IL GHIGLIOTTINONE – La strategia del pd #enricostaizitto

di FRIDA GOBBI
C’è chi dice che Enrico Letta non sia sparito e che il suo silenzio non indichi arrendevolezza. Anzi. Pur osservando la regola aurea per antonomasia – fatto comunque di per sé apprezzato da molti – il segretario dimissionario del Pd sta lavorando alacremente per trovare la quadra sul Manifesto dei valori. In versione light per piacere alle varie anime dem in preda a non pochi mal di pancia. L’eventuale approvazione da parte dell’assemblea Pd di domani sarebbe una vittoria (di Pirro) di Letta il parigino. Quel che non è noto ma diamo per scontato è che sempre in silenzio e in posizione defilata, Enrico mai sereno stia lavorando sì per accontentare tutti sul manifesto ma anche per poter dire un’ultima parola sulla corsa dei candidati alla segreteria. Non vogliamo parlare di trame nell’ombra perché non è nello stile di Letta (a differenza di altri , che gravitano e pesano sul Pd, anche se ufficialmente da esterni), ma il segretario uscente appoggerà uno dei candidati. Necessariamente. Rientra nei meccanismi del Partito democratico. Il punto è che lui e altri maggiorenti stanno ancora aspettando per posizionarsi. Al di là dei sondaggi e delle voci di corridoio, la partita – è evidente – si gioca tra Elly Schlein, la novità (in proporzione), e Stefano Bonaccini, l’uomo dell’apparato, degli amministratori. Pare che la Schlein stia riducendo sempre più lo scarto con il governatore dell’Emilia-Romagna. Poi ci sono gli altri due candidati: Paola De Micheli, ininfluente e condannata ad arrivare ultima, e Gianni Cuperlo, l’ex pupillo di Massimo D’Alema (che starà facendo, a proposito…), il volto dei dem di sinistra, dei duri e puri. I consensi di Cuperlo potrebbero cambiare direzione, tanto per fare un esempio. In tutto questo, Letta, dopo che la sua plausibile voglia di fuggire a Strasburgo è stata bruciata dalle rivelazioni dei giornali cosiddetti amici, potrebbe decidere di mollare. Anche se è difficile. Ancor più difficile che non dirà la sua sul prossimo segretario. Certo è che al di là delle lotte intestine, se le primarie dovessero essere un flop in termini di affluenza, il prossimo segretario partirà malissimo. Mal comune mezzo gaudio, dirà allora Letta.

di FRIDA GOBBI
C’è chi dice che Enrico Letta non sia sparito e che il suo silenzio non indichi arrendevolezza. Anzi. Pur osservando la regola aurea per antonomasia – fatto comunque di per sé apprezzato da molti – il segretario dimissionario del Pd sta lavorando alacremente per trovare la quadra sul Manifesto dei valori. In versione light per piacere alle varie anime dem in preda a non pochi mal di pancia. L’eventuale approvazione da parte dell’assemblea Pd di domani sarebbe una vittoria (di Pirro) di Letta il parigino. Quel che non è noto ma diamo per scontato è che sempre in silenzio e in posizione defilata, Enrico mai sereno stia lavorando sì per accontentare tutti sul manifesto ma anche per poter dire un’ultima parola sulla corsa dei candidati alla segreteria. Non vogliamo parlare di trame nell’ombra perché non è nello stile di Letta (a differenza di altri , che gravitano e pesano sul Pd, anche se ufficialmente da esterni), ma il segretario uscente appoggerà uno dei candidati. Necessariamente. Rientra nei meccanismi del Partito democratico. Il punto è che lui e altri maggiorenti stanno ancora aspettando per posizionarsi. Al di là dei sondaggi e delle voci di corridoio, la partita – è evidente – si gioca tra Elly Schlein, la novità (in proporzione), e Stefano Bonaccini, l’uomo dell’apparato, degli amministratori. Pare che la Schlein stia riducendo sempre più lo scarto con il governatore dell’Emilia-Romagna. Poi ci sono gli altri due candidati: Paola De Micheli, ininfluente e condannata ad arrivare ultima, e Gianni Cuperlo, l’ex pupillo di Massimo D’Alema (che starà facendo, a proposito…), il volto dei dem di sinistra, dei duri e puri. I consensi di Cuperlo potrebbero cambiare direzione, tanto per fare un esempio. In tutto questo, Letta, dopo che la sua plausibile voglia di fuggire a Strasburgo è stata bruciata dalle rivelazioni dei giornali cosiddetti amici, potrebbe decidere di mollare. Anche se è difficile. Ancor più difficile che non dirà la sua sul prossimo segretario. Certo è che al di là delle lotte intestine, se le primarie dovessero essere un flop in termini di affluenza, il prossimo segretario partirà malissimo. Mal comune mezzo gaudio, dirà allora Letta.

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