Il Gelo sulla UE

Non si arresta la corsa dei tassi. La Banca centrale europea ha deciso l’ennesimo ritocco verso l’alto. Cinquanta punti base che portano il costo del denaro a un livello che, nell’Unione europea, non si registrava dal dicembre del 2008. I rialzi entreranno in vigore dal 21 dicembre prossimo. Dopo la scelta pubblicata nel pomeriggio di ieri, la Bce porta al 2% i tassi sui depositi mentre quello sulle operazioni marginali sale al 2,75% mentre i tassi sulle principali operazioni di rifinanziamento tocca quota 2,5%. Ma non si tratta dell’unica operazione restrittiva che i banchieri di Francoforte hanno intenzione di portare a termine per lanciare una lotta senza quartiere all’inflazione. Da marzo prossimo, infatti, la Bce inizierà a disfarsi dei titoli di Stato che ha acquistato negli ultimi anni. A un ritmo forsennato, cederà 15 miliardi di bond statali al mese. È il Quantitative Tightening, l’esatto opposto del Quantitative easing lanciato, negli anni scorsi, dall’ormai ex governatore Bce (ed ex premier italiano) Mario Draghi.
Insomma, l’Europa stringe i cordoni della borsa. Christine Lagarde ha riferito che la scelta, per l’Ue, è stata obbligata “perché l’inflazione resta ampiamente troppo alta ed è prevista al di sopra del nostro livello obiettivo troppo a lungo”. Le colombe, dunque, sono state smentite. E a nulla sono valsi gli appelli di chi, come il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, chiedeva alla Bce di pensare alla crescita. “Chiediamo che si determinino le condizioni per creare ricchezza in una quadro un po’ complicato e non ultimo, in un quadro in cui la Bce ha un approccio in ritardo e troppo restrittivo. Continuare con un rialzo dei tassi anche a rischio recessione. Anche il sistema finanziario sta cambiando la percezione; c’è un movimento pensiero di che dice fermiamoci, e pensiamo alla crescita del paese”. Niente da fare. Così oggi, l’allarme lo lancia l’Abi, l’associazione italiana delle banche che, nel suo report, spiega come l’aumento dei tassi di interesse abbia portato, a novembre, gli interessi sui mutui per le famiglie al 3,02%, facendo segnare un livello superiore dall’agosto del 2014.
La Bce, a distanza di un giorno, ha proseguito sulla stessa scia della Fed. Che ha, contestualmente, abbassato le previsioni di crescita per l’economia Usa nel 2023 e provveduto a un nuovo giro di vite di 0,5 punti. Nel caso americano, si tratta di un intervento più soft di quello che si paventava solo qualche settimana fa. Ma che, comunque, non è piaciuto granché ai mercati mondiali. Che, difatti, non hanno fatto registrare in questi giorni prestazioni emozionanti.
Quando ai rialzi Fed si sono aggiunti quelli della Bce, le borse europee hanno definitivamente mollato la spugna. Nel pomeriggio di ieri, Milano ha perso l’1,54 mentre Francoforte ha lasciato sul terreno l’1,73%, Parigi l’1,67% e Madrid lo 0,94%. Ciò è dovuto anche al fatto che gli economisti della Bce hanno tagliato, di un ulteriore 0,5 per cento, le previsioni per il Pil dell’Eurozona nel 2023. Insomma, prepariamoci a una gelata, a un anno (quello che verrà) da vivere pericolosamente. Perché, oltre alla lotta all’inflazione a colpi di tassi da rialzare, ci sarà la cessione dei titoli di Stato. Per i quali, del resto, la Bce ha già iniziato non rinnovando quelli sottoscritti con l’Italia.

Non si arresta la corsa dei tassi. La Banca centrale europea ha deciso l’ennesimo ritocco verso l’alto. Cinquanta punti base che portano il costo del denaro a un livello che, nell’Unione europea, non si registrava dal dicembre del 2008. I rialzi entreranno in vigore dal 21 dicembre prossimo. Dopo la scelta pubblicata nel pomeriggio di ieri, la Bce porta al 2% i tassi sui depositi mentre quello sulle operazioni marginali sale al 2,75% mentre i tassi sulle principali operazioni di rifinanziamento tocca quota 2,5%. Ma non si tratta dell’unica operazione restrittiva che i banchieri di Francoforte hanno intenzione di portare a termine per lanciare una lotta senza quartiere all’inflazione. Da marzo prossimo, infatti, la Bce inizierà a disfarsi dei titoli di Stato che ha acquistato negli ultimi anni. A un ritmo forsennato, cederà 15 miliardi di bond statali al mese. È il Quantitative Tightening, l’esatto opposto del Quantitative easing lanciato, negli anni scorsi, dall’ormai ex governatore Bce (ed ex premier italiano) Mario Draghi.
Insomma, l’Europa stringe i cordoni della borsa. Christine Lagarde ha riferito che la scelta, per l’Ue, è stata obbligata “perché l’inflazione resta ampiamente troppo alta ed è prevista al di sopra del nostro livello obiettivo troppo a lungo”. Le colombe, dunque, sono state smentite. E a nulla sono valsi gli appelli di chi, come il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, chiedeva alla Bce di pensare alla crescita. “Chiediamo che si determinino le condizioni per creare ricchezza in una quadro un po’ complicato e non ultimo, in un quadro in cui la Bce ha un approccio in ritardo e troppo restrittivo. Continuare con un rialzo dei tassi anche a rischio recessione. Anche il sistema finanziario sta cambiando la percezione; c’è un movimento pensiero di che dice fermiamoci, e pensiamo alla crescita del paese”. Niente da fare. Così oggi, l’allarme lo lancia l’Abi, l’associazione italiana delle banche che, nel suo report, spiega come l’aumento dei tassi di interesse abbia portato, a novembre, gli interessi sui mutui per le famiglie al 3,02%, facendo segnare un livello superiore dall’agosto del 2014.
La Bce, a distanza di un giorno, ha proseguito sulla stessa scia della Fed. Che ha, contestualmente, abbassato le previsioni di crescita per l’economia Usa nel 2023 e provveduto a un nuovo giro di vite di 0,5 punti. Nel caso americano, si tratta di un intervento più soft di quello che si paventava solo qualche settimana fa. Ma che, comunque, non è piaciuto granché ai mercati mondiali. Che, difatti, non hanno fatto registrare in questi giorni prestazioni emozionanti.
Quando ai rialzi Fed si sono aggiunti quelli della Bce, le borse europee hanno definitivamente mollato la spugna. Nel pomeriggio di ieri, Milano ha perso l’1,54 mentre Francoforte ha lasciato sul terreno l’1,73%, Parigi l’1,67% e Madrid lo 0,94%. Ciò è dovuto anche al fatto che gli economisti della Bce hanno tagliato, di un ulteriore 0,5 per cento, le previsioni per il Pil dell’Eurozona nel 2023. Insomma, prepariamoci a una gelata, a un anno (quello che verrà) da vivere pericolosamente. Perché, oltre alla lotta all’inflazione a colpi di tassi da rialzare, ci sarà la cessione dei titoli di Stato. Per i quali, del resto, la Bce ha già iniziato non rinnovando quelli sottoscritti con l’Italia.

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