Il finanziamento possibile: il microcredito contro l’usura

di Simone Cannaroli 

 

In un periodo storico come quello che stiamo vivendo, la cui complessità e criticità derivano dagli effetti sociali ed economici (oltre che sanitari) della pandemia, è fin troppo facile rendersi conto di quanto gli imprenditori, i professionisti e chiunque viva di attività rivolte al pubblico abbia assoluto bisogno di un supporto finanziario per poter tirare avanti. Se poi guardiamo alla categoria degli “esclusi”, il rischio di finire nella rete dell’usura si fa ancora più concreto.

Proprio la categoria degli “esclusi” dai circuiti finanziari ordinari, ovvero degli unbankables (ossia i non “bancabili”, non affidabili, quelli a cui è impossibile fare credito), comprende una molteplicità di soggetti fisici e giuridici cui l’accesso al credito è precluso, ad esempio: disoccupati, giovani precari, disabili, famiglie con genitori separati e figli a carico, donne, anziani, immigrati, ma anche piccole e medie imprese in difficoltà o in fase di start-up.

Sono questi i soggetti che, anche prima del lockdown, erano maggiormente esposti al rischio di cadere nella rete dell’usura. E purtroppo, come vedremo in seguito, non stiamo parlando di una ristretta nicchia di popolazione, ma di una importante parte del Paese che in questo ultimo anno è cresciuta in misura significativa, anche se ancora non si dispone di stime attendibili.

In ogni caso, il proliferare di tali situazioni di particolare vulnerabilità, necessita di misure efficaci e tempestive che lo Stato sta cercando di attuare (fra cui i cosiddetti “ristori”), ma – per ammissione dello stesso Governo – non hanno la pretesa di essere sufficienti né risolutive.

In tale contesto, ancora maggiore rilievo assume il ruolo del microcredito, che offre una via di uscita proprio a quei soggetti che per situazioni personali e/o economico-finanziarie non hanno un agevole accesso al credito, così come sottolinea il Presidente dell’Ente Nazionale per il Microcredito, Mario Baccini: «Indubbiamente l’usura è una piaga non solo italiana ma è una piaga europea e mondiale, la stiamo combattendo in Italia anche grazie al microcredito e agli strumenti che la microfinanza offre nell’ambito di un più ampio settore che è quello dell’economia sociale di mercato, dove la persona è “assistita” in modo tale da non essere penetrabile nelle proprie famiglie e nelle proprie aziende da sistemi malavitosi come quelli di organizzazioni criminali e quant’altro che fanno riciclaggio di denaro. Il microcredito può essere una soluzione per rendere le persone libere, perché l’accesso al credito va garantito a tutti coloro che hanno un’idea o che hanno un bisogno sociale, anche se non dispongono di garanzie reali. Con queste coordinate stiamo lavorando in linea con molti Ministeri con le Regioni ed anche con la Comunità europea nella gestione di fondi a sostegno delle donne, delle imprese, e di tutti coloro che sono a rischio usura. Questo sarà un anno importante per quanto ci riguarda come Ente Nazionale per il Microcredito per la lotta all’usura e alla criminalità». Proprio in quest’ottica, sia per la loro duttilità sia per le plurime potenzialità applicative che li caratterizzano, nel corso del 2020 gli strumenti finanziari messi in campo dal microcredito, sono stati potenziati: con l’articolo 1, comma 14 – quinques, del Dl n. 137 del 28 ottobre 2020, coordinato con la legge di conversione 18 dicembre 2020 (cosiddetto Dl “ristori”), è stato reso operativo l’innalzamento ad 40.000 euro dell’importo massimo del Microcredito ex art. 111 del T.U.B. previsto dall’articolo 13, comma 9, del Dl n. 23 dell’8 aprile 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 giugno 2020, n.40 (Dl “liquidità”).

Nel 2016, l’esclusione sociale e il rischio di povertà hanno colpito 117,5 milioni di persone nell’Unione europea, ossia il 23,4% della popolazione. Come pure affermato dalla Commissione Europea, l’accesso ai servizi finanziari è diventato un requisito indispensabile per partecipare alla vita economica e sociale, ma nella maggior parte dei paesi, molti cittadini incontrano notevoli difficoltà nell’accedere o utilizzare i servizi finanziari più adatti del mercato tradizionale. Secondo quanto riportato dalla Banca Mondiale, nel 2016 erano 138,6 milioni gli individui finanziariamente esclusi in Europa, poiché non possedevano un conto bancario e non avevano accesso a servizi e tecnologie di pagamento.

