IL CORANAVIRUS? PUÒ DIVENIRE UN’OPPORTUNUTA’

 

Può una situazione di forte difficoltà collettiva divenire un’occasione per ripensare il proprio vissuto, evidenziandone limiti e fragilità? Può essere il momento per ritrovare quei valori e quelle pulsioni dimenticate o affievolite da culture che hanno favorito l’individualismo e l’egoismo? E può essere questa l’occasione per dare un taglio a una politica faziosa, irresponsabile, miope, improduttiva, povera di spessore e di determinazione per divenire invece l’elemento trainante di una inversione di rotta di vera utilità sociale e civile? Si può. Forse un modo c’è…

 

L’arrivo del coronavirus nel nostro Paese sta creando difficoltà fino a oggi mai incontrate. Sta mettendo a dura prova il nostro sistema sanitario, i medici e gli operatori che ne fanno parte, sta impegnando risorse economiche straordinarie, sta creando difficoltà di relazioni tra le persone, sta rendendo complicato il lavorare e la produzione aziendale, sta imbavagliando la nostra economia, già in difficoltà. Sta minando la credibilità delle risorse alimentari e manifatturiere, sta stravolgendo la vita di ogni cittadino. Sta logorando la fiducia di ognuno di noi nella scienza, uno dei baluardi, con la tecnica e la finanza, su cui si è imperniata la cultura moderna, capace di superare e abbattere ogni concezione non materialistica, in virtù di una cultura imperniata sulla onnipotenza della mente umana e della ragione. La conseguenza è che in questa difficile contingenza ci si ritrova senza una bussola, senza una visione capace di dare un senso e un indirizzo al nostro operare, al nostro impegnare la vita, al nostro vivere in comune. Mancano una cultura fondata sul rispetto degli altri, dei beni condivisi, manca un vero senso d’appartenenza. Manca l’amore per la propria terra, per la propria storia, per la propria Nazione e per tutto quello che a essa appartiene. E fievole è l’orgoglio di essere un popolo capace di espressioni di intelligenza, di creatività, di pensiero, di bellezza, di innovazione, al quale nessuno può e deve permettersi di portare spregio. Sono lacune gravi quelle che abbiamo. E sono il riverbero di logiche culturali e soprattutto politiche superficiali, demagogiche e opportunistiche, prive di senso di responsabilità, di capacità di guardare oltre il momento, di adoperarsi per il bene della Comunità. Ma, come dice un proverbio popolare, non tutto il male viene per nuocere. E la capacità di fare autocritica e di rivedere quanto di errato si è fatto fino ad ora può farci cambiare rotta. Può riconsegnare al Paese una cultura sociale e politica, finalmente responsabile e fattiva. Finalmente capace di riequilibrare e rendere pulsante un tessuto societario sfibrato e agonizzante. Come? Ricominciando dal mutare delle abitudini. Non più un vissuto fondato sul solo fare e possedere, sulla smania di successo, sull’individualismo egocentrico, sull’insensibilità verso gli altri, sulla ricerca spasmodica del piacere, sull’egoismo e sull’egotismo, sull’indifferenza di fronte a quanto nella vita non è tangibile e visibile, ma intraprendere un cammino che ci riporti a comprendere cosa veramente conta nella vita.  