Il gender irrompe nel ballottaggio per il sindaco di Verona

Il vescovo Zenti ricorda agli elettori l'importanza di famiglia, aborto, eutanasia. Calenda: "No ingerenze Chiesa"

Il tema dell’ideologia gender irrompe nella campagna elettorale per il ballottaggio al comune di Verona, che domenica vedrà sfidarsi il candidato del centrosinistra Damiano Tommasi e quello di Fratelli d’Italia e Lega Federico Sboarina.

Ha fatto discutere la lettera inviata ai sacerdoti della diocesi da parte del vescovo di Verona, mons. Giuseppe Zenti. Nella missiva il presule chiede ai sacerdoti di “far coscienza”, in questa come in tutte le tornate elettorali, “a noi stessi e ai fedeli di individuare quali sensibilità e attenzioni sono riservate alla famiglia voluta da Dio e non alterata dall’ideologia del gender, al tema dell’aborto e dell’eutanasia”. Zenti precisa che il dovere di un elettore cristiano “non è schierarsi per partiti o persone, ma segnalare presenze o carenze di valori civili con radice cristiana”.

L’intervento di mons. Zenti non è piaciuto al leader di Azione, Carlo Calenda, che su Twitter ha scritto: “Mi sembra una gravissima ingerenza. Fuori dal tempo e dal galateo dei rapporti istituzionali. Delle intromissioni dirette della chiesa cattolica nelle elezioni non abbiamo nostalgia”.

Il tema dell’ideologia gender irrompe nella campagna elettorale per il ballottaggio al comune di Verona, che domenica vedrà sfidarsi il candidato del centrosinistra Damiano Tommasi e quello di Fratelli d’Italia e Lega Federico Sboarina.

Ha fatto discutere la lettera inviata ai sacerdoti della diocesi da parte del vescovo di Verona, mons. Giuseppe Zenti. Nella missiva il presule chiede ai sacerdoti di “far coscienza”, in questa come in tutte le tornate elettorali, “a noi stessi e ai fedeli di individuare quali sensibilità e attenzioni sono riservate alla famiglia voluta da Dio e non alterata dall’ideologia del gender, al tema dell’aborto e dell’eutanasia”. Zenti precisa che il dovere di un elettore cristiano “non è schierarsi per partiti o persone, ma segnalare presenze o carenze di valori civili con radice cristiana”.

L’intervento di mons. Zenti non è piaciuto al leader di Azione, Carlo Calenda, che su Twitter ha scritto: “Mi sembra una gravissima ingerenza. Fuori dal tempo e dal galateo dei rapporti istituzionali. Delle intromissioni dirette della chiesa cattolica nelle elezioni non abbiamo nostalgia”.

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