Il Made in Italy perde terreno? Niente paura ci pensa l’America

 

Il tricolore e il made in Italy devono essere protetti e non è il governo Meloni che dice questo, ma quello degli Stati Uniti d’America. Esatto, c’è qualcuno nel mondo, qualcuno che forse ci tiene più di noi e che sta facendo il diavolo a quattro per l’Italia. Stranamente quel qualcuno sono proprio gli USA
L’Italia sta perdendo il suo tocco italiano, ma come è possibile che proprio lo sviluppo del commercio e della comunicazione abbiano portato ad uno svantaggio per il nostro Paese? Quando si parla di Stati Uniti d’America viene naturale pensare al progresso capitalista e alle MNC, le multinazionali. Non c’è ombra di dubbio che le loro “corporations” sono state capaci di conquistare in poco tempo l’economia mondiale.
Una cosa è certa, più il mondo si modernizza, più il cuore antico italiano ne risente. Addirittura nelle università americane, quali la UMass Boston, si discute di quanto la cultura italiana ne abbia risentito.
In Italia infatti le imprese locali stanno chiudendo proprio per lasciare spazio alle grandi compagnie e catene provenienti dall’America stessa, che ironicamente si sta dimostrando più preoccupata di noi riguardo ai rischi della sua stessa creazione. Di questo tema nel nostro Paese se ne parla ben poco, per non dire che proprio non se ne parla, mentre tra i college della Florida e del Massachusetts sono centinaia le tesi che parlano di ipotetiche soluzione ad un problema che nemmeno ci rendiamo conto esista.
Nell’ultimo periodo si è risollevato un problema di fondamentale importanza che si è progressivamente aggravato con il rapido aumento dell’unificazione dei mercati globali. Nessuno si è però preoccupato di ridurre l’impatto della globalizzazione di conseguenza l’impatto che l’espansione di grandi aziende e società ha avuto sulle imprese locali.
Perché proprio il modello americano che ha inventato la globalizzazione, oggi è stato il primo a rendersi conto che questo fenomeno ha fatto perdere alcune peculiarità che erano l’anima della cultura italiana. Al punto che mentre l’Europa si lecca le ferite, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha elaborato un piano da 1500 miliardi di dollari perché sia l’America a diventare il più grande produttore di fotovoltaico sulle case. D’altra parte in Italia questa stessa azione sarebbe stata possibile da 20 anni, eppure siamo ancora qui a parlare di riaprire le centrali a carbone.

Come le situazioni sopraelencate, ci sono molti altri esempi che evidenziano l’importanza di conservare e preservare l’essere italiani. In caso contrario saranno molte le conseguenze catastrofiche a livello di identità nazionale che la globalizzazione ha portato sul nostro pianeta.

 

Il tricolore e il made in Italy devono essere protetti e non è il governo Meloni che dice questo, ma quello degli Stati Uniti d’America. Esatto, c’è qualcuno nel mondo, qualcuno che forse ci tiene più di noi e che sta facendo il diavolo a quattro per l’Italia. Stranamente quel qualcuno sono proprio gli USA
L’Italia sta perdendo il suo tocco italiano, ma come è possibile che proprio lo sviluppo del commercio e della comunicazione abbiano portato ad uno svantaggio per il nostro Paese? Quando si parla di Stati Uniti d’America viene naturale pensare al progresso capitalista e alle MNC, le multinazionali. Non c’è ombra di dubbio che le loro “corporations” sono state capaci di conquistare in poco tempo l’economia mondiale.
Una cosa è certa, più il mondo si modernizza, più il cuore antico italiano ne risente. Addirittura nelle università americane, quali la UMass Boston, si discute di quanto la cultura italiana ne abbia risentito.
In Italia infatti le imprese locali stanno chiudendo proprio per lasciare spazio alle grandi compagnie e catene provenienti dall’America stessa, che ironicamente si sta dimostrando più preoccupata di noi riguardo ai rischi della sua stessa creazione. Di questo tema nel nostro Paese se ne parla ben poco, per non dire che proprio non se ne parla, mentre tra i college della Florida e del Massachusetts sono centinaia le tesi che parlano di ipotetiche soluzione ad un problema che nemmeno ci rendiamo conto esista.
Nell’ultimo periodo si è risollevato un problema di fondamentale importanza che si è progressivamente aggravato con il rapido aumento dell’unificazione dei mercati globali. Nessuno si è però preoccupato di ridurre l’impatto della globalizzazione di conseguenza l’impatto che l’espansione di grandi aziende e società ha avuto sulle imprese locali.
Perché proprio il modello americano che ha inventato la globalizzazione, oggi è stato il primo a rendersi conto che questo fenomeno ha fatto perdere alcune peculiarità che erano l’anima della cultura italiana. Al punto che mentre l’Europa si lecca le ferite, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha elaborato un piano da 1500 miliardi di dollari perché sia l’America a diventare il più grande produttore di fotovoltaico sulle case. D’altra parte in Italia questa stessa azione sarebbe stata possibile da 20 anni, eppure siamo ancora qui a parlare di riaprire le centrali a carbone.

Come le situazioni sopraelencate, ci sono molti altri esempi che evidenziano l’importanza di conservare e preservare l’essere italiani. In caso contrario saranno molte le conseguenze catastrofiche a livello di identità nazionale che la globalizzazione ha portato sul nostro pianeta.
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