Il falò delle bollette e quella politica che fa finta di nulla. Ma la piazza c’è già

Nella pericolosa addizione tra crisi energetica e caro bollette, a pagarne la somma oltre alle famiglie ci sono le imprese, che cominciano a vedere un futuro sempre più sull’orlo del baratro. L’inflazione e l’ormai nemico a quattro ruote del carrello della spesa hanno preso a braccetto le bollette a cifre moltiplicate e hanno cominciato a far mobilitare differenti comparti, tra loro molto differenti, ma uniti dagli stessi timori.
Uno dei tanti appelli di aiuto è arrivato dal Presidente di Confindustria Carlo Bonomi che nella sua tappa siciliana di Trapani ha fatto appello alle istituzioni nazionali ed europee: “Non siamo in grado da soli di rispondere alla difesa dell’Italia. Siamo un paese trasformatore, privo di risorse energetiche e minerarie. Con questi prezzi energetici non possiamo fare i miracoli. Siamo a una fase in cui stiamo sospendendo le produzioni. Sono in crisi le imprese”.

Un rischio che i sindacati toccano con mano e, facendo eco a Confindustria, lanciano l’ennesimo allarme: “Una tempesta perfetta si sta abbattendo su lavoratori e imprese” ha dichiarato Paolo Capone, Segretario Generale dell’UGL, “Urgono azioni immediate ed efficaci a livello europeo per fermare la speculazione. Il veto al price cap non è accettabile e mette a rischio la stabilità economica dell’Ue. Fondamentale un fondo comune per l’energia” ha dichiarato.

Dal lato istituzioni però, anche i Comuni cominciano a fare i conti con forti difficoltà. Dall’Anci, la richiesta al Governo è quella di stanziare un altro miliardo di euro da qui a fine anno. Canelli, esponente di Anci, avverte: “La situazione è molto pesante. Il Governo ci ha aiutato con 820 milioni, ma adesso il costo complessivo è almeno il doppio ed è evidente che un altro intervento straordinario del Governo ci dovrà essere”. Ora però, gli appelli non bastano e molti sono pronti a scendere in piazza.

In primis, i sindacati siciliani, che vogliono fare sentire “La voce della Sicilia che lavora, che produce, che soffre” attraverso una mobilitazione per cui è stata scelta la data del 7 novembre. L’obiettivo, con il nuovo governo che si auspica ormai instaurato, è “lanciare un chiaro segnale ai Governi regionali e nazionali. “Così non si può andare avanti” hanno dichiarato, “servono provvedimenti immediati”.

Insieme a loro, pronti alla protesta contro il caro bollette, ci sono anche i cittadini che da tutto il Paese si sono mobilitati attraverso la piazza virtuale dei social, rimbalzando da Twitter a Telegram, dove è in crescita il tamtam del movimento “Noi non paghiamo”.

Un messaggio lanciato da gruppi che vogliono darsi un’organizzazione nazionale: “Puntiamo a un milione di adesioni entro il 30 novembre, data in cui se il governo non avrà messo in atto garanzie contro l’aumento dei prezzi dell’energia, inizieremo con l’autoriduzione o il non pagamento delle bollette” hanno dichiarato gli organizzatori. E come spesso accade, la piazza virtuale si va a riversare in quella fisica. Negli ultimi giorni, dopo catene e annunci su chat e pagine social, la protesta ha preso vita in maniera diretta in diverse città d’Italia, con i cittadini armati di bollette da bruciare e di tutele da rivendicare.

Da Torino a Taranto, passando per Bologna, da Napoli fino alla Sardegna, si sono accesi i falò in strada per bruciare le bollette, talmente care da essere diventate difficilmente saldabili. E dalla piazza di Napoli avvertono: “Per ora la protesta è pacifica”, ma il clima è più caldo che mai e la colpa non è dei falò.

Nella pericolosa addizione tra crisi energetica e caro bollette, a pagarne la somma oltre alle famiglie ci sono le imprese, che cominciano a vedere un futuro sempre più sull’orlo del baratro. L’inflazione e l’ormai nemico a quattro ruote del carrello della spesa hanno preso a braccetto le bollette a cifre moltiplicate e hanno cominciato a far mobilitare differenti comparti, tra loro molto differenti, ma uniti dagli stessi timori.
Uno dei tanti appelli di aiuto è arrivato dal Presidente di Confindustria Carlo Bonomi che nella sua tappa siciliana di Trapani ha fatto appello alle istituzioni nazionali ed europee: “Non siamo in grado da soli di rispondere alla difesa dell’Italia. Siamo un paese trasformatore, privo di risorse energetiche e minerarie. Con questi prezzi energetici non possiamo fare i miracoli. Siamo a una fase in cui stiamo sospendendo le produzioni. Sono in crisi le imprese”.

Un rischio che i sindacati toccano con mano e, facendo eco a Confindustria, lanciano l’ennesimo allarme: “Una tempesta perfetta si sta abbattendo su lavoratori e imprese” ha dichiarato Paolo Capone, Segretario Generale dell’UGL, “Urgono azioni immediate ed efficaci a livello europeo per fermare la speculazione. Il veto al price cap non è accettabile e mette a rischio la stabilità economica dell’Ue. Fondamentale un fondo comune per l’energia” ha dichiarato.

Dal lato istituzioni però, anche i Comuni cominciano a fare i conti con forti difficoltà. Dall’Anci, la richiesta al Governo è quella di stanziare un altro miliardo di euro da qui a fine anno. Canelli, esponente di Anci, avverte: “La situazione è molto pesante. Il Governo ci ha aiutato con 820 milioni, ma adesso il costo complessivo è almeno il doppio ed è evidente che un altro intervento straordinario del Governo ci dovrà essere”. Ora però, gli appelli non bastano e molti sono pronti a scendere in piazza.

In primis, i sindacati siciliani, che vogliono fare sentire “La voce della Sicilia che lavora, che produce, che soffre” attraverso una mobilitazione per cui è stata scelta la data del 7 novembre. L’obiettivo, con il nuovo governo che si auspica ormai instaurato, è “lanciare un chiaro segnale ai Governi regionali e nazionali. “Così non si può andare avanti” hanno dichiarato, “servono provvedimenti immediati”.

Insieme a loro, pronti alla protesta contro il caro bollette, ci sono anche i cittadini che da tutto il Paese si sono mobilitati attraverso la piazza virtuale dei social, rimbalzando da Twitter a Telegram, dove è in crescita il tamtam del movimento “Noi non paghiamo”.

Un messaggio lanciato da gruppi che vogliono darsi un’organizzazione nazionale: “Puntiamo a un milione di adesioni entro il 30 novembre, data in cui se il governo non avrà messo in atto garanzie contro l’aumento dei prezzi dell’energia, inizieremo con l’autoriduzione o il non pagamento delle bollette” hanno dichiarato gli organizzatori. E come spesso accade, la piazza virtuale si va a riversare in quella fisica. Negli ultimi giorni, dopo catene e annunci su chat e pagine social, la protesta ha preso vita in maniera diretta in diverse città d’Italia, con i cittadini armati di bollette da bruciare e di tutele da rivendicare.

Da Torino a Taranto, passando per Bologna, da Napoli fino alla Sardegna, si sono accesi i falò in strada per bruciare le bollette, talmente care da essere diventate difficilmente saldabili. E dalla piazza di Napoli avvertono: “Per ora la protesta è pacifica”, ma il clima è più caldo che mai e la colpa non è dei falò.

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