Secondo l’analisi L’economia da ricostruire e le responsabilità della finanza, pubblicata da Banca Etica nel dicembre 2020, un numero crescente di imprese e famiglie italiane fatica ad accedere ai servizi finanziari. In Italia il livello di inclusione, nel 2018, è risultato di circa 4 punti percentuali inferiore rispetto a quello osservato nel 2012. Sebbene, come facilmente prevedibile, il Sud e le Isole siano le aree nelle quali il problema si manifesta in modo più marcato, anche nel Nord-Ovest e al Centro – aree con il livello di inclusione finanziaria più elevato – si è registrato un peggioramento delle condizioni rispetto a otto anni fa. E il calo è ancora più marcato nel Nord-Est, dove l’indice di inclusione finanziaria è passato da 106,3 a 96,6 punti, registrando un calo del 9,1%.

Su queste premesse si dovrà quantificare l’effetto della crisi indotta dal Covid, i cui effetti non saranno pienamente visibili fino a quando le misure di salvaguardia (ristori, cassa integrazione e blocco dei licenziamenti) continueranno ad essere operative. Il microcredito prevede due tipologie di interventi. Il microcredito imprenditoriale o produttivo, laddove il prestito non sia superiore a 40.000 euro, può essere aumentato di 10.000, «qualora il contratto di finanziamento preveda l’erogazione frazionata subordinando i versamenti successivi al verificarsi delle seguenti condizioni: a) il pagamento puntuale di almeno le ultime sei rate pregresse; b) lo sviluppo del progetto finanziato, attestato dal raggiungimento di risultati intermedi stabiliti dal contratto e verificati dall’operatore di microcredito) e privo di garanzie reali, finalizzato all’avvio o allo sviluppo di iniziative imprenditoriali o all’inserimento nel mercato del lavoro e accompagnato dalla prestazione di servizi ausiliari di assistenza e monitoraggio dei soggetti finanziati.

Il microcredito sociale, con un finanziamento di importo massimo di 10.000 euro, prestati a condizioni più favorevoli di quelle prevalenti sul mercato, non assistito da garanzie reali e accompagnato dalla prestazione di servizi ausiliari di bilancio familiare, si rivolge in favore di persone fisiche in condizioni di particolare vulnerabilità economica o sociale, allo scopo di consentire l’inclusione sociale e finanziaria del beneficiario. Nel nostro Paese, «Al Sud e al Centro il microcredito sociale è soprattutto uno strumento di contrasto all’usura, mentre al Nord inizialmente si rivolge alle famiglie. Peraltro, nel tempo, queste differenze si sono smussate, soprattutto con riguardo ai volumi di credito. La lotta all’usura ha finito per assorbire la maggior parte delle risorse anche al Nord, mentre contemporaneamente nelle altre due zone si è diffuso il microcredito per le famiglie. Solo nella parte più industrializzata del Paese, tuttavia, si è sviluppata una esperienza non del tutto irrilevante di microcredito rivolto al sostegno del lavoratore (…). Al Nord le iniziative di microcredito (imprenditoriale ndr) sono spesso dirette a contrastare l’usura, un target poco presente nei programmi del Centro, e del tutto assente al Sud» (Arnone, Pagano, 2016). Il fulcro della disciplina del microcredito è senz’altro costituito dall’insieme di servizi ausiliari di carattere non finanziario. È questo il vero valore aggiunto, l’elemento costante che sempre il finanziatore è tenuto a fornire al beneficiario, direttamente o tramite altri soggetti specializzati e che, però, assume connotazioni peculiari con riguardo alle due diverse tipologie di prestito alle quali accede. Per il microcredito imprenditoriale, la normativa prescrive la prestazione di almeno due dei servizi di assistenza e monitoraggio individuati dall’articolo 3 del Decreto ministeriale n. 176 del 2014. Per il microcredito sociale, invece, in base all’articolo 5, comma 5, i servizi ausiliari di assistenza attengono alla gestione del bilancio familiare e le relative forme e modalità di erogazione devono essere specificate nel contratto di finanziamento. Tali attività consulenziali rivestono una pregnante finalità di educazione finanziaria in favore del sovvenuto e mirano, tra l’altro, a consentirgli di comprendere e adoperare modalità di programmazione delle proprie spese in coerenza con la propria situazione reddituale. I servizi ausiliari si connotano come servizi di promozione della persona, con funzione di incentivazione della responsabilità e dello sviluppo personale, direttamente riconducibili ai princìpi fondamentali della Costituzione.

