Il futuro di Gaza

Tra due giorni il nuovo Governo di Netanyahu si insedierà ufficialmente. Israele si prepara ad essere guidato dalla coalizione più di destra di sempre, che ha già destato le preoccupazioni del Capo dello Stato, Isaac Herzog.
Nello scenario che si va delineando, i palestinesi sembrano scindersi in chi ha paura e chi non pensa ci sia nessuna reale differenza rispetto al precedente Governo “centrista”.
Il 2022 infatti, è stato l’anno più letale per i palestinesi nella Cisgiordania occupata dal 2006: raid militari di Israele quasi quotidianamente e, ad agosto, tre giorni di bombardamenti no stop sulla Striscia di Gaza.
In questo nuovo Governo, tuttavia, sono presenti (con ruoli di spicco), figure che fino ad ora erano considerate estreme anche per la politica israeliana. L’inclusione di Ben-Gvir e del partito sionista religioso, per citarne un paio, promette faziosità e un nuovo ciclo di violenze all’orizzonte. I timori diffusi nel Paese e all’estero sono stati confermati dall’agenda di Netanyahu – con al primo posto un’espansione degli insediamenti in Cisgiordania – e da una serie di dichiarazioni quali “Il popolo ebraico ha un diritto esclusivo su tutta la terra”.Al Jazeera ha raccolto le testimonianze di alcuni analisti politici palestinesi, tra cui Reham Odeh, che ha dichiarato: “Se guardiamo ai membri del governo, vediamo estremisti e coloni che chiedono costantemente l’assalto alla moschea di Al-Aqsa, incluso Itamar Ben-Gvir, il ministro della sicurezza nazionale, e quindi c’è più di un’aspettativa di un ritorno alle scene di violenza a Gerusalemme e in Cisgiordania. Questo fermerà ogni possibilità di una soluzione futura, o gli sforzi palestinesi per realizzare il sogno di unproprio stato, compresa la tanto agognata pacificazione”. Su Gaza, l’analista non si aspetta alcuna nuova guerra a breve termine: Netanyahu intende concentrarsi sulle politiche che sappiamo, vale a dire l’espansione degli insediamenti, il rafforzamento dei legami di normalizzazione con i paesi arabi e la gestione del dossier Iran.Per Abu al-Adass, un altro analista politico, questo Governo non rappresenta solo una minaccia per i palestinesi, ma anche per gli israeliani laici e di sinistra. “L’attuale governo crede che i suoi risultati debbano essere a spese del sangue palestinese e dell’uccisione di palestinesi”, ha detto, prima di far riferimento ai tentativi di Ben-Gvir di allentare le regole del fuoco aperto per le forze di sicurezza israeliane e di revocare la nazionalità dei palestinesi che vivono in Israele e Gerusalemme Est. Tanti presagi di sventura che per i palestinesi sembrano certezze.
Tra due giorni il nuovo Governo di Netanyahu si insedierà ufficialmente. Israele si prepara ad essere guidato dalla coalizione più di destra di sempre, che ha già destato le preoccupazioni del Capo dello Stato, Isaac Herzog.
Nello scenario che si va delineando, i palestinesi sembrano scindersi in chi ha paura e chi non pensa ci sia nessuna reale differenza rispetto al precedente Governo “centrista”.
Il 2022 infatti, è stato l’anno più letale per i palestinesi nella Cisgiordania occupata dal 2006: raid militari di Israele quasi quotidianamente e, ad agosto, tre giorni di bombardamenti no stop sulla Striscia di Gaza.
In questo nuovo Governo, tuttavia, sono presenti (con ruoli di spicco), figure che fino ad ora erano considerate estreme anche per la politica israeliana. L’inclusione di Ben-Gvir e del partito sionista religioso, per citarne un paio, promette faziosità e un nuovo ciclo di violenze all’orizzonte. I timori diffusi nel Paese e all’estero sono stati confermati dall’agenda di Netanyahu – con al primo posto un’espansione degli insediamenti in Cisgiordania – e da una serie di dichiarazioni quali “Il popolo ebraico ha un diritto esclusivo su tutta la terra”.Al Jazeera ha raccolto le testimonianze di alcuni analisti politici palestinesi, tra cui Reham Odeh, che ha dichiarato: “Se guardiamo ai membri del governo, vediamo estremisti e coloni che chiedono costantemente l’assalto alla moschea di Al-Aqsa, incluso Itamar Ben-Gvir, il ministro della sicurezza nazionale, e quindi c’è più di un’aspettativa di un ritorno alle scene di violenza a Gerusalemme e in Cisgiordania. Questo fermerà ogni possibilità di una soluzione futura, o gli sforzi palestinesi per realizzare il sogno di unproprio stato, compresa la tanto agognata pacificazione”. Su Gaza, l’analista non si aspetta alcuna nuova guerra a breve termine: Netanyahu intende concentrarsi sulle politiche che sappiamo, vale a dire l’espansione degli insediamenti, il rafforzamento dei legami di normalizzazione con i paesi arabi e la gestione del dossier Iran.Per Abu al-Adass, un altro analista politico, questo Governo non rappresenta solo una minaccia per i palestinesi, ma anche per gli israeliani laici e di sinistra. “L’attuale governo crede che i suoi risultati debbano essere a spese del sangue palestinese e dell’uccisione di palestinesi”, ha detto, prima di far riferimento ai tentativi di Ben-Gvir di allentare le regole del fuoco aperto per le forze di sicurezza israeliane e di revocare la nazionalità dei palestinesi che vivono in Israele e Gerusalemme Est. Tanti presagi di sventura che per i palestinesi sembrano certezze.
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