Politica

Il giorno più lungo

di Redazione -

GIORGIA MELONI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO


Il governo ha recepito le critiche dell’Ue alla manovra. E corre ai ripari. Indietro tutta, dunque, anche sul Pos. La misura che era diventata una dei simboli della legge di bilancio e su cui si era consumata gran parte del dibattito politico. Ma il vero problema, e non solo politico, attorno alla finanziaria non è nel “bla bla” delle accuse incrociate ma nel “tic toc” dell’orologio. Che inesorabilmente scandisce le ore e i minuti che mancano al traguardo decisivo, e improrogabile, del 31 dicembre. I lavori proseguono, nelle sedi parlamentari. Tra emendamenti e ultimi accorgimenti è necessario più tempo all’esecutivo. Che, perciò, potrebbe decidere di far slittare di un giorno l’approdo della manovra alla Camera dei deputati. Non più oggi, come era in calendario. Ma domani. Insomma, quello di oggi potrebbe essere il giorno più lungo. Anche perché la posta in gioco è altissima. E il rischio ha un nome e un cognome: esercizio provvisorio. Il suo eventuale avvento, in questa particolare fase dell’economia nazionale, sarebbe più di una iattura e lascerebbe l’Italia esposta alla buriana della speculazione finanziaria internazionale.
Alessandro Cattaneo, capogruppo alla Camera di Forza Italia, è però sicuro che il Paese non corre questo gravissimo pericolo. Da Tagatà, su La 7, Cattaneo ha spiegato che “nessuno ha intenzione di andare in esercizio provvisorio” e che, dunque, questa cosa “non accadrà”. Per il capogruppo Fi: “Chiuderemo i lavori il 23 dicembre” e rivendica il fatto che occorre “dare il sacrosanto spazio al Parlamento”.
Sulla partita legata ai tempi parlamentari, è intervenuto anche il presidente del Senato Ignazio La Russa. Il secondo tempo del dibattito parlamentare sulla manovra, infatti, si giocherà a Palazzo Madama. E sarà necessario, anche lì, accelerare il più possibile. Ma La Russa è sostanzialmente ottimista anche se, tra le righe, sembra lanciare un messaggio ai riottosi: “Penso che siamo nei tempi previsti, se nessuno pensa di dover esaminare la manovra con l’intento di danneggiarne il percorso”. La Russa, dunque, ha tranquillizzato: “Penso che nessuno voglia questo, non ho alcun timore riguardo ai tempi, penso che prima del 30 dicembre concluderemo i lavori”. E ciò perché, secondo il presidente del Senato, “anche con la malafede ci sono gli strumenti per approvarla, ma credo non succederà, ma sono convinto che tutti finirà nella norma, che vuol dire anche con contrasto e polemiche accettabili, ma senza pregiudizi per il testo”.
Intanto, la conferenza dei capigruppo alla Camera, prevista per le 13 di ieri, è saltata. O, come si dice con un orrido termine tecnico “sconvocata”, dopo oltre un’ora di riunione. Ciò dopo la bagarre del fine settimana, che domenica ha raggiunto l’apice con l’abbandono, da parte di Pd, Iv, e Avs, della commissione a causa dei “continui ritardi” sulla presentazione del maxiemendamento alla manovra.
L’opposizione è furibonda. E dall’altra parte dell’emiciclo, perciò, piovono accuse e contumelie. Debora Serracchiani, capogruppo Pd alla Camera, tuona: “Al momento non ci sono le condizioni per dire quando la manovra potrà arrivare in aula. È chiaro che governo e maggioranza sono in difficoltà”. E ciò perché, secondo Serracchiani, “hanno gestito malissimo i lavori in Commissione”. Per l’esponente dem, inoltre: “Tutte le ipotesi sono saltate. Sarà impossibile dare stanotte in mandato al relatore, come era previsto. Se tutto va bene, avverrà domani. Avevamo dato la nostra disponibilità a discutere ma la maggioranza si è chiusa e il governo non c’è, non c’è un sottosegretario in grado di dirci cosa sta succedendo. È un fatto gravissimo, per noi questo è un atteggiamento assolutamente inaccettabile”.

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