IL GHIGLIOTTINONE

 

Il procuratore della Figc Giuseppe Chinè ha chiesto nove punti di penalizzazione per la Juventus. Alla Corte d’Appello della Federcalcio si sta discutendo sulla riapertura del caso plusvalenze che coinvolge oltre al club bianconero altre otto società (Sampdoria, Empoli, Genoa, Parma, Pisa, Pescara, Pro Vercelli e il vecchio Novara). Chinè ha inoltre chiesto 16 mesi di inibizione per Andrea Agnelli, 20 mesi e 10 giorni per l’ex ds Fabio Paratici, 10 mesi per Cherubini, 12 mesi per Nedved, Garimberti e Arrivabene. Stiamo parlando di intrallazzi – soldi che si spostavano per finta – per migliorare il bilancio della Juventus. Chinè usa il pugno duro: “La pena deve essere afflittiva, la Juventus in classifica deve finire ora dietro la Roma, fuori dalla zona delle coppe europee”. Pronta la replica degli avvocati del club bianconero: il ricorso è inammissibile. Non ci sarebbero i termini per riaprire il processo, per via dell’assenza, “nel caso di esame, dei presupposti applicativi di tale mezzo di impugnazione straordinario”. Ossia di “fatti nuovi”, secondo il principio per cui “nessuno può essere perseguito o condannato penalmente dalla giurisdizione dello stesso Stato per un reato per il quale è già stato assolto o condannato a seguito di una sentenza definitiva”. Parola alla Corte d’Appell0, dunque. Se dovesse accogliere la richiesta del procuratore, la Juve scivolerebbe all’ottavo posto, fuori pure dall’Europa League (tutta da sola si è già fatta eliminare dalla Champions). A quanto pare Chinè è pronto a rispondere pan per focaccia ai legali del club torinese, nel mirino della shitstorm social (visto che si era parlato di una punizione ben più grave, di retrocessione). Infatti il procuratore avrebbe “elementi di prova nuovi che dimostrino la sussistenza degli illeciti” e che, in base all’articolo 63 del Codice di giustizia sportiva, potrebbero consentire la riapertura di un processo anche con sentenze divenute “inappellabili e irrevocabili”. Intercettazioni e documenti, tra cui il famigerato “libro nero” di Paratici (neanche il buongusto di farselo bianconero), che la procura non poteva avere a disposizione nel primo processo, ma su cui può contare ora. Ore contate per la Juve?

 

Il procuratore della Figc Giuseppe Chinè ha chiesto nove punti di penalizzazione per la Juventus. Alla Corte d’Appello della Federcalcio si sta discutendo sulla riapertura del caso plusvalenze che coinvolge oltre al club bianconero altre otto società (Sampdoria, Empoli, Genoa, Parma, Pisa, Pescara, Pro Vercelli e il vecchio Novara). Chinè ha inoltre chiesto 16 mesi di inibizione per Andrea Agnelli, 20 mesi e 10 giorni per l’ex ds Fabio Paratici, 10 mesi per Cherubini, 12 mesi per Nedved, Garimberti e Arrivabene. Stiamo parlando di intrallazzi – soldi che si spostavano per finta – per migliorare il bilancio della Juventus. Chinè usa il pugno duro: “La pena deve essere afflittiva, la Juventus in classifica deve finire ora dietro la Roma, fuori dalla zona delle coppe europee”. Pronta la replica degli avvocati del club bianconero: il ricorso è inammissibile. Non ci sarebbero i termini per riaprire il processo, per via dell’assenza, “nel caso di esame, dei presupposti applicativi di tale mezzo di impugnazione straordinario”. Ossia di “fatti nuovi”, secondo il principio per cui “nessuno può essere perseguito o condannato penalmente dalla giurisdizione dello stesso Stato per un reato per il quale è già stato assolto o condannato a seguito di una sentenza definitiva”. Parola alla Corte d’Appell0, dunque. Se dovesse accogliere la richiesta del procuratore, la Juve scivolerebbe all’ottavo posto, fuori pure dall’Europa League (tutta da sola si è già fatta eliminare dalla Champions). A quanto pare Chinè è pronto a rispondere pan per focaccia ai legali del club torinese, nel mirino della shitstorm social (visto che si era parlato di una punizione ben più grave, di retrocessione). Infatti il procuratore avrebbe “elementi di prova nuovi che dimostrino la sussistenza degli illeciti” e che, in base all’articolo 63 del Codice di giustizia sportiva, potrebbero consentire la riapertura di un processo anche con sentenze divenute “inappellabili e irrevocabili”. Intercettazioni e documenti, tra cui il famigerato “libro nero” di Paratici (neanche il buongusto di farselo bianconero), che la procura non poteva avere a disposizione nel primo processo, ma su cui può contare ora. Ore contate per la Juve?
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