Ricominciando dal riscoprire il valore delle piccole cose, della natura, del calore familiare, della convivialità, del tempo. Ecco, l’importanza del tempo! Il tempo dell’attesa, che proprio la natura, la terra ci suggerisce con i suoi ritmi e le sue regole, che sa indicarci la rotta per un atteggiamento di saggezza e di fiducia. Il tempo dell’attenzione a quanto in noi e accanto a noi vive e si esprime, che è anche un tempo d’ascolto, nel quale alimentare il confronto, la conoscenza, il dubbio, la ricerca, il sapere. Il tempo del pensiero, che sa arricchire la mente e l’animo. Che sa aiutarci nelle decisioni importanti della quotidianità e ci offre spunti per una visione delle cose responsabile e di senso. Il tempo della creatività, di cui noi italiani siamo sempre stati attori primari, al quale delegare la capacità di iniziative, proposte, innovazioni in grado di procurare vantaggi di natura sociale ed economica. Il tempo della cultura e dell’arte, fonti d’arricchimento e di crescita umana, che non dovrebbe mai mancare, come diceva Giovanni Gentile, a una Comunità che vuole evolversi nel cammino di civiltà. Il tempo della bellezza, che sta in ogni angolo del mondo, in ogni tratto d’umanità e in ogni segmento di vita. E poi, riscoprire il valore della responsabilità. La capacità di pensare e agire coscienti che ogni atto non si riverbera solo su noi stessi ma si allunga su tutta la Comunità. E ancora, ritrovare il senso del limite, che sembra essere scomparso dal nostro orizzonte e che invece è il solo capace di offrire alla vita un valore compiuto e la forza di riconoscerne il sapore autentico, nel quale il coraggio, la speranza, l’ironia e il sorriso ne sono l’espressione più vera. Anche la politica deve fare la sua parte, che è poi la più importante per un Paese, per i riflessi che ha sulle persone. Deve essere in grado di abbandonare il senso di faziosità imperante che la caratterizza e ritrovare la capacità di favorire la collaborazione tra le parti per il bene comune.  Dimostrare di aver acquisito quella responsabilità che le deve appartenere per lo scopo cui è dedicata e agire di conseguenza. Sapendo dare alla sua comunicazione, alle sue parole, quell’autenticità che solo dà fiducia e apre alla partecipazione e più ancora alla speranza. Deve saper far valere le istanze legittime che vengono dal suo popolo anche nei confronti degli altri Paesi, soprattutto quelli dell’Ue, dimostrandone, con convinzione e vigore se occorre, la validità. Contribuendo a smontare gli egoismi e gli opportunismi di parte che allontanano il senso di Comunità coesa di popoli che dovrebbe essere la base di una società europea fondata sulla mutualità e sul rispetto delle diversità, e non unicamente sul mercato, la finanza e le loro logiche meramente utilitaristiche e materialistiche. E’ nelle difficoltà che il carattere di un popolo, di una Nazione viene fuori. E’ nelle difficoltà che bisogna saper guadare al futuro con speranza e determinazione, e nell’immediato adoperarsi con senso civico e con disciplina. Ma per far questo occorre fare autocritica, e pensare e agire con senso d’umiltà e con coraggio. 