*EURISPES

di Simone Cannaroli 

 

In un periodo storico come quello che stiamo vivendo, la cui complessità e criticità derivano dagli effetti sociali ed economici (oltre che sanitari) della pandemia, è fin troppo facile rendersi conto di quanto gli imprenditori, i professionisti e chiunque viva di attività rivolte al pubblico abbia assoluto bisogno di un supporto finanziario per poter tirare avanti. Se poi guardiamo alla categoria degli “esclusi”, il rischio di finire nella rete dell’usura si fa ancora più concreto.

Proprio la categoria degli “esclusi” dai circuiti finanziari ordinari, ovvero degli unbankables (ossia i non “bancabili”, non affidabili, quelli a cui è impossibile fare credito), comprende una molteplicità di soggetti fisici e giuridici cui l’accesso al credito è precluso, ad esempio: disoccupati, giovani precari, disabili, famiglie con genitori separati e figli a carico, donne, anziani, immigrati, ma anche piccole e medie imprese in difficoltà o in fase di start-up.

Sono questi i soggetti che, anche prima del lockdown, erano maggiormente esposti al rischio di cadere nella rete dell’usura. E purtroppo, come vedremo in seguito, non stiamo parlando di una ristretta nicchia di popolazione, ma di una importante parte del Paese che in questo ultimo anno è cresciuta in misura significativa, anche se ancora non si dispone di stime attendibili.

In ogni caso, il proliferare di tali situazioni di particolare vulnerabilità, necessita di misure efficaci e tempestive che lo Stato sta cercando di attuare (fra cui i cosiddetti “ristori”), ma – per ammissione dello stesso Governo – non hanno la pretesa di essere sufficienti né risolutive.

In tale contesto, ancora maggiore rilievo assume il ruolo del microcredito, che offre una via di uscita proprio a quei soggetti che per situazioni personali e/o economico-finanziarie non hanno un agevole accesso al credito, così come sottolinea il Presidente dell’Ente Nazionale per il Microcredito, Mario Baccini: «Indubbiamente l’usura è una piaga non solo italiana ma è una piaga europea e mondiale, la stiamo combattendo in Italia anche grazie al microcredito e agli strumenti che la microfinanza offre nell’ambito di un più ampio settore che è quello dell’economia sociale di mercato, dove la persona è “assistita” in modo tale da non essere penetrabile nelle proprie famiglie e nelle proprie aziende da sistemi malavitosi come quelli di organizzazioni criminali e quant’altro che fanno riciclaggio di denaro. Il microcredito può essere una soluzione per rendere le persone libere, perché l’accesso al credito va garantito a tutti coloro che hanno un’idea o che hanno un bisogno sociale, anche se non dispongono di garanzie reali. Con queste coordinate stiamo lavorando in linea con molti Ministeri con le Regioni ed anche con la Comunità europea nella gestione di fondi a sostegno delle donne, delle imprese, e di tutti coloro che sono a rischio usura. Questo sarà un anno importante per quanto ci riguarda come Ente Nazionale per il Microcredito per la lotta all’usura e alla criminalità». Proprio in quest’ottica, sia per la loro duttilità sia per le plurime potenzialità applicative che li caratterizzano, nel corso del 2020 gli strumenti finanziari messi in campo dal microcredito, sono stati potenziati: con l’articolo 1, comma 14 – quinques, del Dl n. 137 del 28 ottobre 2020, coordinato con la legge di conversione 18 dicembre 2020 (cosiddetto Dl “ristori”), è stato reso operativo l’innalzamento ad 40.000 euro dell’importo massimo del Microcredito ex art. 111 del T.U.B. previsto dall’articolo 13, comma 9, del Dl n. 23 dell’8 aprile 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 giugno 2020, n.40 (Dl “liquidità”).

Nel 2016, l’esclusione sociale e il rischio di povertà hanno colpito 117,5 milioni di persone nell’Unione europea, ossia il 23,4% della popolazione. Come pure affermato dalla Commissione Europea, l’accesso ai servizi finanziari è diventato un requisito indispensabile per partecipare alla vita economica e sociale, ma nella maggior parte dei paesi, molti cittadini incontrano notevoli difficoltà nell’accedere o utilizzare i servizi finanziari più adatti del mercato tradizionale. Secondo quanto riportato dalla Banca Mondiale, nel 2016 erano 138,6 milioni gli individui finanziariamente esclusi in Europa, poiché non possedevano un conto bancario e non avevano accesso a servizi e tecnologie di pagamento.

