“il manifesto”, giornale-partito

Dallo slancio propositivo del gruppo di dirigenti e di militanti del Pci che erano stati radiati dal partito, due anni prima, per le loro posizioni critiche, è nato “il manifesto” (1976); il gruppo composto da Rossana Rossandra, Valentino Parlato, Aldo Natoli, Lucio Magri e Luciana Castellina, aveva già dato vita, nel 1969, a una rivista con la stessa testata.

Negli anni, “il manifesto” ha subito diverse trasformazioni, rispetto alla formula originaria (4 pagine, nessuna foto, una grafica disadorna), innovando e sperimentando rispetto al panorama della stampa italiana; nel 1994 è stato introdotto il formato tabloid con la “copertina”: una grande foto e un grande titolo; caratteristica che è stata conservata nella rivisitazione del 2000, con il ritorno al vecchio formato.

L’approfondimento culturale e la battaglia politica sono stati (e restano) la caratteristica fondamentale del giornale, evidente anche nei suoi supplementi e allegati.

“Il giornale-partito”  di Massimiliano Di Giorgio (Ed. Odradek) racconta la storia de “il manifesto”, a cinquant’anni dalla nascita: dalle origini al transito nei movimenti degli anni Settanta, fino all’era post-ideologica, successiva alla caduta del muro di Berlino. 

L’Autore ha suddiviso la sua ricostruzione in varie fasi: quella “teorica” e “fondativa” (le origini e il passaggio dal mensile al quotidiano); quella “eroica” che va dalla nascita del “manifesto” fino a quando si pensa al giornale come strumento di aggregazione politica; quella “critica” che slega il giornale dal rapporto con un soggetto di azione politica e plasma via via quello che è ancora oggi.

Massimiliano Di Giorgio, giornalista e scrittore, ha lavorato all’agenzia di stampa “Reuters” e al quotidiano “l’Unità”.

red.

Dallo slancio propositivo del gruppo di dirigenti e di militanti del Pci che erano stati radiati dal partito, due anni prima, per le loro posizioni critiche, è nato “il manifesto” (1976); il gruppo composto da Rossana Rossandra, Valentino Parlato, Aldo Natoli, Lucio Magri e Luciana Castellina, aveva già dato vita, nel 1969, a una rivista con la stessa testata.

Negli anni, “il manifesto” ha subito diverse trasformazioni, rispetto alla formula originaria (4 pagine, nessuna foto, una grafica disadorna), innovando e sperimentando rispetto al panorama della stampa italiana; nel 1994 è stato introdotto il formato tabloid con la “copertina”: una grande foto e un grande titolo; caratteristica che è stata conservata nella rivisitazione del 2000, con il ritorno al vecchio formato.

L’approfondimento culturale e la battaglia politica sono stati (e restano) la caratteristica fondamentale del giornale, evidente anche nei suoi supplementi e allegati.

“Il giornale-partito”  di Massimiliano Di Giorgio (Ed. Odradek) racconta la storia de “il manifesto”, a cinquant’anni dalla nascita: dalle origini al transito nei movimenti degli anni Settanta, fino all’era post-ideologica, successiva alla caduta del muro di Berlino. 

L’Autore ha suddiviso la sua ricostruzione in varie fasi: quella “teorica” e “fondativa” (le origini e il passaggio dal mensile al quotidiano); quella “eroica” che va dalla nascita del “manifesto” fino a quando si pensa al giornale come strumento di aggregazione politica; quella “critica” che slega il giornale dal rapporto con un soggetto di azione politica e plasma via via quello che è ancora oggi.

Massimiliano Di Giorgio, giornalista e scrittore, ha lavorato all’agenzia di stampa “Reuters” e al quotidiano “l’Unità”.

red.

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