Il doppio lavoro? È digitale

Dopo lo scoppio dell’emergenza sanitaria causata dal Covid 19 le opportunità di occupazione dei giovani nel digitale sono quasi raddoppiate.
Lo dicono le statistiche di quest’anno sugli sbocchi di lavoro per i giovani analizzate ed elaborate dal Centro di avviamento alla carriera della John Cabot University di Roma, fra le maggiori americane in Europa e che con sede nel cuore di Roma a Trastevere, ha un filo diretto quotidiano con imprese nazionali e internazionali. Oggi conta circa 750 aziende partner e grazie a questo rapporto privilegiato promuove tre career fair l’anno coprendo tutti i settori d’impresa e consentendo un incontro rapido, anche con più colloqui al giorno, con i diretti responsabili delle assunzioni delle imprese.
Durante quest’anno, circa la metà dei giovani ha ottenuto una posizione lavorativa nei settori del digitale e dell’innovazione. Parliamo del 43%, che costituisce la fetta più importante della torta occupazionale nazionale. Di seguito, un po’ a distanza per percentuali d’impiego, le aree della scrittura, anche nel campo giornalistico e di quello della comunicazione e traduzione, con il 14%; delle risorse umane e del management con il 12%; del marketing e delle vendite con il 12%; del mondo no-profit e della difesa dei diritti umani e ricerca, con l’11%; dell’accounting, economia e finanza, con l’8%.
Una svolta che ha movimentato significativamente le dinamiche del lavoro possibile per gli studenti dei percorsi di laurea triennale, i neolaureati e i giovani che hanno già frequentato con successo un master, quelli tra i 20 e i 25 anni. Aprendo loro strade inimmaginabili nel periodo precedente all’emergenza sanitaria: nel 2019 le tre principali aree di impiego erano più definite e risultavano essere il digitale e l’innovazione, con il 24,9%; l’accounting, economia e finanza, con il 18,7%; il mondo no-profit e la ricerca, con il 18,3%.
Nel 2022, quindi, l’86% dei giovani – quindi circa nove su dieci – è riuscito ad ottenere una posizione lavorativa nel corso dei career fair o al termine di un colloquio. Prima dell’emergenza sanitaria, la percentuale si fermava al 76%. Un dato che fotografa un trend in stabile crescita. E che la docente Jcu Antonella Salvatore legge come riferito ad una trasformazione del mercato del lavoro già positivamente acquisita mentalmente dai giovani: “I lavori mutano di continuo e negli anni a venire continueranno a variare con maggiore velocità. Per gli studenti risultano sempre più importanti le soft skills, cioè le competenze morbide o trasversali, che permettono un positivo adattamento ai cambiamenti inevitabili delle prospettive occupazionali”.
Un processo maturato rapidamente e che ha reso indissolubile il binomio tra giovani e lavoro digitale. Già l’anno scorso uno studio sviluppato sul campo tra le imprese di Confindustria del Nord aveva evidenziato quanto il digitale abbia cambiato il mondo del lavoro per i giovani 4.0 che, con le loro competenze digitali, hanno più facili sbocchi di occupazione e sono, da under 35, più istruiti di oggi in Italia rispetto al passato.

Tendenze che necessitano di di un più convinto sostegno nei percorsi formativi. Una priorità non più rinviabile, come ha detto il presidente della Fondazione Sodalitas Alberto Pirelli: “Quattrocentomila posti di lavoro rischiano di rimanere scoperti nei prossimi quattro anni per mancanza delle competenze necessarie. Solo l’1% degli studenti si iscrive agli ITS, che pure garantiscono un tasso di occupabilità dell’80%”.

Dopo lo scoppio dell’emergenza sanitaria causata dal Covid 19 le opportunità di occupazione dei giovani nel digitale sono quasi raddoppiate.
Lo dicono le statistiche di quest’anno sugli sbocchi di lavoro per i giovani analizzate ed elaborate dal Centro di avviamento alla carriera della John Cabot University di Roma, fra le maggiori americane in Europa e che con sede nel cuore di Roma a Trastevere, ha un filo diretto quotidiano con imprese nazionali e internazionali. Oggi conta circa 750 aziende partner e grazie a questo rapporto privilegiato promuove tre career fair l’anno coprendo tutti i settori d’impresa e consentendo un incontro rapido, anche con più colloqui al giorno, con i diretti responsabili delle assunzioni delle imprese.
Durante quest’anno, circa la metà dei giovani ha ottenuto una posizione lavorativa nei settori del digitale e dell’innovazione. Parliamo del 43%, che costituisce la fetta più importante della torta occupazionale nazionale. Di seguito, un po’ a distanza per percentuali d’impiego, le aree della scrittura, anche nel campo giornalistico e di quello della comunicazione e traduzione, con il 14%; delle risorse umane e del management con il 12%; del marketing e delle vendite con il 12%; del mondo no-profit e della difesa dei diritti umani e ricerca, con l’11%; dell’accounting, economia e finanza, con l’8%.
Una svolta che ha movimentato significativamente le dinamiche del lavoro possibile per gli studenti dei percorsi di laurea triennale, i neolaureati e i giovani che hanno già frequentato con successo un master, quelli tra i 20 e i 25 anni. Aprendo loro strade inimmaginabili nel periodo precedente all’emergenza sanitaria: nel 2019 le tre principali aree di impiego erano più definite e risultavano essere il digitale e l’innovazione, con il 24,9%; l’accounting, economia e finanza, con il 18,7%; il mondo no-profit e la ricerca, con il 18,3%.
Nel 2022, quindi, l’86% dei giovani – quindi circa nove su dieci – è riuscito ad ottenere una posizione lavorativa nel corso dei career fair o al termine di un colloquio. Prima dell’emergenza sanitaria, la percentuale si fermava al 76%. Un dato che fotografa un trend in stabile crescita. E che la docente Jcu Antonella Salvatore legge come riferito ad una trasformazione del mercato del lavoro già positivamente acquisita mentalmente dai giovani: “I lavori mutano di continuo e negli anni a venire continueranno a variare con maggiore velocità. Per gli studenti risultano sempre più importanti le soft skills, cioè le competenze morbide o trasversali, che permettono un positivo adattamento ai cambiamenti inevitabili delle prospettive occupazionali”.
Un processo maturato rapidamente e che ha reso indissolubile il binomio tra giovani e lavoro digitale. Già l’anno scorso uno studio sviluppato sul campo tra le imprese di Confindustria del Nord aveva evidenziato quanto il digitale abbia cambiato il mondo del lavoro per i giovani 4.0 che, con le loro competenze digitali, hanno più facili sbocchi di occupazione e sono, da under 35, più istruiti di oggi in Italia rispetto al passato.

Tendenze che necessitano di di un più convinto sostegno nei percorsi formativi. Una priorità non più rinviabile, come ha detto il presidente della Fondazione Sodalitas Alberto Pirelli: “Quattrocentomila posti di lavoro rischiano di rimanere scoperti nei prossimi quattro anni per mancanza delle competenze necessarie. Solo l’1% degli studenti si iscrive agli ITS, che pure garantiscono un tasso di occupabilità dell’80%”.
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