Il grido di Conte: in questa piazza sfila la maggioranza silenziosa

“Siamo la maggioranza silenziosa”. Così Giusepe Conte ammaina la bandiera ma si mette alla testa del corteo della pace. “Da tempo – dice – auspicavamo una grande mobilitazione di quella maggioranza silenziosa del Paese che non condivide la strategia e la postura bellicista che l’Italia ha assunto, prima con il Governo Draghi e ora con quello di Meloni, rispetto al conflitto”.

Guerra e pace. Ieri, due parole a significare uno dei capolavori di Lev Tolstoi. Oggi, in una contemporaneità paradossalmente più confusa, due termini fatti propri dalla politica. Due parole che dividono, dunque. Nella fattispecie, il comun denominatore è la guerra in Ucraina. L’approccio, invece, è antitetico. Due parole, appunto, per due piazze divise, due schieramenti, due modi di blandire l’elettorato, due modalità acchiappa-voti. Due maniere, anche, per conquistare la leadership di un Centrosinistra anche oggi diviso: da una parte Roma, con i pacifisti cattolici e no; dall’altra Milano, con quanti ritengono che la realpolitik in questo conflitto debba avere il sopravvento rispetto al buonismo. Un braccio di ferro a distanza che fa soltanto la gioia del Centrodestra. A Roma sfileranno associazioni cattoliche, ambientaliste, sindacali (Acli, Arci, Anpi, Agesci, Altromercato, Beati i costruttori di pace, Legambiente, Wwf, Greenpeace, Comunità di Sant’Egidio, tanto per citare le più conosciute) chiamate a raccolta da Europe For Peace e che contano sull’appoggio del Vaticano e sulla “sponsorizzazione” dello stesso Papa Francesco. Non a caso, nel corso della manifestazione che comincerà con il raduno alle 12, in piazza della Repubblica, è attesa la lettura della lettera del cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei. Ma, oltre al disco verde papale ci sarà pure la “benedizione” del leader dei 5Stelle, da sempre in prima linea per una soluzione pacifica del conflitto e contrario alla politica del governo Draghi perché ritenuta guerrafondaia. Ma, soprattutto, ci sarà anche il segretario del Pd, Enrico Letta, che inizialmente aveva osteggiato l’iniziativa visto che era il socio di maggioranza del governo e delle politiche di Draghi. E tra i partecipanti sono in molti a contestare la presenza del Pd ritenuta tardiva e strumentale. Letta replica che l’adesione è inevitabile perché il partito ha sempre aderito a tutte le manifestazioni per la pace ” e “questa ha parole compatibili con le nostre”. Ma il sospetto che i dem non vogliano lasciare la piazza a Conte è più che verosimile. Da parte sua, il leader 5S chiarisce: “ Leggiamo in questi giorni critiche e commenti scettici su questa manifestazione per la pace, ma nelle democrazie mature l’opinione pubblica partecipa al dibattito su un tema tanto importante ed esprime il proprio dissenso o anche soltanto i propri dubbi rispetto alla linea del Governo. Ci sarebbe piaciuto che questo dibattito fosse avvenuto prioritariamente in Parlamento. Purtroppo così non è stato”. Per Conte, che ha ribadito la ferma condanna dell’aggressione russa, cheide una partecipazione senza “nessun cappello politico”, auspicando la partecipazione “anche di quei cittadi ni che hanno votato le attuali forze di governo”. A Milano, invece, sfileranno i centristi ringalluzziti dall’uscita della Moratti dalla Giunta Fontana. L’ex ministra guarda con molto interesse a Calenda e Renzi, anche perché ritroverebbe “vecchie” amiche di viaggio come la Gelmini e la Garfagna. E oggi, appunto, l’ex assessore al Welfare della Regione Lombardia parteciperà alla manifestazione di Milano, che gli autori – precisano – hanno definito “Contro manifestazione” rispetto a quella di Roma. Immediata la replica stizzita della Lega che ha ritratto sui social il volto della Moratti con la falce e il martello in fronte. Con i centristi ci saranno anche associazioni di cittadini ucraini (Giovani per l’Ucraina, Comunità ucraina di Milano, Associazione cristiana degli ucraini in Italia, la Federazione italiana associazioni partigiane, Fiap, e i ragazzi del movimento “Rivoluzioniamo la Scuola”). Ma è data anche per molto probabile se non addirittura certa la presenza di diversi esponenti di Più Europa (che dunque sceglie la piazza dei centristi e non quella del Pd) e di esponenti della maggioranza di Centrodestra e di Fratelli d’Italia. E assieme alla Gelmini ci saranno anche Enrico Costa, Pierferdinando Casini e il senatore Carlo Cottarelli. La parola d’ordine del raduno è antitetico a quello della capitale. Per Calenda e Renzi, infatti, “la pace non può essere la resa perché non vi può essere pace senza libertà. E la pace va difesa senza arrendersi”, In altre parole: “Tutti in piazza per sostenere il popolo ucraino e la sua resistenza”. Previsto anche un collegamento video con il sindaco di Leopoli, Andrij Sadovyi e con i primini cittadini di altre città ucraine. Roma e Milano parleranno di guerra pace, ma soprattutto si contenderanno la capacità di attrazione di un elettorato alla ricerca di una bussola e di un condottiero.

