IL DIZIONARIO: sovranità alimentare

Sovranità s. f. [der. di sovrano]
Potere sovrano, autorità sovrana: esercitare la propria s. su un territorio; diritti di s.; Bene sociale, Libertà, Progresso.

Alimentare agg. [der. di alimento]
Che concerne gli alimenti, che è adatto all’alimentazione.

Due parole che unite hanno scatenato il piagnisteo delle anime belle della sinistra e degli avversari del governo Meloni.

Sì, perché la dicitura rientra nella nuova denominazione del ministero dell’Agricoltura. Peraltro il nuovo nome del dicastero, con l’aggiunta della Sovranità alimentare, è l’esatta trascrizione dell’equivalente francese. Ora, posto che Macron non è un lepeniano, evidentemente qui “sovranità” non sta affatto per “autarchia” o altre suggestioni del Ventennio. Unita ad “alimentare” quindi non significa niente più ananas o avocado.

A ben vedere, “sovranità” è l’undicesima parola della Costituzione, che nell’articolo 1 recita che “la sovranità appartiene al popolo”. Il cardine della democrazia, dunque. Il concetto di sovranità alimentare invece risale al 1996, quando fu coniato da “Via Campesina” una vasta organizzazione internazionale di agricoltori, formata da 182 organizzazioni in 81 Paesi. Successivamente fu ripreso nei documenti e nelle politiche di molti Paesi e organizzazioni del settore, dall’America Latina al Canada, all’Onu e alla Fao. Si contrappone al modello neo liberale della globalizzazione dell’industria alimentare. La definizione è collegata anche al concetto di “slow food” contrapposto ovviamente al “fast food”. La sovranità alimentare pertanto tutelerà le nostre eccellenze, sia in sede Ue che globale, dagli attacchi al made in Italy, come il Parmesan, il Prosek e l’odioso e odiato Nutriscore. Per dirla con Ettore Prandini di Coldiretti, “Un impegno per investire nella crescita del settore, estendere le competenze all’intera filiera agroalimentare, ridurre la dipendenza dall’estero, valorizzare la biodiversità del nostro territorio e garantire agli italiani la fornitura di prodotti alimentari nazionali di alta qualità”.

Sovranità s. f. [der. di sovrano]
Potere sovrano, autorità sovrana: esercitare la propria s. su un territorio; diritti di s.; Bene sociale, Libertà, Progresso.

Alimentare agg. [der. di alimento]
Che concerne gli alimenti, che è adatto all’alimentazione.

Due parole che unite hanno scatenato il piagnisteo delle anime belle della sinistra e degli avversari del governo Meloni.

Sì, perché la dicitura rientra nella nuova denominazione del ministero dell’Agricoltura. Peraltro il nuovo nome del dicastero, con l’aggiunta della Sovranità alimentare, è l’esatta trascrizione dell’equivalente francese. Ora, posto che Macron non è un lepeniano, evidentemente qui “sovranità” non sta affatto per “autarchia” o altre suggestioni del Ventennio. Unita ad “alimentare” quindi non significa niente più ananas o avocado.

A ben vedere, “sovranità” è l’undicesima parola della Costituzione, che nell’articolo 1 recita che “la sovranità appartiene al popolo”. Il cardine della democrazia, dunque. Il concetto di sovranità alimentare invece risale al 1996, quando fu coniato da “Via Campesina” una vasta organizzazione internazionale di agricoltori, formata da 182 organizzazioni in 81 Paesi. Successivamente fu ripreso nei documenti e nelle politiche di molti Paesi e organizzazioni del settore, dall’America Latina al Canada, all’Onu e alla Fao. Si contrappone al modello neo liberale della globalizzazione dell’industria alimentare. La definizione è collegata anche al concetto di “slow food” contrapposto ovviamente al “fast food”. La sovranità alimentare pertanto tutelerà le nostre eccellenze, sia in sede Ue che globale, dagli attacchi al made in Italy, come il Parmesan, il Prosek e l’odioso e odiato Nutriscore. Per dirla con Ettore Prandini di Coldiretti, “Un impegno per investire nella crescita del settore, estendere le competenze all’intera filiera agroalimentare, ridurre la dipendenza dall’estero, valorizzare la biodiversità del nostro territorio e garantire agli italiani la fornitura di prodotti alimentari nazionali di alta qualità”.

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