Secondo l’analisi L’economia da ricostruire e le responsabilità della finanza, pubblicata da Banca Etica nel dicembre 2020, un numero crescente di imprese e famiglie italiane fatica ad accedere ai servizi finanziari. In Italia il livello di inclusione, nel 2018, è risultato di circa 4 punti percentuali inferiore rispetto a quello osservato nel 2012. Sebbene, come facilmente prevedibile, il Sud e le Isole siano le aree nelle quali il problema si manifesta in modo più marcato, anche nel Nord-Ovest e al Centro – aree con il livello di inclusione finanziaria più elevato – si è registrato un peggioramento delle condizioni rispetto a otto anni fa. E il calo è ancora più marcato nel Nord-Est, dove l’indice di inclusione finanziaria è passato da 106,3 a 96,6 punti, registrando un calo del 9,1%.

Su queste premesse si dovrà quantificare l’effetto della crisi indotta dal Covid, i cui effetti non saranno pienamente visibili fino a quando le misure di salvaguardia (ristori, cassa integrazione e blocco dei licenziamenti) continueranno ad essere operative. Il microcredito prevede due tipologie di interventi. Il microcredito imprenditoriale o produttivo, laddove il prestito non sia superiore a 40.000 euro, può essere aumentato di 10.000, «qualora il contratto di finanziamento preveda l’erogazione frazionata subordinando i versamenti successivi al verificarsi delle seguenti condizioni: a) il pagamento puntuale di almeno le ultime sei rate pregresse; b) lo sviluppo del progetto finanziato, attestato dal raggiungimento di risultati intermedi stabiliti dal contratto e verificati dall’operatore di microcredito) e privo di garanzie reali, finalizzato all’avvio o allo sviluppo di iniziative imprenditoriali o all’inserimento nel mercato del lavoro e accompagnato dalla prestazione di servizi ausiliari di assistenza e monitoraggio dei soggetti finanziati.

Il microcredito sociale, con un finanziamento di importo massimo di 10.000 euro, prestati a condizioni più favorevoli di quelle prevalenti sul mercato, non assistito da garanzie reali e accompagnato dalla prestazione di servizi ausiliari di bilancio familiare, si rivolge in favore di persone fisiche in condizioni di particolare vulnerabilità economica o sociale, allo scopo di consentire l’inclusione sociale e finanziaria del beneficiario. Nel nostro Paese, «Al Sud e al Centro il microcredito sociale è soprattutto uno strumento di contrasto all’usura, mentre al Nord inizialmente si rivolge alle famiglie. Peraltro, nel tempo, queste differenze si sono smussate, soprattutto con riguardo ai volumi di credito. La lotta all’usura ha finito per assorbire la maggior parte delle risorse anche al Nord, mentre contemporaneamente nelle altre due zone si è diffuso il microcredito per le famiglie. Solo nella parte più industrializzata del Paese, tuttavia, si è sviluppata una esperienza non del tutto irrilevante di microcredito rivolto al sostegno del lavoratore (…). Al Nord le iniziative di microcredito (imprenditoriale ndr) sono spesso dirette a contrastare l’usura, un target poco presente nei programmi del Centro, e del tutto assente al Sud» (Arnone, Pagano, 2016). Il fulcro della disciplina del microcredito è senz’altro costituito dall’insieme di servizi ausiliari di carattere non finanziario. È questo il vero valore aggiunto, l’elemento costante che sempre il finanziatore è tenuto a fornire al beneficiario, direttamente o tramite altri soggetti specializzati e che, però, assume connotazioni peculiari con riguardo alle due diverse tipologie di prestito alle quali accede. Per il microcredito imprenditoriale, la normativa prescrive la prestazione di almeno due dei servizi di assistenza e monitoraggio individuati dall’articolo 3 del Decreto ministeriale n. 176 del 2014. Per il microcredito sociale, invece, in base all’articolo 5, comma 5, i servizi ausiliari di assistenza attengono alla gestione del bilancio familiare e le relative forme e modalità di erogazione devono essere specificate nel contratto di finanziamento. Tali attività consulenziali rivestono una pregnante finalità di educazione finanziaria in favore del sovvenuto e mirano, tra l’altro, a consentirgli di comprendere e adoperare modalità di programmazione delle proprie spese in coerenza con la propria situazione reddituale. I servizi ausiliari si connotano come servizi di promozione della persona, con funzione di incentivazione della responsabilità e dello sviluppo personale, direttamente riconducibili ai princìpi fondamentali della Costituzione.

*EURISPES

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