“Siamo la maggioranza silenziosa”. Così Giusepe Conte ammaina la bandiera ma si mette alla testa del corteo della pace. “Da tempo – dice – auspicavamo una grande mobilitazione di quella maggioranza silenziosa del Paese che non condivide la strategia e la postura bellicista che l’Italia ha assunto, prima con il Governo Draghi e ora con quello di Meloni, rispetto al conflitto”.

Guerra e pace. Ieri, due parole a significare uno dei capolavori di Lev Tolstoi. Oggi, in una contemporaneità paradossalmente più confusa, due termini fatti propri dalla politica. Due parole che dividono, dunque. Nella fattispecie, il comun denominatore è la guerra in Ucraina. L’approccio, invece, è antitetico. Due parole, appunto, per due piazze divise, due schieramenti, due modi di blandire l’elettorato, due modalità acchiappa-voti. Due maniere, anche, per conquistare la leadership di un Centrosinistra anche oggi diviso: da una parte Roma, con i pacifisti cattolici e no; dall’altra Milano, con quanti ritengono che la realpolitik in questo conflitto debba avere il sopravvento rispetto al buonismo. Un braccio di ferro a distanza che fa soltanto la gioia del Centrodestra. A Roma sfileranno associazioni cattoliche, ambientaliste, sindacali (Acli, Arci, Anpi, Agesci, Altromercato, Beati i costruttori di pace, Legambiente, Wwf, Greenpeace, Comunità di Sant’Egidio, tanto per citare le più conosciute) chiamate a raccolta da Europe For Peace e che contano sull’appoggio del Vaticano e sulla “sponsorizzazione” dello stesso Papa Francesco. Non a caso, nel corso della manifestazione che comincerà con il raduno alle 12, in piazza della Repubblica, è attesa la lettura della lettera del cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei. Ma, oltre al disco verde papale ci sarà pure la “benedizione” del leader dei 5Stelle, da sempre in prima linea per una soluzione pacifica del conflitto e contrario alla politica del governo Draghi perché ritenuta guerrafondaia. Ma, soprattutto, ci sarà anche il segretario del Pd, Enrico Letta, che inizialmente aveva osteggiato l’iniziativa visto che era il socio di maggioranza del governo e delle politiche di Draghi. E tra i partecipanti sono in molti a contestare la presenza del Pd ritenuta tardiva e strumentale. Letta replica che l’adesione è inevitabile perché il partito ha sempre aderito a tutte le manifestazioni per la pace ” e “questa ha parole compatibili con le nostre”. Ma il sospetto che i dem non vogliano lasciare la piazza a Conte è più che verosimile. Da parte sua, il leader 5S chiarisce: “ Leggiamo in questi giorni critiche e commenti scettici su questa manifestazione per la pace, ma nelle democrazie mature l’opinione pubblica partecipa al dibattito su un tema tanto importante ed esprime il proprio dissenso o anche soltanto i propri dubbi rispetto alla linea del Governo. Ci sarebbe piaciuto che questo dibattito fosse avvenuto prioritariamente in Parlamento. Purtroppo così non è stato”. Per Conte, che ha ribadito la ferma condanna dell’aggressione russa, cheide una partecipazione senza “nessun cappello politico”, auspicando la partecipazione “anche di quei cittadi ni che hanno votato le attuali forze di governo”. A Milano, invece, sfileranno i centristi ringalluzziti dall’uscita della Moratti dalla Giunta Fontana. L’ex ministra guarda con molto interesse a Calenda e Renzi, anche perché ritroverebbe “vecchie” amiche di viaggio come la Gelmini e la Garfagna. E oggi, appunto, l’ex assessore al Welfare della Regione Lombardia parteciperà alla manifestazione di Milano, che gli autori – precisano – hanno definito “Contro manifestazione” rispetto a quella di Roma. Immediata la replica stizzita della Lega che ha ritratto sui social il volto della Moratti con la falce e il martello in fronte. Con i centristi ci saranno anche associazioni di cittadini ucraini (Giovani per l’Ucraina, Comunità ucraina di Milano, Associazione cristiana degli ucraini in Italia, la Federazione italiana associazioni partigiane, Fiap, e i ragazzi del movimento “Rivoluzioniamo la Scuola”). Ma è data anche per molto probabile se non addirittura certa la presenza di diversi esponenti di Più Europa (che dunque sceglie la piazza dei centristi e non quella del Pd) e di esponenti della maggioranza di Centrodestra e di Fratelli d’Italia. E assieme alla Gelmini ci saranno anche Enrico Costa, Pierferdinando Casini e il senatore Carlo Cottarelli. La parola d’ordine del raduno è antitetico a quello della capitale. Per Calenda e Renzi, infatti, “la pace non può essere la resa perché non vi può essere pace senza libertà. E la pace va difesa senza arrendersi”, In altre parole: “Tutti in piazza per sostenere il popolo ucraino e la sua resistenza”. Previsto anche un collegamento video con il sindaco di Leopoli, Andrij Sadovyi e con i primini cittadini di altre città ucraine. Roma e Milano parleranno di guerra pace, ma soprattutto si contenderanno la capacità di attrazione di un elettorato alla ricerca di una bussola e di un condottiero.

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