particolari garanzie: un giorno la vedono avvicinarsi all’avversario, quello successivo la danno venti punti indietro. Ecco perché meglio puntare sul classico “volto pulito” per cambiare un po’ di aria viziata.

 

Pericolo baffino

 

Gli incubi per i successori di Letta, intanto, restano i medesimi. Il primo ha un nome e un cognome: Massimo D’Alema, causa della fine di diverse segreterie. Renzi e Veltroni ne sanno qualcosa. La scelta di far tornare “baffino” potrebbe rivelarsi un azzardo per Bonaccini. Per tentare di lanciare un falso messaggio di sinistra ed evitare che la sua mozione passi per la Leopolda 2.0, nei fatti, si resuscita quel burattinaio pericoloso per chiunque parli di cambiamento. Stiamo parlando, lo sanno anche i bambini, di chi è malato di politica, di chi non andrà mai in pensione. Questa volta Massimo tirerà solo i fili degli Speranza di turno, senza prendersi neanche il disturbo di lasciare la propria abitazione per mettere una crocetta. Il ritorno del ministro del Covid, pertanto, non può essere un segnale positivo né per il Pd, né per chi ha sponsorizzato il suo ritorno. Così non si ferma la svolta rossa, ma al contrario si consegna il principale attore della coalizione, senza avere nulla in cambio, al Conte di turno. Tale rientro, inoltre, spaccherebbe definitivamente quella che dovrebbe essere la nuova maggioranza al Nazareno, composta perlopiù da ex renziani. Questi ultimi non vogliono certamente che si torni a cantare “Bella Ciao”.

I burattinai

 

Nelle ultime ore tra le stanze del Nazareno starebbe prendendo piede la cosiddetta moda dei Mangiafuoco. Stiamo parlando di chi a parole vuole dare un contributo, ma nei fatti intende terminare solo una vendetta verso chi l’ha messo in disparte o non gli ha dato mai spazio. Stiamo parlando, ad esempio, di Rosy Bindi, che dice di non partecipare alle primarie, ma allo stesso tempo utilizza i giornali per scagliare dardi contro i candidati o di Pierferdinando Casini, il quale si fa eleggere dal Nazareno, ma non prende la tessera. Gli antichi romani, d’altronde, insegnavano divide et impera. Il pianto di Livia Turco non promette nulla di buono. Al massimo può far allontanare solo qualche giovane. Chi vuole succedere a Letta, a parte i Benifei di turno o qualche collega di Panzeri, non considera neanche l’ipotesi di rendere protagonisti i ragazzi. A dirlo le mappe relative ai posizionamenti sulle primarie, dove compaiono solo nomi di over 50. Un malcontento generale viene fuori dalle ultime ricerche. Secondo Swg, i dem sarebbero fermi al 14 per cento, dato più basso di sempre, mentre il Terzo Polo avanza. Segnale che vale più di mille parole.

Il commissario Ricciardi per battere il maresciallo Bonaccione. Si tratta dell’ultima trovata di Elly. Mentre il gotha dem si preoccupa di come riciclare i soliti dinosauri, che probabilmente non si prendono neanche più il disturbo di recarsi alle urne, Schlein nomina portavoce del comitato in Abruzzo, Lino Guanciale, volto noto del piccolo schermo. Se il governatore dell’Emilia riesuma gli ex ministri Damiano, Poletti, Castagnetti, la sardina non intende avere legami col passato. Quale strategia migliore, pertanto, se non mettere in prima fila qualche vip, che nulla ha a che vedere con la tradizionale nomenclatura. “Che Dio ci aiuti”, il titolo della fiction in cui è protagonista l’attore originario di Avezzano, d’altronde, sono le parole più utilizzate dalla candidata al congresso negli ultimi giorni di campagna. I sondaggi non offrono particolari garanzie: un giorno la vedono avvicinarsi all’avversario, quello successivo la danno venti punti indietro. Ecco perché meglio puntare sul classico “volto pulito” per cambiare un po’ di aria viziata.

 

Pericolo baffino

 

Gli incubi per i successori di Letta, intanto, restano i medesimi. Il primo ha un nome e un cognome: Massimo D’Alema, causa della fine di diverse segreterie. Renzi e Veltroni ne sanno qualcosa. La scelta di far tornare “baffino” potrebbe rivelarsi un azzardo per Bonaccini. Per tentare di lanciare un falso messaggio di sinistra ed evitare che la sua mozione passi per la Leopolda 2.0, nei fatti, si resuscita quel burattinaio pericoloso per chiunque parli di cambiamento. Stiamo parlando, lo sanno anche i bambini, di chi è malato di politica, di chi non andrà mai in pensione. Questa volta Massimo tirerà solo i fili degli Speranza di turno, senza prendersi neanche il disturbo di lasciare la propria abitazione per mettere una crocetta. Il ritorno del ministro del Covid, pertanto, non può essere un segnale positivo né per il Pd, né per chi ha sponsorizzato il suo ritorno. Così non si ferma la svolta rossa, ma al contrario si consegna il principale attore della coalizione, senza avere nulla in cambio, al Conte di turno. Tale rientro, inoltre, spaccherebbe definitivamente quella che dovrebbe essere la nuova maggioranza al Nazareno, composta perlopiù da ex renziani. Questi ultimi non vogliono certamente che si torni a cantare “Bella Ciao”.

I burattinai

 

Nelle ultime ore tra le stanze del Nazareno starebbe prendendo piede la cosiddetta moda dei Mangiafuoco. Stiamo parlando di chi a parole vuole dare un contributo, ma nei fatti intende terminare solo una vendetta verso chi l’ha messo in disparte o non gli ha dato mai spazio. Stiamo parlando, ad esempio, di Rosy Bindi, che dice di non partecipare alle primarie, ma allo stesso tempo utilizza i giornali per scagliare dardi contro i candidati o di Pierferdinando Casini, il quale si fa eleggere dal Nazareno, ma non prende la tessera. Gli antichi romani, d’altronde, insegnavano divide et impera. Il pianto di Livia Turco non promette nulla di buono. Al massimo può far allontanare solo qualche giovane. Chi vuole succedere a Letta, a parte i Benifei di turno o qualche collega di Panzeri, non considera neanche l’ipotesi di rendere protagonisti i ragazzi. A dirlo le mappe relative ai posizionamenti sulle primarie, dove compaiono solo nomi di over 50. Un malcontento generale viene fuori dalle ultime ricerche. Secondo Swg, i dem sarebbero fermi al 14 per cento, dato più basso di sempre, mentre il Terzo Polo avanza. Segnale che vale più di mille parole.

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