Romolo Paradiso

 

 

Può una situazione di forte difficoltà collettiva divenire un’occasione per ripensare il proprio vissuto, evidenziandone limiti e fragilità? Può essere il momento per ritrovare quei valori e quelle pulsioni dimenticate o affievolite da culture che hanno favorito l’individualismo e l’egoismo? E può essere questa l’occasione per dare un taglio a una politica faziosa, irresponsabile, miope, improduttiva, povera di spessore e di determinazione per divenire invece l’elemento trainante di una inversione di rotta di vera utilità sociale e civile? Si può. Forse un modo c’è…

 

L’arrivo del coronavirus nel nostro Paese sta creando difficoltà fino a oggi mai incontrate. Sta mettendo a dura prova il nostro sistema sanitario, i medici e gli operatori che ne fanno parte, sta impegnando risorse economiche straordinarie, sta creando difficoltà di relazioni tra le persone, sta rendendo complicato il lavorare e la produzione aziendale, sta imbavagliando la nostra economia, già in difficoltà. Sta minando la credibilità delle risorse alimentari e manifatturiere, sta stravolgendo la vita di ogni cittadino. Sta logorando la fiducia di ognuno di noi nella scienza, uno dei baluardi, con la tecnica e la finanza, su cui si è imperniata la cultura moderna, capace di superare e abbattere ogni concezione non materialistica, in virtù di una cultura imperniata sulla onnipotenza della mente umana e della ragione. La conseguenza è che in questa difficile contingenza ci si ritrova senza una bussola, senza una visione capace di dare un senso e un indirizzo al nostro operare, al nostro impegnare la vita, al nostro vivere in comune. Mancano una cultura fondata sul rispetto degli altri, dei beni condivisi, manca un vero senso d’appartenenza. Manca l’amore per la propria terra, per la propria storia, per la propria Nazione e per tutto quello che a essa appartiene. E fievole è l’orgoglio di essere un popolo capace di espressioni di intelligenza, di creatività, di pensiero, di bellezza, di innovazione, al quale nessuno può e deve permettersi di portare spregio. Sono lacune gravi quelle che abbiamo. E sono il riverbero di logiche culturali e soprattutto politiche superficiali, demagogiche e opportunistiche, prive di senso di responsabilità, di capacità di guardare oltre il momento, di adoperarsi per il bene della Comunità. Ma, come dice un proverbio popolare, non tutto il male viene per nuocere. E la capacità di fare autocritica e di rivedere quanto di errato si è fatto fino ad ora può farci cambiare rotta. Può riconsegnare al Paese una cultura sociale e politica, finalmente responsabile e fattiva. Finalmente capace di riequilibrare e rendere pulsante un tessuto societario sfibrato e agonizzante. Come? Ricominciando dal mutare delle abitudini. Non più un vissuto fondato sul solo fare e possedere, sulla smania di successo, sull’individualismo egocentrico, sull’insensibilità verso gli altri, sulla ricerca spasmodica del piacere, sull’egoismo e sull’egotismo, sull’indifferenza di fronte a quanto nella vita non è tangibile e visibile, ma intraprendere un cammino che ci riporti a comprendere cosa veramente conta nella vita.  Ricominciando dal riscoprire il valore delle piccole cose, della natura, del calore familiare, della convivialità, del tempo. Ecco, l’importanza del tempo! Il tempo dell’attesa, che proprio la natura, la terra ci suggerisce con i suoi ritmi e le sue regole, che sa indicarci la rotta per un atteggiamento di saggezza e di fiducia. Il tempo dell’attenzione a quanto in noi e accanto a noi vive e si esprime, che è anche un tempo d’ascolto, nel quale alimentare il confronto, la conoscenza, il dubbio, la ricerca, il sapere. Il tempo del pensiero, che sa arricchire la mente e l’animo. Che sa aiutarci nelle decisioni importanti della quotidianità e ci offre spunti per una visione delle cose responsabile e di senso. Il tempo della creatività, di cui noi italiani siamo sempre stati attori primari, al quale delegare la capacità di iniziative, proposte, innovazioni in grado di procurare vantaggi di natura sociale ed economica. Il tempo della cultura e dell’arte, fonti d’arricchimento e di crescita umana, che non dovrebbe mai mancare, come diceva Giovanni Gentile, a una Comunità che vuole evolversi nel cammino di civiltà. Il tempo della bellezza, che sta in ogni angolo del mondo, in ogni tratto d’umanità e in ogni segmento di vita. E poi, riscoprire il valore della responsabilità. La capacità di pensare e agire coscienti che ogni atto non si riverbera solo su noi stessi ma si allunga su tutta la Comunità. E ancora, ritrovare il senso del limite, che sembra essere scomparso dal nostro orizzonte e che invece è il solo capace di offrire alla vita un valore compiuto e la forza di riconoscerne il sapore autentico, nel quale il coraggio, la speranza, l’ironia e il sorriso ne sono l’espressione più vera. Anche la politica deve fare la sua parte, che è poi la più importante per un Paese, per i riflessi che ha sulle persone. Deve essere in grado di abbandonare il senso di faziosità imperante che la caratterizza e ritrovare la capacità di favorire la collaborazione tra le parti per il bene comune.  Dimostrare di aver acquisito quella responsabilità che le deve appartenere per lo scopo cui è dedicata e agire di conseguenza. Sapendo dare alla sua comunicazione, alle sue parole, quell’autenticità che solo dà fiducia e apre alla partecipazione e più ancora alla speranza. Deve saper far valere le istanze legittime che vengono dal suo popolo anche nei confronti degli altri Paesi, soprattutto quelli dell’Ue, dimostrandone, con convinzione e vigore se occorre, la validità. Contribuendo a smontare gli egoismi e gli opportunismi di parte che allontanano il senso di Comunità coesa di popoli che dovrebbe essere la base di una società europea fondata sulla mutualità e sul rispetto delle diversità, e non unicamente sul mercato, la finanza e le loro logiche meramente utilitaristiche e materialistiche. E’ nelle difficoltà che il carattere di un popolo, di una Nazione viene fuori. E’ nelle difficoltà che bisogna saper guadare al futuro con speranza e determinazione, e nell’immediato adoperarsi con senso civico e con disciplina. Ma per far questo occorre fare autocritica, e pensare e agire con senso d’umiltà e con coraggio. 

Romolo Paradiso

 

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